Opinioni

Migranti? Ti gratti!

Sulla distribuzione dei migranti gli stati hanno continuato a nicchiare ed è riaffiorato il concetto di “solidarietà flessibile” (cioè contribuire economicamente di più per accoglierne di meno) e alla fine non si è concluso nulla, come ha tenuto a precisare Angela Merkel, preoccupata per la sua opposizione interna.

OPINIONI - In questi giorni (siamo al 25 settembre) Rocco Casalino, portavoce del premier Conte, minacciando grandi purghe di tipo staliniano al Ministero dell’Economia e Finanze, mi ha ricordato la Mogherini che un paio di anni fa proponeva di bombardare i pescherecci nei porti libici per fermare gli sbarchi e i finti naufragi. Quando i desideri si scontrano con la cruda, inesorabile realtà si rischia di reagire con stupida violenza contro l’obbiettivo sbagliato come il bambino che picchia la bici da cui è caduto perché non ci sa andar su.

In questo modo i 5stelle (o i giornalisti traditori) sono riusciti a trasformare in tragicommedia il difficile parto della ancora misteriosa legge di stabilità, parto che speriamo non si trasformi a fine mese in un aborto. E così, finora, ancora, l’unica cosa concretamente affrontata in cinque mesi da questo governo continua ad essere il problema migranti.

Persino Giovanni Minoli ha riconosciuto che Salvini è riuscito a puntare finalmente i piedi e a trasformare il problema da italiano in europeo.

Ma ciò non significa, purtroppo, che il problema sia stato risolto, anzi. La Stampa di venerdì 21 settembre titolava in prima pagina “Migranti, Roma isolata. Neanche gli alleati UE si schierano con Conte” e dalle due pagine interne mi è sembrato di capire che la proposta presentata a Strasburgo dalla Commissione prevede il potenziamento di Frontex, fino a 10 mila poliziotti a vigilare i confini sotto il comando UE, con qualche problema per la sovranità degli stati interessati.

Inoltre, sulla distribuzione dei migranti (revisione degli accordi di Dublino) gli stati hanno continuato a nicchiare ed è riaffiorato il concetto di “solidarietà flessibile” (cioè contribuire economicamente di più per accoglierne di meno) e alla fine non si è concluso nulla, come ha tenuto a precisare Angela Merkel, preoccupata per la sua opposizione interna.

Il rischio italiano era quindi di delegare il controllo dei confini a chi potrebbe applicare con generosità le leggi internazionali del mare e dall’altra parte non avere la possibilità di spedire i migranti negli altri paesi. Non male come prospettiva: ce li dobbiamo prendere e se gli altri paesi non li vogliono ci grattiamo.

Ma il maestrino Macron, che non perde occasione per bacchettare il vomitevole populista Salvini e tutta l’Italia, scrive Marco Bresolin, “ripete che quella in corso nel Mediterraneo Centrale non è una crisi migratoria, ma una 'crisi politica' legata alla 'sensibilità italiana'. Anche perché i numeri dicono che i flussi maggiori oggi sono sulla rotta orientale (Grecia) e su quella occidentale (Spagna). Le tensioni - continua il francese - sono generate da coloro che non rispettano il diritto umanitario e il diritto internazionale del mare, rifiutando le navi che arrivano, anche se i loro sono i porti sicuri più vicini”.

Capito il fine ragionamento? Siccome i porti sicuri più vicini sono sempre i nostri (non quelli tunisini o libici da cui partono i barconi) noi dobbiamo rispettare il diritto umanitario e beccarceli tutti, per lo smistamento poi si vedrà. Ma la chicca è questa: se impediamo gli sbarchi dei migranti dalle navi che li hanno raccolti “generiamo delle tensioni” dice Macron. Tensioni con chi? Coi Libici, coi Tunisini, con i Maliani o con gli abitanti del Sahel? Macchè, generiamo tensioni con il sig. Macron che, rifiutando, come ha già fatto, di accogliere a Marsiglia le navi delle Ong (e ha rifatto ancora oggi rifiutando lo sbarco di 58 migranti dalla nave Acquarius!) ci fa la figura dell’ipocrita.

E non basta, uscendo dalla riunione di Strasburgo ha pure minacciato: “I paesi che non vogliono rafforzare Frontex usciranno da Schengen”. Ma dov’è la logica? Se l’Italia respinge di più non è un pericolo maggiore per l’Europa, ma minore perché saranno meno quelli che vorranno uscire per andare negli altri paesi d’Europa. In sostanza il maestrino ci sta prendendo per fessi.

Ma ho deciso di parlare oggi ancora di migranti perché sono stato sollecitato dall’intervista che Paolo Mastrolilli ha fatto a Bill Gates e pubblicata su La Stampa del 18 settembre con il titolo “Per fermare i flussi dall’Africa bisogna creare una classe media”.

Afferma Bill Gates: “Instabilità e povertà sono alla radice di fenomeni epocali come le migrazioni di massa, che nel medio e lungo termine si possono risolvere dando una vita migliore a chi fugge. Negli ultimi anni gli aiuti hanno avuto un grande successo, basti pensare al dimezzamento della povertà estrema. Ora, però, rischiamo di tornare indietro, per il boom demografico che sta avvenendo proprio nei Paesi più poveri dell’Africa sub-sahariana. Per prevenire questo rischio bisogna investire di più nel capitale umano del continente”. E prosegue “L’Africa però ha il 14% della popolazione mondiale, e il 24% delle nascite. Salirà al 50% entro la fine del secolo, e nel 2050 l’86% dei poveri vivrà nella regione sub-sahariana. Questo significa che le risorse mobilitate finora non basteranno più, generando nuove ondate migratorie. Per aiutare l’Africa e prevenire le sue emergenze bisogna investire di più sul capitale umano delle nuove generazioni, partendo da salute e istruzione. Se lo faremo avremo due effetti straordinari: primo i suoi giovani rilanceranno la crescita; secondo aumenteranno i comportamenti volontari per contenere l’incremento della popolazione” E infine conclude: “Nel lungo termine questi sono gli interventi che ridurranno il desiderio di muoversi e aiuteranno a stabilizzare la crescita della popolazione. Gli aiuti non ridurranno la pressione migratoria nel breve periodo: per questo servono altre tattiche di cui non siamo esperti”.

Finalmente qualcuno che ha il coraggio di dire che il problema o, almeno uno dei problemi, fondamentali dell’Africa sta nell’esplosione demografica.

Mi lascia invece perplesso la soluzione proposta, perché mi ricordo un articolo su The Economist di tre o quattro anni fa in cui si manifestava sorpresa per i risultati di uno studio dell’Onu che aveva rilevato come in Africa le classi benestanti non presentavano una riduzione del numero dei figli e suggeriva quindi di rivedere al rialzo le stime della crescita demografica del continente.

In effetti il problema demografico è più una questione culturale che economica. Se gli africani poveri fanno tanti figli perché mai quelli benestanti dovrebbero farne di meno se hanno i soldi per mantenerli?

Secondo me, tanto per darci qualche colpa, anche l’occidente ha avuto una parte nel creare questa situazione. Prima del colonialismo la popolazione africana, credo, era in un equilibrio ecologico tra natalità, mortalità infantile e vita media; poi siamo arrivati “noi” che abbiamo ridotto la mortalità infantile, abbiamo curato le malattie ed allungato la vita media, ma non abbiamo fatto nulla o quasi per controllare la natalità (anzi la chiesa cattolica ha fatto la guerra al controllo delle nascite) cosicchè oggi l’Africa cresce di 40 milioni di abitanti all’anno. Ma non solo. Negli ultimi decenni abbiamo portato i mezzi di comunicazione di massa, internet e i cellulari, diffusi ormai nei più sperduti villaggi. E attraverso di essi stiamo mostrando come sia molto più bello vivere da noi facendo i pendolari in macchina, mangiando cibi preconfezionati, vestendo magliette CR7 e impazzendo di gioia nel vedere uno che sa tirare dei bei calci al pallone. Come non desiderare la felicità che tutto questo dà? E come non far di tutto per realizzare i propri sogni se proprio noi gli diciamo che è un loro diritto?

Per poter avere un effetto sulla natalità lo sviluppo della classe media dovrebbe esser tale da farne la classe predominante che stabilisce gli standard di vita da imitare rendendo “indispensabili” certi prodotti e servizi, ma le retribuzioni dovrebbero esser tali da rendere questi prodotti accessibili alle famiglie con pochi figli e quasi inaccessibili alle famiglie numerose in modo che siano stimolate a controllare le nascite.

Secondo me piuttosto che puntare sull’evoluzione culturale successiva allo sviluppo della classe media e alla conseguente modifica delle abitudini sessuali dei maschi, credo sarebbe più proficuo puntare sull’emancipazione delle donne, sulla loro indipendenza economica, psicologica e sociale in modo che possano sentirsi, ed essere, libere di scegliere e decidere sulla loro maternità.

Anche Gates a domanda sulla situazione della pianificazione familiare concorda sulla sua importanza: “La novità più importante sono i moderni strumenti di contraccezione, tipo impianti ed iniezioni. Se sono disponibili la gente ha più controllo e decide quanti figli avere e quando... Noi riteniamo che chiunque voglia avere accesso ai contraccettivi debba poterli avere, facendoli meno costosi e più efficaci. Se li elimini rendi le donne meno capaci di avere le famiglie delle dimensioni che desiderano e ciò è negativo”.

Bill Gates si dichiara incompetente sulle tattiche a breve termine. Io credo che qualcosina si potrebbe anche fare per dissuadere i candidati migranti economici: ad esempio realizzare e diffondere su YouTube e altri siti dei filmati che mostrino le reali condizioni di vita dei migranti irregolari, nei centri di “accoglienza” e nei campi di pomodori, l’elevata percentuale di stranieri nelle carceri italiane, le condizioni di vita reale e la quantità di poveri nostrani che in Italia sopravvivono con la carità delle mense sociali e dei dormitori, così, forse, qualcuno potrebbe anche cambiare idea.

Ma il problema demografico non è la sola causa delle migrazioni. Dice infatti Bill Gates “L’instabilità è la causa principale delle migrazioni, ovunque. Guardate la Siria: quando non c’era la guerra civile, era una fonte minima di migranti; con la guerra è diventata la fonte principale. Pensare che se lasci esplodere i conflitti, morire i malati di Aids, chiudere le scuole, peggiorare l’alimentazione e bloccare gli arrivi risolvi il problema, non solo è sbagliato moralmente, ma è un errore logico. Scegliendo questa strada provochi l’effetto contrario, ossia l’aumento delle migrazioni e delle emergenze. All’Africa servono condizioni di stabilità”.

Quasi lapalissiano... ma c’è qualche soluzione a questa instabilità? In qualche caso avrebbe potuto esserci.

Proprio la Siria ne è un esempio. Certo sette anni fa non era un paese molto democratico (ma nessuno in quell’area lo è mai stato, ormai nemmeno la Turchia di Erdogan lo è più), ma se Stati Uniti, Arabia Saudita e Qatar non avessero cominciato ad illudere, sobillare e armare i cosiddetti ribelli democratici (l’Isis è arrivato dopo) per realizzare la sognata primavera araba, non avremmo certo avuto lo sfracello a cui abbiamo assistito e stiamo ancora assistendo. Peccato che nessuno di quei paesi si senta in dovere di accogliere i migranti provocati dalla loro guerra.

La stessa cosa potremmo dire dei francesi di Sarkosy con il macello che hanno iniziato in Libia, diventata oggi un colabrodo di barconi, oltre che un problema per la stabilità politica ed energetica dell’area. Ma oggi dobbiamo sopportare le lezioncine di Macron...

E come non ricordare l’invasione dell’Iraq da parte degli americani che volevano esportare la democrazia? Quindi l’Occidente di colpe ne ha, ma tutti gli altri conflitti in Africa sono africani (con il generoso contributo di Isis e Al Kaida...).

Cosa dovremmo fare? Per non lasciarli esplodere dovremmo fare, se mai ne fossimo capaci, i poliziotti del continente? Dovremmo ricolonizzare buona parte dell’Africa per “educare” gli africani alla democrazia? Qualcuno potrebbe anche chiederci perché non li abbiamo educati durante la prima colonizzazione..

Insomma loro non sono capaci di tenere in piedi una democrazia e noi non siamo stati capaci di insegnarglielo perché la democrazia non si esporta e non si insegna, si conquista con sofferenza e sacrificio tutti insieme, come popolo.

Forse ripartire da questa rassegnata, amara constatazione ci permetterebbe di avere nuove idee e certamente meno illusioni.

1/10/2018
Marcello Favareto - redazione@alessandrianews.it







blog comments powered by Disqus


Autovelox di nuova generazione sulle strade provinciali

Provincia | Stanno per essere installati ventidue nuovi autovelox sulle strade della provincia di Alessandria. Non si tratta di nuove postazioni, precisano dagli uffici di palazzo Ghilini, bensì della sostituzione di quelli già esistenti. Saranno più efficienti e tecnologicamente avanzati

Due giorni sul '68 tra cinema e storia

Acqui Terme | L'Associazione Archicultura e l'Anpi, in occasione del cinquantesimo anniversario del ’68, organizzano venerdì 14 e sabato 15 dicembre un convegno. Tra gli ospiti Mario Capanna e Roberto Turigliatto

Promozione: riscatto Gaviese, Acqui ancora stop

Promozione - girone D | La Gaviese liquidail San Giacomo e risalre in classifica. Bene anche Arquatese e Valenzana che vincono le rispettive gare casalinghe. Acqui k.o. a Torino

Lieto fine per il caso del bimbo nato a Barcellona da due mamme acquesi

Acqui Terme | Il sindaco di Acqui Terme Lorenzo Lucchini ha provveduto alla trascrizione dell'atto d nascita del bimbo all'Ufficio dello Stato civile dell'Anagrafe del Comune

Discarica abusiva a Spinetta. "I reati in materia ambientale sono emergenza anche in Provincia"

Cronaca | Quaranta metri cubi si plastica e altri rifiuti sono stati trovati dai carabinieri del Noe di Alessandria in un'area di circa 200 metri quadrati a Spinetta Marengo, nei pressi dell'ex centro sportivo Bellavita. Sempre più intensa l'attività dei Noe per la prevenzione e repressione dei reati in materia ambientale