Alessandria

Abdessalam Machmach, l'alessandrino d'Africa del 'team Labate'

Dopo Mamadou Yally, vincitore dell'ultima StrAlessandria, abbiamo incontrato Abdessalam Machmach, specialista degli 800 m reduce dagli 'Italiani' di Trieste ("non č andata bene, c'era il Ramadan"). Talento del gruppo di runners allenati da Francesco Labate, dal 2013 č cittadino italiano. "La bella vita? Lavoro, casa e sport"

ALESSANDRIA - Quella di Francesco Labate è una vera 'scuderia' di runners di talento. I risultati parlano da soli e testimoniano come coach Labate sia in grado di trarre il meglio dalle gambe e dai polmoni dei 'suoi' ragazzi. Alcuni degli esempi più eclatanti: Mamadou Abdoulaye Yally ha vinto l'ultima edizione della StrAlessandria e continua a fare incetta di podi e vittorie in quasi tutte le gare alle quali prende parte, Abdessalam Machmach (nella foto insieme a Labate) è tra i migliori sei in Italia sugli 800 m con un 'personale' di 1'48''39 (“ma ha le potenzialità per scendere tranquillamente sotto i 46''), Claudia Marchisa, nonostante non sia più una ragazzina (classe '82), da un anno e mezzo a questa parte - da quando cioè Labate l'ha presa sotto la sua ala protettiva - è diventata una delle migliori mezzofondiste a livello regionale. Ultimamente, inoltre, si è unita al gruppo Barbara Boccaccio, “che ha da poco vinto i Regionali sui 1500”.

Con Mamadou Yally avevamo parlato subito dopo la vittoria alla StrAlessandria. Questa volta, 'fresco' della partecipazione ai Campionati Italiani di Trieste, abbiamo incontrato Abdessalam Machmach. Per il 28enne di origine marocchina, però, la trasferta friulana non è stata particolarmente fortunata. “Il Ramadan era finito da pochi giorni, non ero in buone condizioni - ammette - E' davvero difficile mantenere una condizione accettabile senza poter bere e mangiare prima del tramonto. Mi alleno di sera perché durante il giorno lavoro a Valenza come incassatore”. L'atletica come grande passione, d'altronde, ma il lavoro prima di tutto.

“Sono arrivato in Italia nel 2001. Ho frequentato la scuola media 'Cavour' qui ad Alessandria e poi il For.Al di Valenza per imparare un mestiere. Terminati gli studi ho subito trovato impiego come incassatore” e, come ci confida il suo allenatore, “nel suo lavoro è davvero un maestro”. La passione per l'atletica leggera è nata sei anni fa, guardando un giorno in tv le imprese di Hicham El Guerrouj, bicampione olimpico ad Atene sui 1500 e i 5000 m, “ero davanti alla tv ed ho detto a mio padre che mi sarebbe piaciuto provare ad imitarlo”. Il giorno dopo Abdessalam Machmach è entrato per la prima volta al campo di atletica di viale Massobrio, dove da subito è scoccata la scintilla con Francesco Labate. “Mi si è avvicinato saltellando”, racconta Machmach sorridendo. “Sì, perchè in quel periodo mi allenavo al campo d'atletica per le ultime gare da 'master'. - precisa 'coach' Labate - Ho capito che il ragazzo aveva delle potenzialità. Abdessalam è una macchina, che però deve essere 'guidata' nella giusta maniera. Dopo le prime gare nei contesti provinciali, siamo passati a quelli regionali. Poi sono arrivati i primi tempi di interesse nazionale”.

Originario di un paese dell'entroterra marocchino non molto distante da Ifrane (località a 1700 m di altitudine soprannominata la 'piccola Svizzera' per la presenza di impianti sciistici oltre che per l'ordine e la pulizia che la caratterizzano, n.d.r.), dal 2013 Abdessalam è cittadino italiano. “Prima abitavo a Spinetta, ora vivo a Castelceriolo. Qui mi trovo benissimo. Lavoro, casa e sport, la bella vita insomma (sorride, n.d.r.)”. Come Yally, anche Machmach ha vinto la StrAlessandria, “nel 2015, proprio davanti a Yally, mentre l'anno scorso sono arrivato terzo”. Da quando è seguito da Francesco Labate, Abdessalam ha partecipato a più di cento meeting vincendone praticamente la metà e arrivando sul podio in quasi tutti gli altri. Tesserato per l'Athletic Club 96 Bolzano, la migliore società in Italia tra i gruppi sportivi non militari, lo scorso 7 luglio ha mancato di pochissimo la vittoria al Meeting di Nembro, ma per 'coach' Labate è stata la prestazione più convincente della stagione. “Lo scorso maggio a Savona ha fatto il suo 'personale' ma negli ultimi 40 metri si è un po' piantato. A Nembro, invece, la condotta di gara è stata magistrale, in rimonta negli ultimi 200 metri ad un soffio dal primo posto”.

Numeri e risultati importanti, che forse non sarebbero arrivati senza quell'ingrediente in più che caratterizza questa bella storia, ovvero l'amicizia che lega Machmach al suo allenatore. Nel nostro Paese si verificano ancora episodi di intolleranza e razzismo, soprattutto nel mondo del calcio, “situazioni incomprensibili nel nostro sport. - commenta 'coach' Labate - Con Machmach, Yally e gli altri siamo una grande famiglia, si sta insieme e ci si dà una mano nella vita di tutti i giorni”. L'atletica, d'altronde, è senza dubbio uno degli esempi più nobili di come lo sport possa diventare modello di integrazione e sostegno reciproco. “L'atletica ci insegna ad essere tutti fratelli, - aggiunge Labate - non ci sono differenze di etnia o religione. Nello sport come nella vita in generale l'unica cosa che conta è il valore della persona che si ha di fronte, di sicuro non il colore della sua pelle”.
 
17/07/2017
Alessandro Francini - sport@alessandrianews.it







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