Novi Ligure

Accusata di stalking per le lettere anonime inviate all'ex compagno e ai familiari

Un medico di Novi è a processo davanti al tribunale di Alessandria con l'accusa di stalking e diffamazione per una serie di lettere inviate al termine della relazione all'uomo, ai familiari e ai superiori

CRONACA – La relazione tra un medico di Novi, A. M. 60 anni e un militare all'epoca di fatti nella guardia di Finanza è finito davanti al tribunale di Alessandria, dove si sta svolgendo il processo per stalking e diffamazione. Sul banco degli imputati c'è la donna, medico appunto, autrice, secondo l'accusa, di una serie di lettere anonime inviate all'indirizzo dell'uomo, dei parenti di lui e dei superiori. La donna, assistita dall'avvocato Domenico Ghio, smentisce che le lettere siano state scritte di suo pugno.

Parole pesanti sono contenute nelle missive: “lurido schifoso, ha sporcato tutto quello che hai toccato”, tra le altre frasi. Ai superiori scriveva invece che “le mele marce vanno isolate”, ipotizzando per lui, che si è costituito parte civile, il “congedo con disonore dall'arma”.

Di mezzo c'è finita anche la relazione che lo stesso uomo aveva avuto, o aveva, con un'altra donna e persino il rapporto con una signora all'epoca ottantenne, che si rivolse al militare, tramite un amico comune, per un favore, lo spostamento dell'urna funeraria del marito dell'anziana. Da qui l'illazione che l'uomo avesse rapporti “a pagamento” con la ottantenne. “Mantenuto, corrotto” e altri termini simili sono contenute in quelle missive di cui il processo dovrà stabilire se furono o meno scritte da A.M.

Ieri, in aula, l'uomo ha ripercorso quella storia, portando tutte le lettere e e-mail che, secondo lui, collegherebbero il nome del medico a quello della stalker. I fatti risalgono al periodo 2008-2012. A. M. sostiene, invece che la relazione fosse finita, per sua scelta, nel 2010.
Il processo va avanti da diversi anni. Si cercarono anche impronte digitali e tracce di saliva nella busta, per un esame del Dna. Ma non emerse nulla. Ci fu anche una perizia calligrafica che mise a confronto la scritta della donna novese con quella delle buste. Ma anche il quel caso la perizia non riuscì a dare una risposta precisa. Il perito parlò di “verosimiglianza” che non equivale ad una prova schiacciante.
Il giudice Seddaiu, che ieri ha condotto l'interrogatorio non facile, ha rinviato l'udienza al 13 febbraio, quando saranno sentiti altri testimoni.
17/01/2018







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