Opinioni

Borsalino senza retorica

Teresio Borsalino e Maria Bensi: due personaggi che con contributi tra loro molto diversi hanno marcato in azienda un indiscusso protagonismo

Immagine correlataOPINIONI - Molti ed in varia maniera, hanno ricordato nei giorni scorsi la presenza della “Borsalino” in città e ne hanno rievocato la storia cospicua anche per la crescita di Alessandria. Per questi motivi, mi limito a richiamare la rilevanza di due personaggi che con contributi tra loro molto diversi hanno marcato in azienda un indiscusso protagonismo.

Comincio con Teresio Borsalino, nominato dal re senatore del regno, illuminato industriale alla testa della fabbrica dal 1900 alla morte (1939). La vicenda è ben nota. Sotto il senatore Teresio, la “Borsalino” ebbe una crescita di produzione e di addetti rilevantissima; inoltre il mercato del prodotto cappello conquistò i mercati esteri. La fabbrica fu innovata anche sul piano degli strumenti di produzione e la crescita ecoinomica e socio/culturale della città ne ebbe profitti rilevanti. Non solo, ma quando arrivarono le difficoltà maggiori, Teresio Borsalino seppe affrontarne con decisioni illuminate le conseguenze. Alla fine degli anni venti la presenza massiccia sui mercati internazionali costituì assieme al prestigio e alla forza del cappellificio anche la sua debolezza; la “quota novanta” e la politica autarchica testardamente perseguita dal regime, rese facile la concorrenza dei colleghi stranieri e difficili le esportazioni. Il senatore accompagnò la crisi contestuale e la inevitabile situazione degli esuberi con sensibilità sociale; peraltro e contemporaneamente mise in atto una riconosciuta e celebrata generosità di cui Alessandria gli attribuisce merito. Costruì l’acquedotto civico, le fognature, il sanatorio anti/tubercolare e l’Istituto della “Divina Provvidenza” di Teresa Michel dando così lavoro anche a chi lo aveva perso nella fabbrica. Uomo di decise opinioni, liberale convinto ancorché attento alle inevitabili pressioni del totalitarismo, non particolarmente sensibile al fatto religioso, seppe apprezzare l’attività cariotativa della Michel e ne divenne il sostenitore convinto e determinato anche quando non capiva l’atteggiamento della madre fatto di radicale abbandono alla volontà e all’intervento della Provvidenza. Due personalità tanto diverse, ma tanto alleate nel fare il bene della città.

Accanto a Teresio Borsalino richiamerei la figura di Maria Bensi, presente nella fabbrica come lavorante. Le operaie dell’azienda hanno fatto storia: sono ancora ricordate come le “borsaline” ed erano, tra le dipendenti, più numerose degli uomini. La Bensi non richiama nulla di eroico, eppure fu esemplare e nello stesso tempo paradossale. Credente e praticante sapeva inserirsi in una realtà operaia non proprio ossequiente in fatto religioso e lei entrava nelle assemblee operaie col pugno chiuso come gli altri, ma con la corona del rosario stretta nella mano. Affermava che il desiderio di riscatto del lavoratore trovava la sua fonte nella prospettiva dell’infinito, ma nei fatti ne traeva motivo per durissime lotte che ponevano questioni reali e spinosissime come quella della parità tra il lavoro maschile e quello femminile, con contestuale richiesta di pari salario. Dei padroni ostentava rispetto ma affermava che oltre ad essere liberali erano anche libertini, e era ben pronta ad affermare di temere Dio, ma nessun’altro. Durante la guerra entrò nella Resistenza e vi operò attivamente, tanto che nel 1945 fu vicesindaco di Alessandria per il CLN e alle prime elezioni amministrative entrò in Consiglio comunale grazie ad una valanga di consensi. L’azienda fu per lei l’unico luogo di formazione; di studi non potè fruire, Tuttavia scrisse alcuni opuscoli, certamente di scarso valore letterario, ma testimonianza di un impegno a contatto con la miseria, le speranze e purtroppo anche le delusioni delle lotte dei lavoratori. Grazie alla fabbrica e alle conoscenze che ne derivarono organizzò lotte operaie che fecero storia, entrò nel sindacato unitario alla fine della guerra e dopo alcuni anni, date le ben note difficoltà delle diverse correnti all’interno della CGIL, fu attiva organizzatrice della presenza CISL nel mondo del lavoro.

L’uno, Teresio Borsalino morì nel 1939, l’altra Maria Bensi nel 1974. Due personalità diversissime, entrambe protagoniste della vita dell’azienda e della vicenda cittadina. La loro stessa diversità potrebbe essere il segnale della legittimazine che avversari intelligenti, corretti e rispettosi sanno porre in essere.

11/02/2018
Agostino Pietrasanta - Appunti Alessandrini - redazione@alessandrianews.it







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