Alessandria

"Chiudete l'ex Don Soria", il dossier regionale boccia il carcere

Per gli osservatori va accorpato al San Michele: troppo vecchio e non a norma, usato poco e male. Nei giorni scorsi un altro episodio 'movimentato' ha fatto riaffiorare le croniche carenze di personale, in tutti i reparti

ALESSANDRIA - Notte movimentata al Cantiello e Gaeta, il carcere più comunemente conosciuto come Don Soria. Nella notte dell'8 gennaio un detenuto – già noto per le sue intemperanze - avrebbe dato in escandescenza in infermeria, fino ad arrivare a minacciare il medico con una siringa.

Il motivo non è chiaro, probabilmente chiedeva di essere accompagnato al pronto soccorso per i forti dolori che lamentava. Il momento di agitazione è stato per fortuna superato grazie all'intervento di qualche collega esperto in situazioni critiche: il detenuto è stato quindi convinto a cestinare la siringa e a farsi somministrare la terapia decisa dal dottore, per poi far rientro in cella alle prime luci dell'alba.
Il trambusto serale è confermato anche dal rappresentante del SAPPE (Sindacato Autonomo di Polizia Penitenziaria), che parla comunque di una situazione rientrata senza particolari conseguenze o difficoltà.

Ma che ancora una volta evidenziano i problemi in cui versa la Casa circondariale e il sistema carcerario alessandrino, tra strutture inadeguate e personale scarso. A fine 2017 la relazione regionale dei garanti dei detenuti nei vari penitenziari del Piemonte parla chiaro: sebbene non ci sia un sovraffollamento (256 presenze per una capienza di 237, gli stranieri sono il 57,10 %) la struttura è inadeguata. Le criticità erano già state segnalate l'anno precedente, ma evidentemente nulla è cambiato. “Vetustà dell'edificio e croniche carenze strutturali, in quanto le stesse, ad un anno di distanza, seppur riconosciute dalla stessa Amministrazione penitenziaria, permangono: il “Cantiello e Gaeta presenta gravi criticità strutturali non sanabili, dovute all'edificio originario ottocentesco e alle successive ristrutturazioni che hanno acuito i problemi strutturali (come la mancanza di luce). La struttura risulta essere utilizzata per meno di metà dello spazio detentivo originario, ma a causa del tetto e degli impianti non a norma, paradossalmente mancano gli spazi agibili per le attività e per la detenzione”.

Manca una sezione per i semiliberi. Stranieri ed indigenti, si legge nel dossier, sono molti. Mentre rari sono i benefici di legge che si possono ottenere.

La proposta è drastica: chiusura nel medio periodo e spostamento dei detenuti in un nuovo padiglione del San Michele, da costruire. L’accorpamento comunque non risolve nell’immediato il problema della grave carenza di personale  e dell’area educativa: un educatore ogni 92 detenuti al Cantiello e Gaeta e uno ogni 75 al San Michele, carenza che si accompagna ed aggrava dalla concomitante mancanza di personale non medico, di psicologi e di educatori in primis.

L'unica nota positiva è il 'progetto Arena' dedicato alle attività formative, lavorative e di socialità con laboratori e spazi per la permanenza diurna dei detenuti in modo da rendere le celle davvero solo “stanze di pernottamento”.
 
10/01/2018







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