Alessandria

Si comincia a bere a 12 anni, poi arrivano le sbronze

Sempre più giovanissimi bevono fuori dai pasti, ricercando il “Binge drinking”: numeri da record

ALESSANDRIA - Quando si parla di sostanze la mente corre spesso alla droga, ma il nemico numero uno per i giovanissimi è forse un altro, molto più vicino a loro, disponibile, accettato dalla società.

Anche in questo caso, come sul tema della droga (sotto il videoservizio) il grido d’allarme parte dall’Asl, che registra un aumento dei minori finiti al pronto soccorso per abuso di alcool.

"E’ probabilmente la sostanza più pericolosa per i giovanissimi - sottolinea Fabio Scaltritti, della Comunità San Benedetto al Porto - e insieme è quella più sottovalutata dalle famiglie, almeno secondo quanto emerge dal nostro osservatorio, sia sul piano locale che collaborando con i servizi pubblici e le Regioni Piemonte e Liguria. Il consumo di alcool è ampiamente tollerato e questo contribuisce a non farne percepire appieno i danni. Per molti è il primo approccio all’uso delle sostanze e avviene in età assai precoce. Si parla di consumi che iniziano fra i 10 e i 12 anni e di un uso diffuso fra i 12 e i 15 anni. Capita che siano le famiglie stesse a spingere verso il primo approccio, pensando così di insegnare ai ragazzi a gestirlo. In realtà si tratta spesso di un’idea che non funziona". 

Fuori pasto
A fronte di una riduzione del consumo di vino a tavola, si registra un progressivo aumento di consumo di bevande alcoliche occasionale e al di fuori dei pasti, condizione ancor più dannosa per le patologie e le problematiche correlate. Si legge nella Relazione del Ministro della Salute sugli interventi realizzati in materia di alcool e problemi correlati, trasmessa al Parlamento il 21 marzo 2018 (sui dati 2017), una diminuzione rispetto all’anno precedente dei consumatori giornalieri, mentre cresce la quota dei consumatori occasionali di alcool (più del 40% dei giovani) e quella di coloro che bevono alcolici fuori dai pasti (quasi un terzo del totale).

Binge drinking
Nella fascia giovanile, il “Binge drinking” (assunzione di numerose unità alcoliche al di fuori dei pasti e in un breve arco di tempo) rappresenta l’abitudine più diffusa. Nel 2015 il fenomeno riguardava il 15,6% dei giovani tra i 18 e i 24 anni di età, percentuale salita al 17% nel 2016. A crescere con l’età è però anche il consumo, che si allarga dalla birra al vino verso aperitivi, amari e superalcolici. Da una recente indagine promossa dal SerD e dal Coordinamento del Piano Locale di Prevenzione dell’Asl AL rivolta agli studenti delle classi seconde delle Scuole Secondarie di Primo Grado della provincia di Alessandria, afferenti a tutti i Distretti Sanitari locali è emerso che il 67% dei rispondenti (di 12 anni) ha bevuto almeno una volta una o più sostanze alcoliche (vino 52%, birra 28%, cocktail alcolici 12%), il 10% consuma alcool da due a quattro volte al mese e il 2% da due a tre volte a settimana, il 20% ha assunto più bevande alcoliche in un’unica occasione e il 17% durante l’anno ha “dovuto” bere per divertirsi oppure prima di una serata con amici o di una festa.



Sul Piccolo oggi in edicola è disponibile un approfondimento completo. 
12/02/2019







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