Opinioni

Italiche contraddizioni

Polveri sottili, ius soli. Ma anche giovani laureati e trafficanti e immigrazione... sono solo alcune delle "italiche contraddizioni"....

 OPINIONI - Polveri sottili. Dopo due giorni consecutivi, Natale e Santo Stefano, di traffico inesistente il tasso di polveri sottili a Torino è rimasto alto (e pure ad Alessandria). Un essere umano con normali capacità intellettive ne ricaverebbe la sensazione che, almeno in queste condizioni climatiche, il traffico automobilistico non abbia grandi effetti, o, almeno, che il NON traffico cambi piuttosto poco lo stato delle cose. Cosa si decide, invece a Torino? Il blocco totale del traffico non solo nella ZTL, ma in tutta la città e pure nei comuni della cintura. E, visto che l’effetto sarà minimo, si bloccano anche i diesel EURO 5 per cercare di avere qualche non-effetto in più. E’ già successo più di una volta, anche di recente, che, emessa l’ordinanza di blocco, il tempo ha manifestato pietà verso gli automobilisti torinesi ed è cambiato. Qualche tempo fa è stato il vento a pulire tutto, ma, essendo domenica, le autorità preposte non potevano essere disturbate nel loro riposo e il blocco è rimasto. Oggi, 27 Dicembre, invece, si è messo a piovere di prima mattina. Le autorità preposte, non so se dal loro ufficio in Comune o dalle stazioni sciistiche, hanno comunque deciso di confermare il blocco completo incluse le auto EURO 5. Mah!

Laureati. Secondo le statistiche UE, in Italia la percentuale dei laureati sulla popolazione totale è tra le più basse d’Europa, quindi dobbiamo potenziare il sistema universitario e favorire l’accesso all’istruzione superiore… Ma probabilmente qualcuno dimentica che fino a un paio di decenni fa in Italia i corsi di laurea richiedevano tutti 5 anni di studio, mentre in altri paesi era tradizione il 3+2. Quindi per i laureati da una certa età in su siamo storicamente con percentuali più basse e per recuperare questo divario si può solo aspettare che il tempo faccia il suo corso… Ma contemporaneamente ogni anno 150 mila giovani laureati italiani cercano lavoro all’estero visto che in Italia non ce n’è. Ma allora ha senso impostare le politiche universitarie sulle base di certe statistiche? Potrebbe anche sembrare che la struttura del lavoro in Italia richieda manodopera poco qualificata, gli extracomunitari in agricoltura ne sono un esempio concreto. Ma ultimamente, grazie alla modesta ripresa economica che stiamo vivendo, è emerso un altro fatto. Le imprese che stanno crescendo cercano personale specializzato e laureati nel settore tecnico e non li trovano. Ma i laureati che scappano all’estero sono tutti dottori in lettere che vanno a fare i camerieri?

Trafficanti. La real politik di Minniti è riuscita nel 2017 a ridurre i flussi dei migranti sui gommoni dalla Libia. Ma ciò è stato ottenuto al costo di aumentare il numero delle persone trattenute nel paese in condizioni disumane. C’era ovviamente da aspettarselo visto che il metodo usato è stato quello di finanziare la Marina libica e le cosche locali per ostacolare le partenze. L’ONU ha gridato allo scandalo, ma, forse, la notizia che passare per la Libia non è più tanto facile e ancor meno “confortevole” è arrivata nei paesi di origine delle migrazioni ed i flussi sono diminuiti o hanno cambiato direzione. La riprova di questo mutamento è data dal fatto che nel “mercato” del trasporto sui barconi la domanda si è ridotta ed i “trafficanti” sono stati costretti a fare sconti natalizi, abbassando i prezzi, per attirare i “clienti”. Ma tutti sanno che se non si riduce la sorgente dei migranti, e non si riducono le cause che provocano questi esodi, il chiudere i canali in una zona aumenta solo il flusso negli altri o l’apertura di nuovi. Lo slogan “Aiutiamoli a casa loro” ha un senso, anche se la sua attuazione è difficile, costosa e lenta. Ma Gentiloni in questi giorni ha annunciato lo spostamento di contingenti militari dall’Iraq al Niger e ha giustificato l’operazione, anche con l’obbiettivo di ostacolare i trafficanti di esseri umani che usano le piste che dal Niger entrano in Libia. Salviamo quelli che sui gommoni attraversano il mare d’acqua, ma andremo a sparare sui pick-up di quelli che attraversano il mare di sabbia?

Ius soli. Non voglio entrare nel merito della proposta di legge. Ma mi ha sorpreso che nelle discussioni “popolari” alla radio o in televisione le ragioni pro e contro di essa che vengono portate o non sono vere o non verrebbero affrontate dalla nuova legge. Tipicamente i sostenitori della legge fanno riferimento ai bambini piccoli che frequentano le scuole dell’obbligo. Ma in che cosa cambierebbe la loro vita se avessero la prospettiva di diventare cittadini dopo la maggiore età? Praticamente niente visto che già ora comunque possono accedere all’istruzione e al servizio sanitario nazionale come i bambini italiani. L’integrazione sociale non si realizza per legge e il bambino la impara soprattutto in famiglia più che fuori. Basta vedere quanto sono integrati i Rom italiani. Ricordo di un giudice che tempo fa aveva proposto che per diventare cittadini italiani gli stranieri dovrebbero firmare una dichiarazione di adesione ai valori fondanti della nostra società e di impegno al loro rispetto. Ma se la chiedessimo anche agli italiani a quanti dovremmo allora togliere la cittadinanza?
1/01/2018
Marcello Favareto - redazione@alessandrianews.it







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