Novi Ligure

L'ultimo video di Andrea: "Qui sopra si vede l'infinito"

Il giovane alpinista Andrea Chaves Lopez affidava allo smartphone i propri ricordi, come durante la scalata al Monte Bianco: "Dormirò sotto la luce delle stelle, mentre ai miei piedi si aprono gli abissi dei crepacci, sospeso come un'aquila sopra il balcone del mondo"

NOVI LIGURE – Se chiedi a chi l’ha conosciuto di descriverlo con una parola, la risposta sarà sempre la stessa: «Straordinario». Già, perché Andrea Chaves Lopez era davvero un ragazzo fuori dal comune. Per lui non esistevano le mezze misure: in ogni attività che decidesse di intraprendere si impegnava al massimo.

Campione di karate e di podismo, vincitore di diversi concorsi dedicati a Dante e alla Divina Commedia (la sapeva a memoria), studente da 100 e lode, scalatore provetto, pilota di volo a vela. Andrea aveva bruciato le tappe della vita e a soli 21 anni aveva messo insieme tanti di quei successi e di quelle esperienze che la maggior parte di noi non conoscerà mai, dovesse campare un secolo.

Proprio per questo non è facile iniziare a raccontare la sua storia. Forse bisogna partire da quella parete del Monte Bianco dove venerdì ha perso la vita. La passione per la montagna gliela aveva trasmessa papà Yonny, valborberino. Andrea però non si era accontentato del trekking e in poco tempo era diventato un alpinista esperto, tanto da contagiare a sua volta il padre. Insieme avevano scalato tante cime. A maggio aveva avuto un infortunio a un piede ma non si era lasciato scoraggiare e aveva ripreso presto i propri impegni sportivi.

Per Andrea non si trattava della prima ascesa in solitaria: ad agosto ad esempio era già stato sul Monte Bianco, salendo per Cresta del Peuterey lungo la storica via del Mont Noire. Era il 22 agosto, giorno del suo 21esimo compleanno. Al termine della terza giornata di scalata, aveva registrato un video mentre riposava su un terrazzino di roccia e ghiaccio dove avrebbe passato la notte. «Dormirò sotto la luce delle stelle, mentre ai miei piedi si aprono gli abissi dei crepacci, sospeso come un’aquila sopra il balcone del mondo».

E il giorno dopo, finalmente in cima, affidava ancora allo smartphone i proprio pensieri: «Sono in mezzo a una bufera di vento e nebbia. Si gela. Non c’è nessuno. Sono da solo sul tetto d’Europa. È un sogno che portavo nel cuore da tanto. Non importa se c’è brutto tempo, se non si vede nulla del paesaggio e di tutto quello che c’è ai miei piedi. Non mi interessa perché dentro al cuore si vede l’infinito, tutto il cielo azzurro, tutte le stelle che mi hanno custodito in queste notti e tutte le montagne lontane che sono sogni del futuro. Si vede tutta la bellezza della vita. Per chi ama davvero la montagna, in questo muro bianco di tempesta si vede tutto questo. E anche di più».
9/09/2017







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