Cronaca

Processo Vandone, la difesa: “non è lui l'artefice del bilancio falso, non ha inventato nulla di nuovo”

Al processo contro l'ex assessore Luciano Vandone parla la difesa: “il professore è stato il bersaglio di tutti. Non lo ha redatto lui il bilancio falso e non ha inventato proprio nulla, la pratica degli slittamenti era utilizzata fin dal 2006”. Il comune, parte civile, chiede una provvisionale di 200 mila euro per danno di immagine, il Cissaca ne chiede 500 mila

CRONACA - “Non dirò che il bilancio 2010 non era falso perchè ci sono tre sentenze che si sono già espresse in merito. Ma siamo sicuri che la responsabilità sia ascrivibile a Vandone?”. L'avvocato della difesa di Luciano Vandone, ex assessore al bilancio nella giunta di Piercarlo Fabbio, parla per oltre un'ora e mezza per dimostrare che la responsabilità nella vicenda del bilancio taroccato del comune di Alessandria è, al limite, quella di essere stato consapevole delle operazioni di slittamento dei debiti da un anno all'altro, per rientrare nel patto di stabilità. “Non ha redatto lui il bilancio e non ha inventato nulla di nuovo”, dice Marco Conti nella sua requisitoria finale, insieme all'avvocato Marco Paneri. La pratica degli slittamenti era una prassi utilizzata già negli anni precedenti, “almeno dal 2006”. Lo avrebbero affermato, secondo Conti, almeno sette testimoni. Pratica messa in atto con sistemi diversi, ma il cui risultato è il medesimo: spostare i debiti o i crediti, per rispettare i limiti imposti dalla legge. E, in ogni caso, “non ci fu arricchimento personale ai danni dell'ente”. Quindi, nessuna truffa sarebbe stata messa in atto, né il reato di abuso d'ufficio. Il falso si, ma se non ci può essere assoluzione, “che la pena sia commisurata a quella già passata ingiudicato per il sindaco e il ragioniere capo”, ossia tre anni per il primo e due anni e mezzo per il secondo.

Per il pubblico ministero Riccardo Ghio, invece, Vandone era l'ideatore del “sistema” che ha portato la giunta prima e il consiglio poi a votare un documento palesemente falso. Nell'ultima udienza aveva chiesto una pena di 4 anni e 6 mesi. 
“Vandone è laureato in materie economiche, ma non ha mai insegnato contabilità, era docente di economia internazionale ed economia politica”, fa presente. E' indice di colpevolezza la laurea? “Al limite si può ipotizzare che fosse consapevole”, aggiunge l'avvocato. La “prova” starebbe in quello schema presentato alla dirigente Villani. “La testimone disse che il documento le fu mostrato e Vandone chiese se erano possibili quelle modifiche. Ma non chiese che venissero fatte”. Il documento tornò negli uffici con note a margine, scritte a penna ma fu il ragioniere capo Ravazzano, fresco di nomina, a dare indicazioni affinché le modifiche venissero fatte, sostiene la difesa.
Per contro, gli avvocati di parte civile, Comune e Cissaca, chiedono a Vandone i danni. Per palazzo Rosso si tratterebbe di un danno di immagine, da quantificarsi in sede civile. L'avvocato Giulia Boccassi chiede però una provvisionale di 200 mila euro. Il Cissaca chiede invece un danno di 3,5 milioni di euro, 2,5 milioni i trasferimenti ancora dovuti, un milione per i danni di immagine e, nel frattempo, una provvisionale di 500 mila euro. Il collegio dei giudici, presieduto da Aldo Tirone, si esprimerà il prossimo 11 luglio.
8/03/2018







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