Economia e Lavoro

Bulgari in stile Amazon? Cgil: "L'azienda non consente alle lavoratrici di conciliare lavoro e famiglia"

La Fiom Cgil denuncia: "In Bulgari c'è un solo contratto part-time su 590 dipendenti e le richieste avanzate da quattro lavoratrici per conciliare lavoro e famiglia sono state respinte. Auspichiamo che l’industria 4.0 stile Amazon non stia facendo scuola". Il sindacato chiederà l'intervento della Consigliera di parità

ECONOMIA E LAVORO - Bulgari punta a diventare lo stabilimento più grande della provincia di Alessandria nel settore metalmeccanico e la più grande manifattura orafa d’Europa, con uno stabilimento moderno degno dell’immagine del marchio aziendale.
Peccato però che, secondo Fiom Cgil, a tanta modernità ed eticità sulle materie prime non corrisponda una gestione del personale altrettanto “moderna”.

"Sugli attuali 590 dipendenti - dicono dal sindacato - c’è un solo part time e quattro richieste di proroga di part time già esistenti: “respinte”. Perché l’azienda deve ingrandirsi (previste assunzioni fino a 740 dipendenti), deve organizzarsi e non può rispondere all’esigenza di conciliare lavoro e famiglia per 4 dipendenti (donne naturalmente!). Lavoratrici, peraltro, che si sono messe a disposizione a cambiare mansione, ufficio, reparto".

L’azienda, secondo il sindacato, si copre dietro il contratto collettivo nazionale di lavoro che prevede l’obbligo di concedere il part time alle neomamme o a chi ha problemi di salute, "quindi se chi richiede il part time è sola ma ha un figlio oltre i tre anni è noto che può lasciarlo a casa da solo! Oppure se invece di un bimbo c’è un anziano da assistere (come capita sempre più spesso) non possono farsene carico le aziende di questi problemi!"

Nel Nord Europa il part time è diffusissimo tra maschi e femmine, visto che i ruoli in famiglia sono equamente “condivisi”, in Italia invece il part time riguarda soprattutto le donne, "ma se è utile all’azienda (commercio/servizi), allora diventa l’unica forma di assunzione, nell’industria invece è un problema".

Fiom Cgil, che da anni fa contrattazione, ribadisce che se ci fosse più volontà e flessibilità (non solo da parte dei dipendenti vs l’azienda ma anche viceversa), si potrebbero trovare le soluzioni tecniche del caso: "Teniamo conto che in Bulgari l’orario è prevalentemente a giornata non su turni, e allora perché negare 4 richieste di part time, disattendendo, tra le altre cose, un regolamento interno da essa stessa redatto.
La vera ragione di questo diniego è che l’azienda vuole già definire chi decide e deciderà nel nuovo stabilimento l’organizzazione del lavoro e tutto il resto: potremmo citare, per esempio, un part time dato solo ad una parte di lavoratori, negandolo ad altri; la non volontà, dimostrata fino ad oggi a discutere di come armonizzare i tempi di ingresso: vestizione, procedure di sicurezza, ecc."

E quindi, secondo il sindacato, non serve alcuna mediazione per rispondere a quelle esigenze, quello di Bulgari "è un rifiuto “a priori”, anzi l’azienda dice che è un rinvio a quando lo stabilimento sarà a regime, ma i problemi familiari non sono rinviabili ed in qualche modo vanno risolti, magari dimettendosi".

Il sindacato ha deciso di chiedere l’intervento della Consigliera di Parità e fare tutto ciò che legalmente “si può fare” per consentire a quattro donne di conciliare lavoro e famiglia (come prevedono anche alcune leggi di questo Paese, che concedono sgravi, e inviti della Comunità Europea alle aziende a conciliare il più possibile le esigenze vita-lavoro). 
"Auspichiamo che l’industria 4.0 stile Amazon non stia facendo scuola ad altre aziende visto che si tratta dell’ennesimo passo indietro ed attacco ai diritti dei lavoratori. Nel settore del lusso comprimere il costo del lavoro può assumere solo quel significato". 
30/12/2017







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