Editoriale

Che tu sia SI o NO Tav, così non va!

Inchieste, danni ambientali, sospetti di inutilità e poco coinvolgimento delle comunità locali. Insomma, uno dei peggiori modelli immaginabili di un percorso per un’opera pubblica, a prescindere dall’opinione che si può avere sulla sua necessità/opportunità

EDITORIALE - Danni ambientali, appalti sospetti, mani in pasta dalla peggior “politica” (P minuscola e virgolette d’obbligo), inutilità dell’investimento pubblico alla luce delle mutate situazioni commerciali e logistiche europee e planetarie … queste sono state le principali polemiche legate all’enorme opera del Terzo Valico.
La magistratura sta indagando su molti di questi aspetti ma alcune somme possono comunque essere tirate: quella del Terzo Valico, alla pari di altre grandi opere italiane, è nata male, si sta sviluppando peggio e ha tutte le carte in regola per rimanere incompiuta.
Prima della decisione sul “buco”, non c’è stato dialogo sincero (non bastano le offerte economiche) con le comunità locali, con quella gente che avrebbe dovuto avere una voce in capitolo su una decisione così profonda per le loro vite. Una volta “calata” dall’alto l’opera, l’occasione di contrapporre le ragioni dei SiTav a quelle dei NoTav, in modo serio e costruttivo, non è mai stata offerta da nessuno, non esistendo un soggetto riconosciuto come mediatore da entrambe le parti. I SiTav hanno troppo spesso optato per il silenzio totale (al gusto di colpevolezza?) e i NoTav, esasperati dall’impossibilità di interloquire, hanno proceduto a sacrosanti e dolorosi momenti di resistenza, peccando a volte di eccessiva foga.
Insomma, uno dei peggiori modelli immaginabili di un percorso per un’opera pubblica, a prescindere dall’opinione che si può avere sulla sua necessità/opportunità.
Risultato? Se l’opera non rimarrà un mezzo buco, ci ritroveremo con un progetto depotenziato, rallentato, sprecone e che ha pure spaccato in due una comunità locale. Così non va.


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21/11/2016
Alessio Del Sarto - direttore@alessandrianews.it







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