Editoriale

Integrazione tra luci e ombre... cinesi

Le comunità cinesi d’immigrati non assomigliano a nessun altro gruppo di stranieri nel nostro Paese. Se da una parte è quasi fastidioso convivere con delle “isole cinesi”, è altrettanto vero che un modello così ben organizzato di presenza sul territorio può avere qualcosa da insegnarci...

EDITORIALE - Si possono dire tante cose sulle comunità cinesi in Italia. Si possono usare tanti luoghi comuni per descriverle e, quando lo si fa... spesso ci si azzecca. Chiuse, autoreferenziali, un po’ misteriose e non troppo vogliose d’integrazione. Non sono ancora enormi, almeno da noi, ma hanno una forza economica che è certamente in grado di attirare molte attenzioni, amori e odi. Le comunità cinesi d’immigrati non assomigliano a nessun altro gruppo di stranieri nel nostro Paese. Sembra quasi che non abbiano bisogno delle strutture sociali e burocratiche italiane per vivere. Creano circuiti di solidarietà interna che funzionano e hanno una strategia di sostentamento collettiva e molto ben oleata. Ad aiutarli un grande senso di appartenenza culturale e un Paese d’origine che a distanza li supporta nelle scelte economiche e di stile di vita.

Queste caratteristiche possono essere lette in modo ambivalente: se da una parte è quasi fastidioso convivere con delle “isole cinesi”, è altrettanto vero che un modello così ben organizzato di presenza sul territorio può avere qualcosa da insegnarci. Hanno riattivato vecchie professioni da noi morte, hanno portato nuovi cibi, ci fanno ripensare alle nostre strutture economiche. Immaginate se si riuscisse a valorizzare ogni singola comunità straniera capendo quale sia l’apporto positivo che può portarci. Il lavoro da fare oggi è quello di comprendere e contrattare con le comunità straniere (uffici ad hoc nelle istituzioni e iniziative culturali). I traguardi sono importanti per l’integrazione e l’economia. La strada è ancora lunga. Ma tanto è l’unica.


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6/03/2017
Alessio Del Sarto - direttore@alessandrianews.it







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