Editoriale

Lavoro incerto, Paese bloccato

Pochi, sempre di meno per le statistiche, sono le persone che hanno un lavoro stabile e dignitoso. il sistema potrebbe fare meglio alcuni dei suoi “mestieri”. Una scuola da ammodernare, per esempio. O rischiamo di diventare un Paese impietrito dall’insicurezza di vivere

EDITORIALE - Tutti hanno bisogno di lavoro. Pochi, sempre di meno per le statistiche, sono quelli che ne hanno uno stabile e dignitoso. Non è più un problema generazionale. Non è più un problema di livello di studi. Forse non è nemmeno più un problema di raccomandazioni (anche se quelle sospette esistono ancora). Tutti ne hanno bisogno perché il mondo pretende di andare avanti e le persone pretendono di guardare al domani con un po’ di sicurezza. Chiunque gradisce avere un tetto sopra la testa, andare al supermercato senza contare le monetine, togliersi qualche sfizio ogni tanto e farlo togliere ai propri cari. Per tutto questo ci vuole un’entrata mensile decorosa, solitamente legata ad un mestiere da svolgere. “L’erba ‘voglio’ cresce solo nel giardino del Re”, direbbero alcuni. Oggi bisogna crearselo da soli il lavoro oppure essere creativi per trovarne uno. Vero, ma è anche vero che il sistema potrebbe fare meglio alcuni dei suoi “mestieri”. Parliamo di una scuola da ammodernare nei livelli più bassi (elementari e medie) o da innestare con più convinzione nel tessuto economico, se parliamo di scuole professionali e università. I centri per l’impiego sono antichi, poco informatizzati e poco collegati con domanda e offerta reali. Il nostro Paese, per non parlare del nostro territorio, non trova vocazioni nuove da decenni e non riesce ad ingranare su quelle che ci raccontiamo da tempo (cultura, turismo,..). Di ricette veloci non ce ne sono ma è urgente mettersi su binari giusti o rischiamo di diventare un Paese impietrito dall’insicurezza di vivere, con nostalgia dei tempi dei bamboccioni.

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23/01/2017
Alessio Del Sarto - direttore@alessandrianews.it







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