Alessandria

Ferraris: "Aspal deve morire". Luoghi pubblici? "Se ne può fare a meno". Ma insorgono i sindacati

L'assessore alla programmazione finanziaria fa il punto sul primo anno di governo della città, ripercorrendo le tappe della vicenda Aspal, sulle altre partecipate e rispondendo in merito al piano di dismissione di spazi pubblici: "non servono più, l'aggregazione si fa altrove". Insorgono i sindacati: "indignati e offesi. Chi è il vero sindaco in città?"

ALESSANDRIA - 15:00 La replica dei sindacati: "ecco il vero volto della Giunta. Offesi e indignati, l'assessore cerca lo scontro"
A poche ore di distanza dall'intervista all'assessore Matteo Ferraris sui temi della verifica al programma di mandato, i sindacati a più voci esprimono la loro "indignazione per i termini offensivi utilizzati dagli esponenti di questa Giunta, che meritano pronte scuse". E c'è chi fra loro aggiunge: "il prefetto tenga conto di questi atteggiamenti, che sono in questo periodo come benzina sul fuoco". 
 


ALESSANDRIA - Siamo ormai giunti al penultimo appuntamento con gli assessori della Giunta che dal 2012 governa la nostra città. Incontriamo oggi Matteo Ferraris, assessore alla Programmazione finanziaria, Partecipazioni societarie e strumenti di intervento, Bilancio, Finanze e Tributi, Patrimonio, Politiche di acquisto, Trasparenza amministrativa e legalità.

Assessore Ferraris, iniziamo la nostra analisi del programma di mandato della giunta giudata da Rita Rossa parlando di trasparenza e legalità, temi che immagino le stiano particolarmente a cuore, essendo lei, oltre che assessore, anche membro dell'associazione Libera. Cosa avete fatto in questo primo anno di mandato? 
La delega sulla legalità e trasparenza è mia, ma sono felice che alcune istanze siano partite dal Consiglio comunale prima ancora che dalla giunta, anche perché alcuni dei temi si declinano in natura più politica che tecnica, e finirebbero per andare oltre i limiti che ho deciso di dare al mio ruolo. Ho subito appoggiato la proposta, fatta in prima persona dal consigliere Roberto Massaro (Pd), di rendere pubblici i miei dati patrimoniali (così come chiesto agli altri amministratori ndr). L'iniziativa, peraltro, era già contenuta fra le proposte della campagna di Libera AL10. In questo primo anno, sempre su stimolo del Consiglio comunale, abbiamo iniziato i lavori della commissione antimafia e abbiamo recentemente collaborato su iniziative a contrasto dell'attività di contraffazione, come nel caso dell'accordo raggiunto con la Dogana. 

E per quel che riguarda i dati dell'attività amministrativa in Comune? 
Sul sito ufficiale dell'Ente, alla voce "amministrazione trasparente" c’è già molto. E’ conseguenza del decreto nazionale 33, ed è più facile ora mantenere le informazioni in ordine visto che è anche un precetto normativo a presidiare che venga fatto. A questo va aggiunta la questione, tutta nostra, degli Open Data, e anche quella è una partita fondamentale sul piano della trasparenza. 

Possiamo spiegare meglio di cosa si tratta, e a che punto sono i lavori? 
Quando parliamo di Open Data ci riferiamo alla possibiità di "liberare" i dati relativi all'amministrazione della città, rendendoli fruibili a tutti, a partire ovviamente dai cittadini che la abitano. I lavori sono già a uno stato avanzato: il gruppo di lavoro, composto da ragazzi giovani e di grande competenza, è già costituito e lavora a pieno regime. Oltre alle competenze dei singoli ci sono due partner importanti, Trento Rise e il Centro Nexta del Politecnico di Torino, oltre ovviamente al Csi, ormai il nostro collaboratore a livello tecnologico. Si tratta di realtà di eccellenza in Italia, che ci consentiranno di raggiungere risultati forse senza precedenti. 

Facciamo qualche esempio? Quali sono i primi dati che renderete disponibili, e quando? 
I primi saranno probabilmente i dati ambientali, e poi quelli relativi al bilancio. E' complicato automatizzare il sistema, che è completamente informatizzato, anche per non pesare sul personale di Palazzo Rosso. L'altro grande sforzo che andrà poi fatto sarà di tipo culturale e comunicativo. Noi saremo in grado di arrivare non solo a fornire dati aggregati, ma consentiremo a chiunque di arrivare ad analizzare le singole spese per ogni voce. Ciò che è complesso, ovviamente, è riuscire a fornire chiavi e strumenti di lettura, perché le voci di un bilancio sono decisamente complesse da comprendere. I primi dati saranno comunque disponibili a partire da novembre. Un ulteriore problema è però quello relativo al ritardo cronico degli Enti pubblici. Noi ora siamo all'approvazione del bilancio 2011, ma ci troviamo a fine 2013. Per questo è importante che i cittadini imparino fin d'ora a consultare l'albo pretorio online, dove vengono pubblicate tutte le determine dei dirigenti. 

Da un punto di vista hardware e software, qual è la situazione in comune? Un'adeguata infrastruttura tecnologica è alla base di molti dei punti indicati nel programma di mandato sotto la voce sviluppo, alleggerimento dei processi dell'Ente, e rapporto diretto con i cittadini...
Abbiamo avviato un percorso di risanamento di Palazzo Rosso, e questo passa anche attraverso un riorientamento strategico che consenta ai cittadini di fruire di una serie di servizi online, e al personale di Palazzo Rosso di calare progressivamente di numero, come è necessario fare, senza che le prestazioni complessive ne risentano. L'architettura informatica del Comune va rivista, e lo stiamo facendo, anche in termini di messa in sicurezza dei dati, con sistemi di backup ora molto più affidabili. Il Csi è un partner prezioso perché ci consentirà di fare economia di scala, sfruttando via via servizi pensati per una città metropolitana come Torino, che da soli non ci saremmo mai potuti permettere. 

Come si coniugherà il passaggio a sistemi sempre più informatizzati con una città che, a livello anagrafico, è fra le più anziane d'Italia e, di conseguenza, del mondo? Quali sono i ragionamenti strategici che hanno mosso l'azione di questo vostro primo anno di governo? 
Alessandria è molto cambiata rispetto a come veniva rappresentata, e da molti viene ancora rappresentata oggi. Ci sono 10 mila nuovi cittadini che sono alessandrini di adozione. Il nostro modello è ispirato ai cambiamenti che attraversano l'Italia e non solo, con flussi di persone che si spostano per ragioni di lavoro, non più solo necessariamente dai Paesi del sud del globo. Quella a cui pensiamo è la "generazione Erasmus", ben rappresentata da fenomeni come per esempio il couchsurfing. Nelle società di oggi vengono meno alcune radici con i luoghi di provenienza, e per un'amministrazione diventa difficile pianificare gli interventi da compiere. Bisogna essere insieme duttili e molto focalizzati sulla domanda, ma anche molto meno "pesanti" in fase di erogazione diretta dei servizi, stipulando continue collaborazioni con il mondo del privato. E’ chiaro che le protagoniste saranno le nuove generazioni, ma è normale che sia così, perché quello è il target dei consumatori oggi. 

Fra le sue competenze, oltre al tema del bilancio, del quale però recentemente si è già parlato a lungo, c'è la riorganizzazione delle diverse partecipate, come elemento strategico per far uscire Alessandria dal dissesto e consentirle di ripartire. Proprio sul tema della trasparenza però l'amministrazione di Rita Rossa in questo primo anno ha forse ricevuto le critiche più aspre. Tanti lavoratori si sono lamentati perché le decisioni prese sarebbero state calate dall'alto, senza un adeguato coinvolgimento dei diretti interessati e senza comportamenti coerenti da parte dell'amministrazione. Quali sono le sue considerazioni in merito? 
Io credo che in realtà il problema sia stato opposto, cioè che siano state troppo poco calate dall’alto e troppo poco imposte. 

In che senso?
Nel senso che io sono semmai l’assessore che è stato più volte sconfessato. La situazione è vero che è stata mutevole ed è cambiata più volte, ma certo non per volere mio. Le decisioni sono state frutto del costante rapporto di discussione fra il sindaco, il sottoscritto e le rappresentanze sindacali provinciali. 

In effetti però, a osservare la raffica di comunicati incrociati anche degli ultimi giorni, sembra che questo dialogo non sia stato poi così fluido e, soprattutto, non abbia portato ai risultati sperati. O no? 
Per rispondere serve fare la cronistoria di alcuni episodi accaduti in particolare sulla vicenda Aspal. Partiamo da un dato di realtà: il 25 giugno scorso c'è stato uno sciopero perché io ho inviato una lettera nella quale dichiaravo la sospensione immediata dei servizi. Questa è stata fatta perché senza copertura finanziaria se si fosse continuato ad agire in quel modo si sarebbe incorsi in un danno erariale nei confronti dell'Ente. Io sono stato chiaro fin dall'inizio con tutti. Per me andava liquidata il prima possibile, trovando forme di ammortizzatori sociali e percorsi di formazione e di ricollocazione per il personale, coerentemente con le richieste che l'Amministrazione di Palazzo Rosso stava facendo a Roma. Poi però, a luglio, questo progetto di dismissione di Aspal ha subito un brusco dietro front in Consiglio comunale, con la decisione di dare una nuova prospettiva all'azienda, decidendo di aprire di nuovo alcuni servizi e facendo confluire le attività in buona parte in Costruire Insieme. 

Cosa ha fatto cambiare idea all'Amministrazione? 
La mia posizione era chiara. Per me Aspal doveva già morire allora, e non l'ho mai nascosto. Il sindaco, proprio per venire incontro alle richieste dei sindacati, mi propose questa soluzione e io accettai, ponendo come unico vincolo il rispetto del piano economico finanziario, che non poteva ricevere deroghe. E' ovvio che non si possono riaprire determinati servizi se non c'è alla base una copertura in termini di risorse. 

Però Aspal a dicembre dovrebbe essere definitivamente liquidata. Cosa ha intenzione di fare l'Amministrazione? 
Con Costruire Insieme stiamo andando verso una situazione transitoria che vedrà una prima parte del 2014 organizzata in un modo e una seconda necessariamente rimodulata perché oggi Costruire Insieme svolge una serie di attività a supporto dei servizi educativi, come l’extrascuola, e anche la ludoteca, che abbiamo deciso di considerare come completamento dell’offerta fornita, perché consente di "spezzare la giornata" a quelle famiglie che non hanno risorse economiche sufficienti per pagare l'iscrizione al nido. Il servizio extrascuola però, così come la scuola Bovio, saranno resi statali, e noi ci troveremo con una nuova rimodulazione del nostro personale, che non diventerà statale. 

Però anche sulla scelta di liquidare Aspal ci sono state polemiche. La società partecipata è fallita sostanzialmente perché l’ultimo giorno prima della chiusura del bilancio annuale l’amministrazione ha fatto sapere che circa 900 mila euro di spese non sarebbero state coperte, suscitando l’indignazione degli addetti ai lavori interni ad Aspal, che sostevano invece che quelle spese fossero legittime e andassero riconosciute. Pare ora che alla fine, dopo la messa in liquidazione della società per quel debito, effettivamente le stesse spese siano stato riconosciute alla società. E’ così? Si tratta appunto di una voce molto specifica sulla quale è bene fare chiarezza...
Su quelle dinamiche di dettaglio può rispondere il ragioniere capo (Antonello Zaccone ndr), che può risalire alle singole voci di spesa. La verità, comunque, è che per Aspal non andava più speso nulla nel 2013, questo deve essere chiaro. Quella era una società che doveva morire. Coerentemente con quel tipo di impostazione, dall’8 di aprile, quando sono entrato in giunta, ho cercato di lavorare perché la liquidazione avvenisse il prima possibile, cosa che ho detto anche ai sindacati. Si può affermare tutto, ma non che io non sia stato chiaro. 
Noi avremmo voluto fare l’incontro di spiegazione con il sindacato già a maggio, perché ci sembrava corretto incontrare le rappresentanze prima della data di sospensione dei servizi, ma si è arrivati fino a giugno.

Per quale ragione l'incontro è slittato? Sul fatto che l'Amministrazione si rifiuti di incontrare i lavoratori e di dare loro risposte precise sul futuro si sono spese molte parole... 
L'indisponibilità a incontrarci, sebbene per qualche giorno, è stata delle Rsa, che hanno chiesto a più riprese di posticipare la data dell'appuntamento. Poi, quando siamo riusciti a fare l'incontro, era casualmente il primo giorno di sospensione dei servizi. 
 
Sempre in termini di trasparenza e di idea che "nessuno sarebbe stato lasciato indietro", le Rsa di Aspal hanno più volte fatto notare, insieme ai lavoratori, che la cassa integrazione sarebbe stata virtuale, perché i fondi non sarebbero arrivati, e le famiglie si sarebbero trovate senza stipendio e senza sostegno, cosa che in effetti è avvenuta. E un discorso analogo vale per i percorsi di formazione e riqualificazione, promessi a più riprese ma ad oggi ancora inesistenti. Cosa risponde l'Amministrazione? 
Io non ho problemi a dire che hanno sicuramente ragione a lamentarsi, e che questa fase di transizione sia complicata. D'altronde, è bene ricordarlo, il Comune non può più permettersi di sostenere una realtà come Aspal. L'assenza di adeguati sostegni è un problema, e i lavoratori hanno tutta la mia solidarietà. Proprio per questo avevamo chiesto a Roma tempi diversi. In altre realtà si è potuto anticipare i fondi in attesa che i soldi della Cassa integrazione speciale arrivassero, da noi questo non è possibile semplicemente perché quelle risorse economiche non le abbiamo. Anche sui corsi abbiamo chiesto che Roma si attivi, e non appena ci metterà a disposizione i fondi, o li avremo noi, offriremo percorsi di job placement e rispetteremo quanto già promesso a giugno. 

Qual è invece la situazione di Atm? 
Atm, dopo mesi di passione, si sta avviando finalmente verso un percorso di riorganizzazione molto profondo, che parte da una dotazione di personale troppo sbilanciata, e si basa su un accordo che prevede sostanzialmente 101 cassa integrazioni e che consente di dare respiro all’azienda donandole un periodo di tempo per rimettere a posto i flussi finanziari. Nel frattempo si dovrebbe definire se si aderirà o meno alla procedura semplificata, e questo consentirà di immettere nuove risorse fresche che le consentiranno di colmare alcuni impegni finanziari in sospeso sia con l’Agenzia delle Entrate, sia con l'Inps, sia con il pagamento dei mutui semestrali relativi ai parcheggi, che sono il patrimonio della città insieme al servizio pubblico. Abbiamo intenzione di fare una gara duale per mettere insieme l’erogazione del servizio con una partecipazione minoritaria: è chiaro che oggi la situazione è talmente fragile che un eventuale partner non potrebbe apprezzare il valore implicito dell’azienda, perciò l’accordo stipulato con i lavoratori è la premessa per un momento di riorganizzazione e risanamento che possa rendere l'Atm più appetibile per un futuro partner. Non dimentichiamoci che l’azienda gestisce parcheggi importanti e ha dalla sua la raccolta delle imposte derivanti dalla sosta. Non ci dispiacerebbe una forte relazione con players regionali, perché consentirebbe di ragionare di trasporto pubblico con orizzonti un po’ più ampi. Il trasporto per ora è un’urgenza, non più solo un fronte di carattere strategico, vista anche la riduzione cronica di collegamenti ferroviari. 

E per quel che riguarda Amiu?
Su Amiu siamo in attesa della sentenza della Corte di appello di Torino in merito al rigetto dell’istanza di fallimento: questa situazione crea una sorta di stand by rispetto al progetto complessivo che abbiamo in cantiere. Cambia infatti completamente il quadro giuridico a seconda che la società venga dichiarata fallita o meno. Nondimeno la giunta è intervenuta con l’attuazione di un "regolamento Tares", che è la tassa che finanzia l’intera filiera, fissando un principio molto chiaro, cioè che il comparto ambientale deve costare meno, perché così possiamo impegnarci in un meccanismo di restituzione delle tasse alle città. In questi giorni verranno sostiuti i liquidatori, che sono dimissionari, e vanno davvero ringraziati per il lavoro svolto: Diamanti, Ferrari e Rinaldi. A chi verrà dopo spetterà il compito di approfondire il percorso che dovrebbe unire Amiu e Aral, anche perché con il passare del tempo le altre soluzioni possibili vengono via via meno. Anche su questo la nostra idea è che la città non avrà un suo sistema di raccolta, ma lo integrerà in un ambito più grande. Giochiamo la nostra dimensione di città capoluogo per ricercare partnership di livello.

Amag e le altre controllate del gruppo invece? Cosa succederà in merito alla prossima "gara del gas"? 
Noi abbiamo una partecipazione in Amag, ma è chiaro che quando siamo titolari di una gara, come capofila di una serie di comuni, e mettiamo in gioco una concessione, l’obiettivo principale è ottenere il massimo sul piano economico. Starà ai vari attori partecipare al bando, e come giudici dovremo essere terzi nei confronti di tutti, compresa Amag. Sarà una gara assolutamente trasparente, anche perché non possiamo permetterci strascichi giudiziari. Immagino che i competitors che si presenteranno non saranno pochi e sarà una sfida interessante. Sono convinto che Amag, e questo è sicuramente l’auspicio del Comune, si presenterà alla gara con un partner importante e di caratura, che ne aumenti le chances di vittoria, ma, ripeto, la gara sarà gestita in maniera assolutamente imparziale.

Le altre partecipate "in dismissione" invece? Vial e Valorial? 
Sono in grosse difficoltà perché dovrebbero riuscire a vendere i beni che hanno in pancia. Anche per loro è stato avviato il processo di liquidazione, diciamo che non vedo concrete possibilità nel breve termine di avere buone notizie sul quel fronte. Al.tri è stata dichiarata fallita. E poi c’è Aristor, per la quale il 15 di ottobre abbiamo ceduto l’ultima quota che possedevamo: il 15%, a 25 mila euro.  

Chiudiamo parlando degli spazi inclusi nell'elenco di beni che il Comune vuole vendere, in particolare di quelli che dovrebbero essere luoghi d’incontro pubblici per i cittadini, come per esempio le sedi delle circoscrizioni (esclusa l’ex taglieria del pelo).
La verità è che fino ad oggi quelli erano luoghi praticamente sempre chiusi. Si tratta più che altro di una questione culturale. Io ragiono in termini di partenariato pubblico-privato: si continua a pensare secondo la vecchia maniera, quella che vorrebbe che l’ente pubblico eroghi direttamente dei servizi.

Ma qui stiamo parlando di spazi pubblici, fondamentali perché chi non ha una sua sede e voglia incontrarsi possa farlo liberamente...
Come detto 8 volte su 10 quegli spazi restano riscaldati per niente, ed è un costo della collettività, giusto per avere un luogo identitario, quello del Comune, nel quale incontrarsi, ma senza reali ricadute sui processi di aggregazione. Io ho invece ben evidente come ci sono tre luoghi in un piccolo triangolo della città che si sono affermati come spazi d’incontro reale per la città: il Lab121, la Casa di Quartiere e la Ristorazione Sociale. Questi luoghi, a differenza di quelli comunali, sono vivi 365 giorni all’anno.

Ma, pur potendone apprezzare il grande lavoro svolto, non sono però pubblici...
Cosa vuol dire che non sono pubblici? Quando mai hanno escluso la possibilità di esprimere le proprie idee a qualcuno?

E se un domani decidessero di farlo? Come realtà private possono comunque esprimere una discrezionalità che invece il pubblico, in quanto tale, per eccellenza non dovrebbe avere, offrendo eguali opportunità, sempre, a chiunque abbia titolo per farne richiesta. In più, un luogo privato, quale che sia, potrebbe voler chiedere un contributo economico per mettere a disposizione lo spazio, escludendo di fatto chi non ha possibilità di pagarlo. Vi siete interrogati su questo aspetto?
Anche nel pubblico, se uno spazio non è adeguato alle esigenze di chi ne fa richiesta, non si riesce a fornire il servizio e la partecipazione nel quartiere non verrebbe tutelata. Qui vale lo stesso meccanismo. Io ragiono sul fatto che si debba parlare di innovazione sociale, con persone che investono per rendere disponibili degli spazi, e il Comune che possa dare agevolazioni perché questi spazi, già vivi, vengano messi a disposizione di tutti. 

E’ un discorso che quindi vale, per esempio, anche per il Laboratorio Sociale di Alessandria?
No, io quello faccio fatica a concepirlo come luogo d’incontro. 

Perché?
Perché non credo sia uno spazio pienamente aperto. 

E per i centri sportivi comunali?
Di fatto sono realtà da tempo date in gestione ai privati. 

Però, se un privato sbaglia, il pubblico può revocare la concessione dello spazio e darlo a chi è più virtuoso. Se quegli spazi diventano completamente privati questa opzione non ci sarà più...
Man mano che risparmieremo risorse, come pubblico, andremo a sostenere quelle realtà che sono spazi d’incontro già attivi in città e che funzionano bene. Noi oggi abbiamo anche un problema di sicurezza, perché certi spazi vanno sistemati, così sono pericolosi, e non abbiamo i fondi per farlo. 

Quanto contate di ricavare dalle vendite? Pensate di riuscire a trovare acquirenti?
I prezzi di vendita saranno poi stabiliti, ma i valori sono stati tenuti bassi, con stime molto prudenziali. In ogni caso alla voce alienazioni in bilancio abbiamo messo zero, proprio perché sappiamo quanto sia difficile vendere in questo particolare momento storico. Immagino che alcuni beni siano più appetibili, altri lo saranno meno.
30/10/2013







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