Alessandria

I bambini sono al centro delle attenzioni di Palazzo Rosso?

Dal bonus Inps per le famiglie con i figli al nido al "piatto unico" introdotto dall'Aristor, dalla riorganizzazione complessiva dei servizi educativi all'introduzione di nuovi strumenti di monitoraggio e sostegno al progetto formativo degli alunni, ecco il punto sul programma di mandato insieme all'assessore Maria Teresa Gotta

ALESSANDRIA - Nel quinto appuntamento dedicato alla verifica del programma di mandato della giunta giudata da Rita Rossa, incontriamo Maria Teresa Gotta, responsabile a Palazzo Rosso dei Servizi Educativi Integrati e della Pubblica Istruzione.

Assessore Gotta, gli obiettivi in tema di bambini, ragazzi e adolescenti sono stati definiti da Rita Rossa ben prima della stesura del programma di mandato: sono stati fra i temi più richiamati in campagna elettorale, insieme a quello della trasparenza da tenere nei confronti di famiglie e personale del settore. Le polemiche però nel corso di quest’anno non sono certo mancate. Che bilancio è possibile stendere finora?
Intanto io ringrazio AlessandriaNews perché con questa intervista mi consente di chiarire alcuni passaggi sui quali in effetti ci sono punti di vista divergenti: che nel programma di mandato la figura del bambino sia stata messa al centro è assolutamente vero. Io peraltro sono stata nominata assessore ad aprile (al posto del dimissionario Nuccio Puleio ndr), perciò rispondo in prima persona solo per metà anno, ma una metà importante, che mi ha visto riorganizzare i servizi nel loro complesso. Quello del bambino al centro non è solo un assioma assunto all’inizio del percorso, ma è un concetto che cerco ogni giorno di portare avanti, con le risorse che ho a disposizione. Ci troviamo purtroppo a operare in condizioni di difficoltà, dove le risorse economiche sono scarse, ma questo non vuol dire che possa venire meno l’attenzione.
La riorganizzazione dei servizi non è comunque legata solo a necessità di tipo economico: in tutto il processo della riorganizzazione al centro dell’attenzione c’è stato il servizio stesso. Abbiamo lavorato per salvaguardare dei servizi che la legge, purtroppo, non considera essenziali e questo non va dimenticato. Le norme considerano essenziali i trasporti e la raccolta rifiuti, per fare un esempio, e chiedono di tagliare servizi a domanda individuale come quelli, appunto, educativi. Dato che noi rifiutiamo sociologicamente ed eticamente questa soluzione, stiamo cercando di preservare comunque quest'ambito. Figuriamoci se non ci tengo io, che sono nel mondo della scuola da 38 anni.

E quindi? Come avete deciso di procedere? Qual è stata la ratio dietro la riorganizzazione che ha portato al passaggio dei servizi con la reinternalizzazione in Comune?
Abbiamo deciso di reinternalizzare i servizi educativi, richiamando dal distacco funzionale gli 88 dipendenti del comune operanti nel settore. La legge ci chiedeva di trasferire il personale alla nuova azienda, ma non avendo certezze legate al futuro sarebbe stato un grande azzardo, e anche i sindacati non sarebbero stato favorevoli. La legge inoltre ci vieta di assumere personale anche con contratto a tempo determinato, sia direttamente da parte del Comune che da parte di una sua partecipata. Questa è una legge che ci vincola in maniera assoluta a non poter utilizzare altro personale. La giurisprudenza su questo punto è chiara. Non è un aspetto che abbiamo scelto noi. Questo è un vincolo che è stato a monte della riforma, e ha comportato la non riconferma dei precari, dei quali pure abbiamo grande stima. Nonostante tutto abbiamo mantenuto l’offerta formativa per le scuole dell’Infanzia del Comune inalterata, con tutti gli istituti aperti a piena capienza, e anzi in qualche caso con liste d’attesa, soprattutto in centro e nella zona della Fraschetta.

E per quel che riguarda gli asili nido?
Ne abbiamo accorpati tre (nelle zone Fraschetta, Pista e Cristo). Ci siamo basati sulle richieste di iscrizione, ed è stata una scelta che è risultata efficace ed efficiente. Nonostante questo abbiamo ancora qualche posto libero, e per questo abbiamo dato indicazione alle famiglie di iscrivere i bambini ai nidi anche ora. A dispetto della situazione di difficoltà non abbiamo tolto servizi, questo ci tengo a ribadirlo. Anche l’extrascuola funziona regolarmente, affidato al personale del Comune. Nulla è cambiato e nulla è venuto meno, tolti purtroppo i  contratti non rinnovati ai precari.

A noi risulta però che qualcosa per alcune famiglie sia cambiata. Per esempio, ci viene segnalata l’impossibilità di accedere al bonus Inps messo a disposizione per i genitori che sceglievano l’iscrizione al nido dei propri figli invece del congedo dal lavoro entro il primo anno di età. Stiamo parlando di somme fino a 300 euro al mese per 6 mesi al massimo, quindi su un nucleo familiare il risparmio era anche di 1800 euro. Mentre prima esisteva una convenzione con l’Inps che consentiva ai genitori di fare la domanda e ottenere i fondi di sostegno, ora l’istituto di previdenza rispedisce le richieste al mittente, spiegando che il Comune di Alessandria, che adesso gestisce in prima persona il servizio, non ha fatto richiesta in tempo per essere accreditato. Come stanno le cose?
Gli uffici ci stanno lavorando. Sembra in effetti che l’Inps, che certo non ha risorse illimitate e quindi eroga questo bonus solo finché ha i fondi per farlo, abbia fatto sapere che come Comune abbiamo presentato la domanda di accreditamento in ritardo.

Ma quindi l’Inps ne fa una questione di risorse o di tempi entro cui è stata fatta la richiesta?
No, il problema che ci viene sollevato è sui tempi in cui è stata presentata la richiesta, ma noi non molliamo e speriamo ancora di ottenere una proroga. Sicuramente il problema non si ripresenterà dall’anno prossimo (*vedi nota a fondo pagina*).

E nel frattempo? Cosa possono fare le famiglie interessate dai bonus?
Ovviamente possono scegliere di non usufruirne, restando a casa con i propri figli. Oppure possono scegliere il nido “Campanellino”, che la convenzione ce l’ha e ha ancora alcuni posti disponibili.

Veniamo al lavoro di pianificazione. Questo primo anno di mandato è servito anche per gettare le basi per qualche progetto futuro? Se sì, quale?
Stiamo lavorando al continuo miglioramento, che passa attraverso le formazione del personale e il fatto di invogliare le famiglie a scegliere i nostri nidi, vincendo la concorrenza dei privati.

C’è già qualcosa di concreto che verrà realizzato con tempi certi?
Entro il prossimo anno realizzeremo alcuni progetti, volti a migliorare al massimo l’offerta formativa. Penso in particolare alla stesura di una vera e propria “carta dei servizi”, che chiarisca bene compiti e obiettivi di ogni tassello della filiera educativa, e l’attivazione di una comunicazione sempre più stretta con le famiglie, attraverso la stesura di un vero e proprio “patto educativo”.

Quando parliamo di Patto educativo di cosa parliamo esattamente?
Sia la Carta dei Servizi che il Patto educativo sono due strumenti che ad oggi non ci sono e che invece vogliamo arrivare a fornire, costruendoli insieme agli insegnanti e alle famiglie. Mettere al centro il bambino vuol dire integrare la formazione che viene offerta dalla parte educativa fornita dalla scuola e dalla famiglia, migliorando costantemente il dialogo.

E la Carta dei servizi a cosa servirà?
Sarà un vero e proprio progetto formativo che individuerà i diversi soggetti coinvolti, il ruolo che devono avere nell’educazione dei bambini, i servizi che potranno e dovranno essere messi in campo per raggiungere questi obiettivi.

E al momento una cosa del genere non esiste già?
No, si tratta di una novità che speriamo di introdurre noi.

E’ stato fatto altro quest’anno?
Ho girato per le scuole. Giro per i diversi istituti e verifico, a sorpresa, in prima persona come vanno le cose, recandomi sia nelle scuole comunali che in quelle statali, per le quali ho la delega. Ma voglio cominciare queste verifiche anche per gli istituti privati. Non vuol essere però solo un’attività di controllo, pur importante, ma anche di ascolto delle esigenze delle nostre scuole.

Concludiamo parlando del servizio di refezione. La scelta è stata quella di affidare tutto all’Aristor, ma non sono mancate le polemiche. In particolare si è molto discusso in questi giorni dell’introduzione del “piatto unico” invece del tradizionale “primo e secondo” offerto ai bambini. Il Comitato genitori si è lamentato per la scelta, che non è stata condivisa, e ha segnalato come il gradimento finora non sia stato buono da parte degli alunni, che, dicono, corrono così il rischio di rimanere le ore a scuola con la pancia vuota. Qual è l’opinione dell’Amministrazione in merito?
La scelta di Aristor per la ristorazione anche nei nidi è stato semplicemente un allargamento del servizio, visto che l’azienda, che ha ancora una partecipazione del Comune al 15%, serviva già gli altri ordini di scuola (con un contratto fino al 2018, sia per scuole comunali che statali). Per il discorso del piatto unico serve una premessa: io non difendo a spada tratta l’azienda. Ma avendo l’azienda l’incarico, mi sono preoccupata di verificare tutto, dalla provenienza delle materie prime ai criteri di composizioni del menu. La scelta di inserire nel menu invernale, due volte la settimana, il piatto unico non è motivo di risparmio per il Comune.

Lo è forse per l’azienda?
No, neppure. E’ un discorso, ci tengo a sottolinearlo, semmai di abitudine alimentare e di attenzione verso gli alunni. La verità è che mancando spesso una vera educazione al cibo i bambini si rifiutano di mangiare molte cose. Nel sistema con primo e secondo piatto, poteva capitare che venisse mangiato solo il primo o solo il secondo, non ottenendo così un apporto nutrizionale equilibrato e sufficiente. Arricchendo invece un piatto unico si riesce a fornire ai ragazzi più facilmente tutto ciò di cui hanno bisogno. La scelta è arrivata alla fine di un percorso portato avanti proprio con il Comitato genitori e non sono mancati neppure gli appuntamenti di approfondimento con esperti nutrizionisti. La scelta è stata ben ponderata. Poi tutto è migliorabile. Concordo con i genitori che alcuni accostamenti nel menu, come quello di far seguire alla pasta e fagioli un contorno di fagiolini, vadano studiati meglio. E lo faremo. In ogni caso è anche un percorso di educazione alimentare verso i ragazzi, da costruire proprio con le famiglie.

Però il Comitato genitori sostiene di non aver mai avallato la scelta di introdurre fin da questo autunno i piatti unici, pur non essendo pregiudizialmente contrario. In particolare si contesta il fatto che l’introduzione dovrebbe essere l’esito di un percorso di educazione alimentare, e non l’inizio. Secondo quando riportano loro la sperimentazione non sta andando bene, e diverse porzioni non vengono consumate dagli alunni...
Non è vero che le porzioni non vengono consumate, anzi, i nostri riscontri sono positivi. Capisco la posizione del Comitato, ma in ultima istanza non è poi quello l’organo che deve decidere cosa introdurre nel menu e cosa no. Continuiamo il dialogo ma poi le decisioni vanno prese dall’Amministrazione. Ripeto che tutti i valori nutrizionali sono stati bilanciati e ben ponderati. Il nostro monitoraggio comunque continua, e se ci saranno miglioramenti da fare, anche suggeriti dai genitori, siamo sempre disponibili a prenderli in considerazione.
15:20 Precisazioni dell'assessore Maria Teresa Gotta (in risposta ad alcuni dei commenti giunti all'articolo)

I servizi educativi comunali per la prima infanzia (nidi e scuole dell'infanzia),nell'anno scolastico 2012/2013, sono stati gestiti dall'Azienda Speciale Multiservizi del Comune di Alessandria "Costruire Insieme". L'Azienda ha pertanto richiesto, a seguito della legge 92/212,  l'accreditamento all'INPS al fine di dare la possibilità ai genitori di accedere al contributo, pari ad Euro 300 per sei mesi, per l'utilizzo di un servizio come quello del nido d'infanzia (ad oggi sono due le famiglie che hanno fatto tale richiesta). Il Comune di Alessandria con deliberazione del Consiglio Comunale n. 96 dell'8 agosto 2013 ha reinternalizzato i servizi educativi per la prima infanzia. Per non far perdere, alle famiglie interessate, l'opportunità di accedere al contributo in oggetto, l'Ente ha chiesto all'INPS o di subentrare alla precedente richiesta di accreditamento fatta dal gestore dei servizi o di poter inoltrare una nuova istanza di accreditamento, in quanto non si trattava di un semplice ritardo o di negligenza,  ma di una situazione oggettiva originata dalla revoca dell'affidamento dei servizi educativi all'Azienda. La risposta dell'INPS è stata  la seguente: "Il problema è risolvibile con le modalità indicate al punto c) del messaggio hermes n. 13408 del 23 agosto 2013, scegliendo un'altra struttura iscritta nell'elenco delle strutture eroganti servizi per l'infanzia. Se le persone giuridiche concessionarie (...) non sono iscritte nel predetto elenco, la madre potrà comunque beneficiare del contributo, provvedendo ad iscrivere il minore in un nido presente nell'elenco. L'Istituto infatti non può condizionare la libera scelta della persona giuridica che abbia deciso di non iscriversi nell'elenco né tantomeno accettare iscrizioni tardive essendo scaduto il termine per l'iscrizione stessa". "Vorrei sottolineare - precisa l'assessore al Sistema Educativo Integrato, Maria Teresa Gotta - che al Comune sono pervenute soltanto due istanze. Resta, comunque, il nostro impegno per risolvere il problema che non è dipeso da negligenza, ma dal cambiamento dovuto alla reinternalizzazione dei servizi educativi. Fin d'ora è comunque possibile iscrivere questi bambini al nido 'Il Campanellino' che risulta struttura accreditata".
21/10/2013







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