Lu Monferrato

Päis bene di tutti: i luoghi del bello, del brutto e dell'impegno

Il giornale "al Päis d’Lü" si è fatto promotore dell’iniziativa “Päis Bene di Tutti”. Il progetto si pone l'obiettivo quello di individuare quei luoghi che più di altri avrebbero bisogno di attenzione ed intervento. A questo fine è stata realizzata una raccolta dati attraverso un semplice questionario distribuito in cartaceo e online

Nell’autunno del 2013, il giornale al Päis d’Lü si è fatto promotore dell’iniziativa “Päis Bene di Tutti”. Il progetto vuole sensibilizzare i luesi alla cura e alla consapevolezza degli spazi del paese, ponendosi come obiettivo quello di individuare quei luoghi che più di altri avrebbero bisogno di attenzione ed intervento. A questo fine, il progetto partiva dalla raccolta dei dati, attraverso un semplice questionario distribuito in cartaceo e online. Il 31 dicembre si è chiusa la raccolta dei dati ed oggi è possibile tratteggiare un profilo di quella che è la percezione del paesaggio comunale da parte di chi lo vive, nonché avere una base dati con cui comprendere gli strumenti che i cittadini sono pronti a mettere in campo individualmente e vogliono vedere adoperati dall’Ente pubblico.

Quest’esperienza rappresenta, quindi, un modello di pratica che si rivolge per la sua metodologia e gli elementi che essa può offrire a tutte le comunità locali ed associazioni che vogliono mettere in campo azioni di cittadinanza attiva nella valorizzazione del proprio territorio. Per questa ragione qui si presentano i risultati emersi quale esempio di riflessione.

 
Il questionario

Il questionario distribuito si è articolato in un tracciato che ha visto l’integrazione di domande a risposta chiusa e a risposta aperta.

Dopo una prima, batteria di domande volte alla determinazione del profilo sociale dell’intervistato (genere, età, titolo di studio, professione e periodo di residenza a Lu), il questionario interrogava attraverso domande aperte l’intervistato circa i suoi tre luoghi preferiti, quelli più brutti, e quelli che avrebbe voluto vedere valorizzati, chiedendo di motivare queste risposte.

Il tracciato del questionario terminava con alcune domande mirate al sondaggio della volontà dell’intervistato di collaborare ad eventuali nuove iniziative mirate alla valorizzazione del territorio comunale.

 
Gli intervistati

Al questionario hanno risposto 107 persone, 44 uomini e 63 donne, ripartite nelle seguenti fasce di età: 37 under sedici, 12 tra sedici e trent’anni,  51 tra trentuno e sessantacinque, 7 over sessantacinque. Questa distribuzione segue grossomodo il profilo demografico del paese, così come apparso dall’ultimo censimento, in qualche misura ringiovanendolo data la forte presenza dei giovanissimi. Questa presenza si spiega grazie al coinvolgimento degli alunni delle scuole elementari del nostro comune che hanno partecipato in grande numero grazie all’impegno ed alla disponibilità delle loro insegnanti, che qui ringraziamo di cuore, offrendo uno spaccato interessante di Lu visto dagli occhi dei bambini.

Guardando alla provenienza degli intervistati, 72 intervistati si definiscono da sempre luesi; 13 sono residenti al Lu da più di cinque anni; 7 da meno di cinque anni, e 15 vivono e frequentano Lu solo saltuariamente. In tal senso possiamo dire che i risultati raccolti corrispondono ad una visione del paese vista principalmente da chi ci è nato e cresciuto, seppure non manchino informazioni relative al modo di vedere il borgo di chi da meno tempo si è fatto “terra e paese” su queste colline del Monferrato.

 
i luoghi del bello

La prima fondamentale domanda del questionario chiedeva agli intervistati di elencare i tre loro luoghi preferiti. In tal senso si voleva comprendere quali fossero i “luoghi del cuore” cui lega ed è legata la popolazione luese, nonché i motivi di tale predilezione. Dalle motivazioni date è emerso sostanzialmente che l’affezione sorgeva dal ricordo, dalla contingenza personale e, soprattutto, dalla bellezza dei luoghi elencati. In tal senso, a tutti gli effetti, il quadro emerso dalle risposte può essere letto come una vera e propria carrellata dei “luoghi del bello” che punteggiano il nostro territorio.

Con esclusione della scuola, luogo elencato unicamente dai più giovani, perché luogo principale della loro vita, attività, e socializzazione, la percezione di tutti gli intervistati tende a coincidere. Guardando le risposte notiamo come siano complessivamente tre i luoghi preferiti: il belvedere della Prevostura (39%), il belvedere della Torre (17%), la Cappelletta della Madonna delle vigne e la vecchia strada Lu-Cuccaro (16%). Principale motivazione di questa predilezione è il panorama che questi luoghi offrono, aprendo l’orizzonte verso la pianura, le Alpi e gli Appennini. In tal senso, si può dire che il bello di Lu è in primo lo sguardo sul mondo che offre il paese prima ancora che i suoi edifici e le sue strade, seppure questi sono conosciuti ed amati da alcuni.

 
I luoghi del brutto.

Seconda fondamentale domanda del questionario si rivolgeva ai luoghi più brutti, quelli che maggiormente si legano ad un senso di disagio e di repulsione. La distribuzione delle risposte a questa domanda appare sostanzialmente diversa da quella della precedente. Se la percezione del bello si lega a punti precisi, il brutto è una dimensione di insieme che coinvolge luoghi e condizioni variegate tutte ancorate al vissuto quotidiano del paese.

Le risposte offerte mettono in luce un’ampia selezioni di luoghi, individuati ognuno di essi spesso solo da pochi intervistati. In questo panorama fortemente frammentato è però possibile individuare un luogo che più di altri è considerato “brutto”, degradato e svilente per la qualità complessiva del paese: via Onetti ed in particolare l’edificio del ristorante Papà Francesco (21%). A questo luogo è da aggiungere l’ingresso del paese venendo dalla strada provinciale 71 da San Salvatore M.to (15%) percepito come non adeguato per l’uso come parcheggio della piazza, per lo stato e dall’aspetto di alcuni edifici, e più in generale per il degrado urbano che viene percepito non solo nella zona. Infatti, la questione del degrado ed il senso di abbandono sono temi trasversalmente rilevati  individuati come tratto problematico dell’intero paese (7%) o più specificatamente di singoli luoghi, come il mercato coperto (8%) od il parco giochi (6%). A questi luoghi, nell’elenco del brutto si aggiungono strade non particolarmente curate o i cui edifici sono visti come sostanziale detrimento della bellezza complessiva di Lu. Esempi sono via Marconi (5%) e via Spalto (6%).

 
I luoghi dell’impegno

Ultima fondamentale domanda della ricerca è stata quella circa i tre luoghi che gli intervistati vorrebbero vedere valorizzati. L’elenco che ne scaturisce dialoga con i precedenti definendo un interessante orizzonte d’impegno e di cittadinanza attiva.

Come già nel caso dei luoghi del brutto, l’elenco è variegato, ma all’interno di questo si notano luoghi che particolarmente attraggono l’attenzione degli intervistati. Il principale è sicuramente la Peisa, p.za Gherzi (16%) vista oggi come poco significativa, in qualche misura triste e mal sfruttata.  Se, però, a p.za Gherzi è riconosciuta complessivamente la vitalità sono due altri i luoghi che il sentire luese vorrebbe vedere migliorati: l’ex-ristorante papà Francesco (7%) e il parco giochi in viale delle Rimembranze (7%). Ad entrambi questi posti è riconosciuto un complessivo stato di abbandono e degrado, massimo nel caso del palazzo di via Onetti, che fanno di questi luoghi presenze deturpanti l’integrità del paesaggio del borgo (è il caso del ristorante) o più semplicemente un’occasione sprecata per la popolazione luese ed i suoi avventori (è il caso del parco giochi). La stessa strada per Cuccaro (6%), la prevostura con il complesso delle Figlie di Maria Ausiliatrice (6%) ed il gerbido (2%) sono luoghi che richiederebbero maggiore cura per meglio essere vissuti ed apprezzati. Se non mancano, nei questionari, riferimenti specifici  a chiese, piazze, piazzette e palazzi, quello che però gli intervistati maggiormente lamentano è un più complessivo senso di trascuratezza che esprime il paese, lo stato delle sue case, delle sue strade, dei suoi vicoli (15%): un oggetto di desiderio che implicitamente richiede una collettiva risposta.

 
I tipi di intervento

Di fronte alla domanda specifica su quali siano i modi per valorizzare i luoghi scelti, gli intervistati hanno proposto risposte molteplici, per lo più inviti alla cittadinanza attiva, all’impegno individuale, supportato da alcuni interventi di carattere pubblico: si va dalla cura delle facciate al massiccio intervento da parte del Comune.

Il caso dell’ex-ristorante papà Francesco è quello che vede la maggiore richiesta di intervento pubblico: gli intervistati vedono necessario l’abbattimento o la radicale ristrutturazione dell’edificio, oggi di proprietà privata, quindi il rifacimento dello spiazzo antistante nell’ottica di un utilizzo pubblico quale luogo di incontro e belvedere. Di fronte all’enormità e alla complessità del problema, non è trovato spazio per l’effettiva azione da parte della collettività, dei singoli cittadini.

Se quest’edificio può essere visto come l’esempio di un problema attinente all’area di intervento del pubblico, il caso di Piazza Gherzi è una vera e propria arena dove pubblico e privato possono, potenzialmente, collaborare in un comune progetto di abbellimento: se da una  parte viene richiesto insistentemente la rimozione, quanto meno la riduzione del numero e della durata, dei parcheggi è sottolineato anche come sia attraverso l’uso di questo spazio come scena di eventi, quali quelli della scorsa estate, a poter ravvivare e dare un maggiore valore a tale spazio: eventi la cui organizzazione attiene di per sé maggiormente al privato, al terzo settore, piuttosto che all’iniziativa pubblica.

In generale quello che è visto come centrale è la maggiore cura per gli spazi: una cura che va da una parte ad esprimersi nel miglioramento delle condizioni delle strade e degli arredi urbani, dall’altra ad un attivo interesse che porti i cittadini a tenere in ordine le facciate e gli spazi antistanti le proprie abitazioni, nonché a interessarsi maggiormente della realtà del paese.

Conclusione

I risultati di questa ricerca offrono un quadro articolato della percezione del paese da parte dei suoi abitanti.

In generale, gli intervistati riconoscono a Lu delle qualità estetiche sostanziali che non sempre sono valorizzate. Il valore estetico del paese è principalmente individuato in chiave paesaggistica, nella sua capacità di aprire lo sguardo sull’orizzonte più ampio delle montagne e della pianura. In parallelo a ciò è interessante notare come la bruttezza sia sostanzialmente percepita verso l’esterno, nell’ottica di chi viene a Lu, piuttosto di chi ci vive nel paese e pensa principalmente alla funzionalità del paesaggio. Considerando ciò, diventa evidente come il ragionamento sul bello e sul brutto, su come migliorare il paese si leghi strettamente ad un ottica di sviluppo che apre Lu maggiormente al vasto mondo, all’avventore che più o meno per caso giunge nel paese, e vuole fare di questo comune un luogo di cui innamorarsi.

Il questionario ha fatto emergere chiaramente l’affezione e la stima per il paesaggio di Lu che lega i suoi abitanti al territorio. Questo paesaggio, però, è riconosciuto come lungi dall’esprimere al meglio le sue caratteristiche. Se da una parte, gli intervistati, chiedono una maggiore attenzione ed impegno da parte dell’ente pubblico, dall’altra lasciano vedere come il miglioramento dello spazio urbano sia percepito come una realtà dove l’impegno del singolo può fare la differenza. Chiarificando quali siano i luoghi che più di altri necessitano questo lavoro, il questionario apre quindi proprio a questa dimensione di cittadinanza attiva, rilanciando l’invito all’impegno ed alla cura.
 

4/02/2014
Michele Filippo Fontefrancesco - redazione@alessandrianews.it







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