Alessandria

Rossa: “è mancato il confronto con i cittadini. Da gennaio incontri pubblici”

Il primo cittadino sul programma di mandato: “un anno straordinario, caratterizzato da continue emergenze”. “Persi tre assessori? Barberis un idealista che avrebbe preferito il commissario per non sporcarsi le mani. Ivaldi avrebbe dovuto fare qualche inaugurazione in meno e studiare di più”

ALESSANDRIA - Al termine del percorso di verifica sui risultati raggiunti nel primo anno del programma di mandato, affrontato con una serie di interviste ai diversi assessori, abbiamo incontrato il sindaco Rita Rossa per fare il punto della situazione e chiederle conto delle scelte che hanno caratterizzato finora il suo percorso da Primo cittadino. Oggi la prima parte dell’intervista, martedì la seconda. 

Sindaco Rossa, iniziamo la nostra verifica di questo suo primo anno di governo della città facendo un passo indietro e ricordando lo slogan della sua campagna elettorale: “Insieme”. Lei viene accusata infatti non tanto, o non solo, di aver tagliato servizi e posti di lavoro, ma di non aver coinvolto i lavoratori nelle scelte, e di aver fatto promesse poi non mantenute. I dipendenti Aspal in cassa integrazione, le precarie della scuola non riconfermate, sono forse gli esempi che hanno fatto più rumore. I sindacati l'hanno accusata a più riprese di arrivare ai tavoli di confronto con soluzioni, ritenute sbagliate, solo da comunicare e non da costruire attraverso un percorso comune... é vero?
In parte sì. Riconosco che rispetto allo slogan della campagna elettorale in questa prima parte di mandato è mancata la costruzione di una partecipazione che coinvolgesse in modo organico le diverse forze della città. Paradossalmente, il nostro limite è stato proprio quello di fermarci alla miriade di tavoli di confronto convocati, specialmente con i sindacati. All’inizio dell’esperienza di governo, anzi, i sindacati stessi avevano di fatto un’espressione più diretta all’interno della Giunta (con l’assessore Puleio ndr).
Le soluzioni portate ai tavoli erano in molti casi le uniche possibili, con scarsi margini di trattativa perché c’erano da prendere scelte obbligate, imposte dalla legge. Quello che più è mancato è stato l’ascolto di un interlocutore che ai tavoli non si è mai potuto sedere, cioè i cittadini di Alessandria, coloro che chiedono giustamente tasse più basse e servizi migliori. Per accontentarli serve un percorso di risanamento delle aziende comunali, tagliando soprattutto sui costi del personale, che incidono per la quota maggiore sul totale. L’accusa che con più efficacia ci può essere mossa è quella di aver pensato soprattutto ai lavoratori dipendenti del pubblico e non a tutti gli altri. Dobbiamo recuperare su questo aspetto, utilizzando un metodo di partecipazione che tenga conto dei cambiamenti in atto nella nostra società: la verità è che c’è una crisi dei soggetti collettivi, perché questi non rappresentano più la sintesi degli interessi di cui sono portatori. Quindi per un’istituzione non è più sufficiente rapportarsi solo con i movimenti associativi. Questo non vuol dire che la democrazia diretta debba essere l’unico metro per un’attività di governo, ma che bisogna fare in modo che a fianco dei tavoli di confronto, anche serrato, con sindacati, associazioni di categoria ed espressioni del mondo associativo, ci siano momenti nei quali si “esce dal palazzo”. Questo è quanto dovremo fare da adesso in poi.
Mi piace comunque ricordare che, pur fra mille difficoltà, non abbiamo licenziato nessuno, anche se alcuni precari hanno purtroppo perso il posto di lavoro, non potendo loro rinnovare il contratto per legge. E non voglio dimenticare neppure i sacrifici dei cassaintegrati di Atm, quelli del Tra e quelli di Aspal. Sappiamo quanto grave sia la situazione, anche se un po’ per volta ne stiamo uscendo.

Non sarebbe però stato il caso di organizzare incontri pubblici per discutere con i cittadini le scelte dell’Amministrazione fin dall’inizio? Noi di AlessandriaNews.it attraverso questo giro di interviste ci abbiamo provato, ma quello del confronto costante era un impegno preso da parte sua già in campagna elettorale. Non c’è stato proprio il tempo materiale di farlo, non ci avete pensato o cos’altro?
Questo è stato un limite figlio di una situazione drammatica e assolutamente straordinaria. Ogni giorno abbiamo dovuto fronteggiare vere e proprie emergenze, conseguenze dei danni fatti dalla precedente amministrazione. Quasi ogni giorno vengono a galla nuove falle riferite al passato, che richiedono impegno di tempo e risorse per evitare disastri, quali pignoramenti di beni comunali essenziali per l’erogazione dei servizi, come per esempio i mezzi per il trasporto pubblico.
L’impegno finora è stato quello di sistemare i bilanci e fare chiarezza sulla situazione complessiva che ci è stata lasciata. Senza questo passaggio sarebbe stato difficile aprire un confronto con i cittadini.
La ricognizione dei conti in realtà continua. Gli sprechi più evidenti della precedente amministrazione, come l’acquisto delle rose, i concorsi di ippica, le cene faraoniche a spese dell’Ente sono venuti fuori, ma noi incontriamo ancora dei professionisti che hanno svolto lavori per il Comune e vengono a reclamare soldi da noi, anche se non esistono documenti scritti che lo dimostrino, perché la precedente amministrazione era abituata a gestire una serie di spese con impegni semplicemente sulla parola.
Questo primo anno è stato così complicato perché Alessandria è stata un terreno di sperimentazione normativa, e alcune leggi sono state cambiate in corso d’opera proprio analizzando determinate situazioni che si venivano a creare per la prima volta, e le loro conseguenze. Neppure il Ministero in molti casi era immediatamente in grado di fornire risposte alle nostre richieste di chiarimento sui percorsi da intraprendere per risanare l’Ente. Quello che dico è che troppo spesso si sono adottati criteri di normalità per giudicare invece una situazione davvero straordinaria, e il mio compito è stato finora quello di provare a trovare una sintesi fra tutte le esigenze particolari. Capisco che ciascuno veda il suo punto di vista come prioritario: i lavoratori di Amiu e Atm hanno diritto alla quattordicesima, i lavoratori di Aspal di salvare il posto di lavoro, i cittadini di pagare meno tasse e avere servizi migliori.
Da parte mia non è mai mancata la disponibilità al confronto: fossero lavoratori o genitori, come avvenuto ultimamente, sono sempre stati ricevuti a Palazzo Rosso, o mi sono io recata dove mi è stato chiesto di andare.
Ora però bisognerà organizzare momenti di confronto diretto con i cittadini. In questo campo la politica deve ritrovare la propria dignità, che ha meritatamente perduto. Io sono disponibile a farlo e dello stesso avviso sono anche i membri della Giunta e della maggioranza in Consiglio comunale. Ovviamente per renderlo possibile servono strumenti adeguati, che vanno costruiti ad hoc.

Come e quando ci saranno i primi confronti pubblici? Proviamo a fissare concretamente una data?
Organizzeremo una giornata seminariale interna alla maggioranza per raccogliere le idee e fissare i punti da offrire poi alla discussione con i cittadini. L’obiettivo è che tutti siano disponibili alle critiche, specie se costruttive, e in un clima di trasparenza rispetto alle proprie posizioni.
Noi culturalmente, come classe dirigente, siamo responsabili dei modelli di partecipazione che si sviluppano. Alcune volte mi sento dire: “l’abbiamo votata, adesso ci aspettiamo che ci dia una determinata risposta”. Io dico sempre che quando un cittadino esprime un voto ha il diritto di avere un proprio rappresentante, anzi, lo stesso vale anche per chi ha votato un altro candidato: il sindaco deve essere il sindaco di tutti. Penso però di avere anche il diritto di presentare le mie scelte, disposta a rivederle se mi renderò conto che sono sbagliate, ma anche consapevole che alcune decisioni vadano prese, assumendomene la responsabilità. Non si può costruire consenso offrendo in cambio qualcosa, come avveniva in passato. Se io avessi dovuto guardare al mio tornaconto personale avrei fatto scelte politiche molto più comode, che pure avevo davanti, e non mi sarei candidata come sindaco. Non dimentichiamoci tutte le clientele che per generazioni hanno garantito consenso alle classi dirigenti del passato, ma che ora hanno messo in ginocchio la città.
Gennaio sarà il mese giusto per aprire il confronto con i cittadini, lavorando fin d’ora per prepararlo al meglio.

Sulla trasparenza e sulla coerenza ha fatto una battaglia forte fin dalla campagna elettorale. Però tre suoi ormai ex assessori (Puleio, Barberis e Ivaldi) l’hanno accusata di non discutere a sufficienza le scelte, di non condividere percorsi, di disattendere quanto promesso in campagna elettorale. Ivaldi ha detto che in Giunta non c’era lo spazio per un vero confronto. Barberis che si è cambiata rotta rispetto a quanto promesso ai cittadini e ai membri della maggioranza. Cos'è successo?
Premesso che mi sento di dichiarare stima per tutti i tre assessori in questione (oltre a loro vi sono state in questo primo anno le dimissioni di Pietro Bianchi, passato alla presidenza dell’Amag, e Oria Trifoglio, per incompatibilità con la nuova carica professionale assunta presso l’ASO ndr), mi sembra giusto distinguere le diverse situazioni. Nuccio Puleio si è dimesso inviandomi una lettera personale nella quale diceva che si rendeva conto che la via da prendere fosse solo una e obbligata, e che lui non si sentiva di percorrerla. Anzi, il giorno che ci siamo salutati mi disse: “mi rendo conto di avere io la libertà di poter fare così, mentre tu non puoi permettertelo, perché se arrivasse un commissario il disastro sarebbe ancora maggiore”. Barberis invece ha assunto una posizione di purezza rispettabile ma totalmente ideale e non legata ai fatti concreti, sostenendo come: “a questo punto meglio venga un commissario in modo da non essere noi a sporcarci le mani”. Se così avessimo fatto gli effetti sarebbero stati devastanti. Un assessore non può scegliere di proporre una linea che non può avere applicazione pratica, come “opporsi alla legge”. E’ un’idea certamente romantica, ma disubbidire e portare un bilancio in disavanzo avrebbe voluto dire non tutelare minimamente quei lavoratori che oggi magari ci contestano ma nei confronti dei quali un commissario avrebbe avuto certamente meno attenzioni. Penso per esempio ai 13 dipendenti Aspal distaccati che hanno fatto causa al Comune sfruttando la clausola di rientro per essere reintegrati nell’organico dell’Ente. Con una scelta credo coraggiosa abbiamo preferito non opporci alla causa. Quale commissario avrebbe fatto una scelta simile? E vorrei ricordare che anche all’interno della Giunta non tutti erano d’accordo. L’assessore Ivaldi in quel caso non si presentò proprio per non assumersi quella responsabilità, essendo contrario.

Cioè l’assessore Ivaldi avrebbe voluto che il Comune si opponesse alla causa di rientro?
Esatto. La Giunta aveva assunto la delibera di non opposizione al diritto sacrosanto di quei lavoratori di tornare in Comune, esercitando la loro clausola di rientro, ma questo ovviamente è uno dei diversi atti che abbiamo assunto, con senso di responsabilità, anche se mette a rischio chi ha votato la delibera. E Ivaldi mi comunicò che questa responsabilità non voleva assumersela. Questo è stato il primo punto della nostra rottura. Il secondo è stato l’episodio legato alla non volontà di votare il riequilibrio di bilancio. E’ un anno che ne parliamo, fornendo ogni volta numeri e documenti a tutti gli assessori. Il punto è che è dovere di ogni assessore leggere i documenti che gli vengono inviati, anche via email. Gianni Ivaldi avrebbe fatto meglio magari a rinunciare a qualche inaugurazione in giro per la città e a passare più tempo a fare la fatica di studiare i documenti. Invece non ha avuto neppure il coraggio di esprimere pubblicamente la propria contrarietà, facendo semplicemente in modo di non farsi trovare. Per questo ho spostato la riunione di Giunta fissata per ratificare la revisione del bilancio al giorno seguente, quando mi ha comunicato che non sarebbe venuto perché contrario. Invece io dico che in un caso come questo bisogna presentarsi, assumersi le proprie responsabilità e spiegare le ragioni della propria contrarietà, facendo proposte alternative per tempo. Tutti gli assessori sapevano che il 18 ottobre era una data perentoria e che non sarebbe stato possibile sforarla. Se c’erano perplessità avrebbe potuto per tempo chiedermi un appuntamento e discuterne. Inoltre stiamo parlando di un documento che ha ottenuto il parere positivo dei revisori dei conti, gli stessi che in passato non hanno esitato a bocciarne altri. Mi aspettavo a quel punto da lui delle dimissioni, che però non sono arrivate.

Martedì la seconda parte dell’intervista sui temi del rispetto del programma di mandato, del welfare, del riequilibrio di bilancio, dei beni comuni e della coerenza fra alcune dichiarazioni degli assessori e la posizione ufficiale della Giunta. Abbiamo inoltre chiesto al sindaco se abbia o meno rimpianti su questa prima fase del suo mandato, quale voto pensa di poter assegnare alla sua compagine di governo e quali obiettivi concreti sarà in grado di realizzare entro il secondo anno di mandato.
18/11/2013







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