Alessandria

Rossa: "darci un voto? Meritiamo un bel 7”

Ecco la seconda parte dell’intervista con il sindaco di Alessandria sulla verifica del primo anno del programma di mandato. “Coerenza? Si può venir meno ad alcune promesse elettorali se l’obiettivo è salvare la città”. L’obiettivo per il prossimo anno? Chiudere la riorganizzazione delle partecipate”

ALESSANDRIA - Proseguiamo la verifica dalla presentazione del programma di mandato con Rita Rossa, sindaco di Alessandria. Dopo la puntata di ieri, lunedì 18 novembre, ecco le risposte del Primo cittadino sugli altri temi inseriti nel piano di governo della città. 

Sindaco, secondo lei, parte delle polemiche di quest'anno sono figlie di una campagna elettorale che ha fissato obiettivi troppo ambiziosi? Si era parlato di difesa dei beni comuni e ora invece state spiegando che è impossibile non vendere spazi d'incontro della cittadinanza...
Un chiarimento su questo punto è importante. Sicuramente in campagna elettorale non potevamo aspettarci di dover affrontare tutto questo. I documenti in comune erano di fatto secretati. Il dissesto ha fatto sì che l'Osl (Organismo Straordinario di Liquidazione) ora ci dica che i beni immobiliari non sono più nella nostra disponibilità ma devono essere utilizzati per ripianare i debiti. Già aver tolto il punto D e l'ex taglieria del pelo dalla vendita è stato oggetto di pensanti sottolineature da parte loro e ci potrebbe generare non pochi problemi. D'altronde ci sono creditori che aspettano di essere pagati: bisogna prendere atto della situazione e provare a resistere con i mezzi che concretamente si hanno a disposizione, capendo però le ragioni di tutti i soggetti interessati. E' come quando una famiglia ha fatto troppi debiti e deve ripartire. I sacrifici sono dolorosi e non piacciono a nessuno, ma si devono pur fare. Il dissesto paradossalmente consente ad Alessandria di portarsi avanti con un rinnovamento che dovrà riguardare tutti i comuni d'Italia, perché la crisi è complessiva e i vecchi sistemi non si possono reggere se non con profonde riorganizzazioni. 

Quindi secondo lei parte delle polemiche sono dovute a un problema di comunicazione con la cittadinanza? Di solito in questi casi si dice così…
Noi in un anno e mezzo abbiamo cercato di mettere insieme risanamento, resistenza alle norme e volontà di assumerci delle responsabilità. Io non so quanti sindaci abbiano mai fatto delle ordinanze di sequestro di soldi alle banche. Ci sono procedure in corso delle quali risponderò io. Ma sono tranquilla di esser nel giusto. La mia posizione non è quella di abbracciare la linea delle dismissioni e del Comune snello ad ogni costo. Il pubblico non sarà più erogatore universale di servizi perché non può esserlo, non ha le risorse per farlo e non è detto che sia sempre il migliore a farlo. Avere partner privati da valorizzare non è per forza un'eresia. Ovviamente al pubblico deve restare il compito di vigilare e dare l'indirizzo. Noi continuamo a difendere la partecipazione come un valore, ma c'è una partecipazione sana e vitale per la città che viene dal privato sociale, per fare un esempio. In passato in questo Ente si sono spesi milioni di euro per pagare testate giornalistiche, interviste e fare pubblicità sull'operato di chi stava al governo, comunicando molto di più con i cittadini. Noi abbiamo dovuto responsabilmente mettere a zero queste voci di bilancio, consapevoli però che nell'epoca dell'informazione e della comunicazione questo sarebbe stato un problema. 

Non sarebbe stato più corretto però presentare questo modello direttamente in campagna elettorale e chiedere su questo il voto dei cittadini? 
Nel programma elettorale c'erano anche punti che parlavano di valorizzazione di questi aspetti di collaborazione. Comunque l'esperienza diretta resta la via più efficace per sottoporre alla prova dei fatti le proprie convinzioni. E' giusto che chi viene eletto per affrontare problemi, dopo averli analizzati, individui le strade migliori da perseguire, assumendosi la responsabilità di determinate scelte. La Cultura, giusto per un fare un esempio, è gravemente in sofferenza perché il pubblico non ha soldi da investire, ma ha ricadute troppo importanti per la crescita di una comunità perché venga lasciata indietro. Ben vengano allora imprenditori illuminati con i quali confrontarsi e studiare percorsi reciprocamente virtuosi. Pensiamo a qualche esempio concreto: per il centro Borsalino in passato è stato garantito a un privato un contributo annuale, il pubblico ha fatto investimenti e tacitamente promesso che il privato avrebbe anche potuto non pagare le bollette. Si fa un'azione di giustizia a proseguire in questa direzione? Io penso di no, neppure nei confronti di altri privati che si trovano a concorrere in situazioni di svantaggio. Invece luoghi come la Familiare sarebbe delittuoso se venissero venduti. Non bisogna fare di tutte le erbe un fascio ma valutare con attenzione caso per caso, essendo consapevoli che in qualche caso vorrà dire sacrificare la coerenza rispetto a quanto promesso in campagna elettorale. 

Fra le polemiche più accese alcune hanno riguardato dichiarazioni rilasciate dall'assessore al bilancio Matteo Ferraris: le posizioni espresse dagli assessori sono sempre quelle della Giunta o può capitare che parlino a titolo personale? 
L'assessore Ferraris ha il ruolo di presidiare i delicati temi del bilancio, ed è bene che abbia le posizioni che ha, consapevole che poi vadano mediate con gli altri colleghi di giunta. So che a volte è 'più realista del re', ma a onor del vero gli va riconosciuta la capacità di presentarsi al confronto con un approccio propositivo e sempre disponibile a rivedere in maniera flessibile le sue posizioni. Ciascuno ha le sue caratteristiche: lui ha anche una certa dirompenza nel modo di porsi, ma il confronto è costante e le posizioni che vengono poi assunte collegialmente stemperano i suoi toni. Siamo una Giunta che discute, e il ruolo del sindaco è anche quello di produrre una sintesi complessiva. 

A proposito di tagli e risparmi: c'è chi sostiene che sia materialmente impossibile risparmiare 41 milioni di euro in così poco tempo. Come ci si riesce? 
In parte sono state, ovviamente, operazioni contabili. Abbiamo poi tagliato dei trasferimenti, rinunciato a molte cose, non abbiamo più fatto manutenzione da nessuna parte. Con la spending review interna abbiamo risparmiato 2,5 milioni di euro, ma è solo un esempio. Abbiamo ridato un esito virtuoso all'introito di alcune tariffe, come la Tia-Tares, e operato una manovra tariffaria molto importante che ha dato i suoi frutti. L'appalto del verde, giusto per fare un altro esempio, è passato dal costare 2 milioni a 450 mila euro. E' chiaro che la città però sia in sofferenza e certe restrizioni in questa fase siano dure da accettare. I sacrifici costano. 

Fra le polemiche di questi ultimi giorni ce n'è stata una che si collega ai temi della trasparenza: il consigliere comunale Emanuele Locci ha denunciato la violazione del regolamento comunale spiegando come si stia tentando di impedire ai consiglieri di svolgere le funzioni di controllo sulle strutture pubbliche, rendendone difficoltoso l'accesso per eventuali ispezioni. Come stanno le cose? 
Io non ho firmato nessun atto e nessuna richiesta scritta in questa direzione. Ho solo fatto una domanda al Segretario generale su quali siano i termini della questione. Se io, genitore, vedo entrare nella scuola assessori o consiglieri che non hanno l'autorizzazione del dirigente scolastico potrei preoccuparmi. A scuola ci sono bambini di diverse età, credo sia giusto che servano criteri per controllare l'accesso alla struttura di personale esterno, specialmente per evitare pericoli sanitari. 

Nell'intervista con l'assessore Oneto c'era una domanda che riguardava la convocazione permanente degli Stati generali della Cultura. A cosa ci si riferiva in particolare? 
In realtà è ciò che sta facendo l’assessore, intercettare le energie culturali del territorio e lavorare perché siano in rete. Come d’altronde è già successo per la nuova stagione teatrale.

Fra le critiche che vi sono state mosse quest'anno c'è stata anche quella di essere troppo poco coraggiosi, per esempio non avendo ancora costituito una vera e propria ztl in centro, o poco attenti a intercettare fondi da altri circuiti, siano essi finanziamenti Edisu per l'Università o risorse provenienti dall'Europa. Cosa ne pensa? Si sarebbe potuto fare di più? 
Bisogna capire cosa ci ha rallentati. Un tempo si commissionava uno studio sulla viabilità e si era pronti a intervenire. Oggi quei fondi non ci sono più. Anzi, la nostra attenzione deve andare prima di tutto a far rispettare ciò che già c'è: per esempio la ztl dalle 16 alle 20, e per questo lavoriamo con i privati a progetti che siano a costo zero per il Comune. Le telecamere in città sono ancora spente e visti i numerosi tagli anche la Polizia Municipale ha sempre meno risorse a disposizione. E poi c'è la volontà di fare scelte che siano costruire con cittadini e commercianti. 

E per quel che riguarda i progetti europei? 
E’ vero, ma ci stiamo riorganizzando internamente per destinare persone a questo obiettivo. E’ fondamentale intercettare fondi dall'Europa, ma purtroppo chi se ne occupava aveva un contratto che non è stato rinnovato. Con il rettore dell’Università sto facendo un ragionamento più complessivo di assetto urbanistico, per dare la possibilità all’università di avere gli spazi che servono al suo sviluppo, e insieme abbiamo chiesto all’Edisu degli impegni concreti. Io lo avevo già fatto quando mi trovavo in Provincia.

Veniamo al tema del welfare. Purtroppo non ci è stato possibile intervistare l'ormai ex assessore Oria Trifoglio, che ha dovuto lasciare l'incarico per sopraggiunta incompatibilità. Cos'è stato fatto quest'anno? Nel programma di mandato si sottolinea l'importanza di affrontare il nodo del sostegno alla fasce più in difficoltà mettendo in campo modelli innovativi... 
Mi dispiace moltissimo per Oria Trifoglio, vittima di un’interpretazione discutibile della legge. E’ stata preziosa per noi, una grande professionista, ed è assurdo che abbia dovuto lasciare il suo incarico. La premessa d'obbligo è che il Comune da solo può fare poco. Servono trasferimenti da Stato e Regione che però non stanno arrivando. Ho un grande peso sul cuore, che è quello di aver dovuto azzerare 700 capitoli di spesa sui 1720 totali. Ovviamente le ricadute, anche in tema di welfare, sono profonde. 

Però i soldi al Cissaca finalmente arrivano in maniera regolare, è già qualcosa no?
Sì lo è, e non è poco. Il Cissaca aspettava 9 milioni di euro. La precedente amministrazione aveva cancellato la quota consortile, che pure è un obbligo di legge, e perfino abbassato la quota per cittadino da 29 a 26 euro, sebbene Alessandria riceva molti più servizi di quelli che in realtà paghi. E' assurdo che lo Stato abbia tolto i trasferimenti di fondi per l'emergenza casa ad esempio, offrendo un sostegno ai morosi incolpevoli, cioè che a coloro che per aver perso il posto di lavoro o per altre vicende personali non sono materialmente più in grado di pagare l'affitto. Farlo vuol dire fra l’altro creare problemi sociali ben più gravi e potenzialmente pericolosi.

Ma quando parlate di approccio innovativo a cosa vi riferite in concreto?
A ciò che stava facendo così bene Oria Trifoglio: lavorare a una rete costituita da un approccio non solo burocratico ai problemi. Noi per esempio avremmo deciso con i soldi del fondo sociale, anziché rispettare l’obbligo della costituzione di un nuovo bando per le case popolari, di destinarli direttamente al sostegno, operando una revisione dinamica delle graduatorie. In pratica vuol dire non spendere soldi in software e burocrazia ma girare i fondi a chi ne ha direttamente bisogno. Dalla Regione ci dicono però che la legge non lo prevede, quella stessa legge che imporrebbe loro di trasferirci fondi che però non ci stanno arrivando. Sinceramente penso proseguiremo comunque per la nostra strada. E' chiaro che abbiamo chiesto alla Fondazione di destinare i suoi contributi a sostegno delle emergenze più gravi. Abbiamo attivato un tavolo tecnico su freddo e povertà che mette in rete diversi soggetti. E ne ho chiesto un altro permanente da tenere in Prefettura.  Voglio citare anche la mediazione culturale: è uno di quei servizi che difendiamo fortemente e che all'interno della riorganizzazione di Costruire Insieme torna ad avere un ruolo importante per la città. 

Ha qualche rimpianto in particolare rispetto al suo primo anno di mandato?
Il rimpianto è quello di aver sottratto molto tempo alla mia famiglia, finendo per lavorare tantissimo fuori da casa. A mia madre in particolare, alla quale in una fase un po’ delicata della sua vita non riesco a donare il tempo che meriterebbe. Ma anche a mia figlia. Questo l’ho messo in conto, e sono consapevole che siano comunque dimensioni personali. Sul piano pubblico è quello che ho già detto: essere uscita poco dal palazzo e non essere riuscita a spiegare meglio la ragione di certe scelte, specie quando queste cambiavano rispetto a quanto promesso in campagna elettorale.

Che voto si dà e dà alla sua Giunta per questo primo anno?
Io da insegnante non ho mai largheggiato nei voti, usando la scala per intero. Giudicare se stessi è molto difficile, e poi io tendo a vedere di più gli aspetti negativi. Lo sforzo che la giunta ha fatto è sicuramente da 7. Io non riesco a darmi un voto. 

Ci si sente soli a fare il sindaco di Alessandria oggi?
Assolutamente sì. Ci si sente molto soli.

La Giunta ha bisogno di nuovi innesti. Quando arriveranno e con che criteri saranno scelti i nuovi assessori? 
Saranno annunciati fra pochissimo. Rafforzeremo sicuramente il profilo politico della Giunta, vista anche la nostra volontà di sempre maggiore confronto con i cittadini. 

Fissiamo alcune priorità da raggiungere entro il secondo anno di mandato? Obiettivi concreti e misurabili, dai quali far partire la verifica l'anno prossimo...
Il riassetto delle partecipate con soluzioni che siano stabili per quel che riguarda i servizi, il riassetto della città da un punto di vista della viabilità, valorizzazione concreta del ruolo dell’Università e alcuni interventi sostanziosi sul tema del welfare. In generale ridare una normalità alla vita cittadina. Penso anche a provvedimenti come quello di ridare il buono pasto ai dipendenti comunali, non appena ce ne sarà la possibilità. 
19/11/2013







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