Alessandria

Scuola: le bambine mediamente più brave, ma i maschi eccellenti?

Prosegue il nostro viaggio, grazie al confronto con alcuni docenti, sul mondo della scuola. I 10 spunti di riflessione di questa settimana riguardano il passato, il presente e il futuro della formazione scolastica in Italia. Come sono cambiati gli studenti (e i loro genitori) rispetto a qualche generazione fa? Quanto è mutata la scuola con internet? E’ vero che le femmine sono mediamente più brave? Ecco le loro risposte…

ALESSANDRIA - Abbiamo incontrato gli insegnanti Marinella Smilovich (scuola dell’Infanzia Galilei), Tatiana Gandini (scuola elementare Morbelli), Piera Ottonelli (scuola media Manzoni), Patrizia Nosengo (liceo Scientifico Galilei) e il dirigente Gianfranco Pasetti (Istituto Comprensivo Straneo) per proseguire insieme la discussione sullo stato di salute della scuola: dopo aver affrontato il tema dell’integrazione e le sfide legate alla grande presenza di studenti stranieri, oggi proseguiamo l’indagine tentando di tracciare l’evoluzione che la scuola nel suo complesso sta vivendo. Come sempre si tratta di un contributo raccolto prima di tutto con l’obiettivo di aprire un dibattito e stimolare la riflessione, con l’invito ai nostri lettori di prenderne parte attiva.

1 – DIFFICOLTA’ CRESCENTI VOGLIONO DIRE DELUSIONI CRESCENTI?
Il livello medio nella scuola si è abbassato. In particolare può capitare che i docenti scelgano di gratificare maggiormente gli sforzi degli alunni nei primi cicli scolastici, per esempio alle elementari, cercando di supportare e incentivare la motivazione dei bambini “regalando” loro qualche voto in più con una certa generosità. Nella diversità tra sistemi di valutazione adottati si rischia però di creare confusione agli studenti, alle loro famiglie e anche ai docenti degli ordini di scuola successivi. Può capitare infatti che si creino aspettative poi mortificate con il passaggio al ciclo scolastico superiore, quando la selezione si fa più dura e i tempi per rispettare i programmi ministeriali più serrati. In questo contesto il dover rallentare per recuperare lacune accumulate precedentemente da parte di molti studenti potrebbe finire per penalizzare i più bravi, non sempre stimolati a sufficienza dal ritmo tenuto in classe.

2 GLI STUDENTI DI OGGI: FRA SFRONTATEZZA E MANCANZA DI AUTODISCIPLINA
Consapevoli che generalizzare è sempre pericoloso, ci sentiamo comunque di raccogliere un grido d’allarme più volte ricevuto dai docenti. Ai problemi didattici, spesso generati anche per colpa degli insegnanti stessi, se ne sommano altri che oggi sono molto più gravi che in passato: quelli relativi al comportamento degli studenti. Molto più che in passato i bambini e i ragazzi di oggi paiono incapaci di autodisciplinarsi, non più contenuti in maniera adeguata dalle famiglie di appartenza, colpevolmente assenti, ed esposti a troppe sollecitazioni da parte di un mondo che corre così tanto da offrire stimoli mutevoli e sovrapposti, così vari da ridurre mediamente la capacità dei ragazzi di metterli veramente a fuoco e di seguirne alcuni scegliendo di abbandonarne altri. Il risultato sono giovani generazioni di studenti, ma prima ancora di persone, che alternano comportanti sfrontati e arroganti a manifestazioni di estrema fragilità e disperate richieste d’aiuto.

3 – I GENITORI DI OGGI: DA ALLEATI DELLA SCUOLA A “SINDACALISTI” (SPESSO SUCCUBI) DEI RAGAZZI
Qualche generazione fa si usava scherzare sul ruolo mutato dei genitori. Chi è nato intorno agli anni 80 ha assistito al cambiamento prospettico e relazionale delle posizioni di forza in famiglia. I genitori di quelle generazioni sono stati gli ultimi a “prendere scappellotti dai propri genitori” e i primi a “prenderli anche dai figli”. Battute a parte, tutti i docenti sono d’accordo nel voler sottolineare le difficoltà di relazione con le famiglie degli studenti. Se un tempo nei genitori si aveva spesso alleati per il lavoro educativo sui figli, oggi si registra una tendenza da parte delle famiglie ad appoggiare i ragazzi indipendentemente dalle loro reali ragioni, in una contrapposizione con i professori e gli insegnanti che toglie loro autorevolezza (e di fatto anche autorità) nei confronti degli studenti. Il risultato è quello di avere sempre meno regole chiare e rispettate da parte dei ragazzi che invece, forse proprio per questo, ne avrebbero un grandissimo bisogno.

4 - I DANNI DEL PRECARIATO A SCUOLA
L’incapacità dei diversi governi di assicurare stabilità alla scuola e al corpo docenti, insieme a politiche che hanno incentivato un precariato selvaggio per ridurre i costi dei contratti, hanno portato a situazioni sempre più insostenibili per la promozione di una buona didattica a scuola, con grave danno per gli studenti e il rischio concreto di finire per demotivare anche quei docenti che ancora vedono nel proprio lavoro una missione di vita. Chi non ha un contratto fisso è spesso meno incline a dare il 100% per la scuola e a trovare spazi di autoformazione extra rispetto a quanto strettamente richiesto dalle proprie mansioni. La presenza di insegnanti inseriti nelle liste di una regione pur avendo famiglia e residenza altrove, ha comportato in diversi casi un corto circuito. Difficile programmare interventi formativi da articolare in più anni con chi ha già intenzione di tornare il prima possibile a casa nella sua regione d’origine o che non conosce, per colpa del suo contratto instabile, dove insegnerà l’anno successivo. Questa instabilità ha ripercussioni negative anche sul senso di sicurezza che gli insegnanti hanno e sulla loro capacità di osare. Chi si sente precario si limita spesso a fare il proprio compitino senza avere la sicurezza necessaria per difendere le proprie scelte con autorevolezza nei confronti degli studenti e delle loro famiglie, senza aver voglia di assumersi rischi in nome della necessità di sperimentare che invece la scuola, con le sue sfide legata alla complessità del mondo che ci circonda, probabilmente richiederebbe.

5 - IL FALSO MITO DEL DIRIGENTE MANAGER E DELL'AUTONOMIA SCOLASTICA
Le risorse messe a disposizione per l’autonomia scolastica sono pochissime e assolutamente insufficienti per consentire ai dirigenti di incidere in maniera determinante sulla qualità didattica di una scuola. A fronte di sbandierate rivoluzioni che avrebbero dovuto offrire ampio margine di manovra ai capi d’istituto, sempre più “manager a tutto tondo della formazione”, ci troviamo invece in un contesto dove possono svolgere al massimo un ruolo da registi o organizzatori, cercando di portare avanti le attività coerentemente alla propria visione d’insieme degli obiettivi da perseguire (quando questa c’è). Il precariato e la stanchezza complessiva di tanti docenti in questo senso sicuramente non aiutano.

6 – I PRIMI CICLI SCOLASTICI SONO ANCORA UNA NOSTRA ECCELLENZA?
La scuola dell’infanzia e primaria in Italia restano di prima qualità, anche in confronto a quelle all’estero, ma bisogna prendere con le pinze i risultati di alcuni test, come per esempio l’Invalsi. Capita spesso infatti che l’insegnante desideri far bella figura, cercando di dimostrare il livello di competenza raggiunto dai propri allievi e che lo viva come una certificazione diretta dei propri meriti, finendo così per aiutare gli alunni nella compilazione dei test falsandone l’attendibilità. Questo fenomeno, particolarmente diffuso per i primi cicli scolastici, diventa difficile da replicare quando i ragazzi crescono (e magari decidono invece di sbagliare appositamente qualche test per ripicca nei confronti degli insegnanti).

7 - IL RUOLO DI INTERNET E DELLE NUOVE TECNOLOGIE
E’ ormai impossibile non tenere conto dell’impatto che la tecnologia ha avuto sulle nostre vite, con effetti crescenti per i “nativi digitali”. La scuola si sta adeguando a questa nuova sfida, a volte vincendola a volte no. Formalmente il Ministero punta molto sull’integrazione delle nuove tecnologie in ambito didattico, ma le risorse messe a disposizione non vanno di pari passo con i proclami. E’ comunque un fatto che la presenza di lavagne elettroniche nelle aule sia in costante aumento e che debba diventare ormai uno standard imprescindibile: se utilizzata con cognizione di causa la Rete può essere un supporto formidabile alla didattica. Internet non è però un bene incondizionato: se utilizzata come semplice sostituto di un’attività di ricerca e di costante controllo critico dei contenuti può diventare in realtà una pericolosissima arma a doppio taglio. A partire dagli ultimi anni delle scuole medie inferiori il rischio della ricerca o del compito “copiati e incollati da wikipedia” è sempre in agguato, con tutti i danni che questo può comportare. Ancora una volta l’assenza dei genitori al fianco degli studenti quando fanno i compiti, rispetto al passato, incentiva comportamenti sbagliati (e a volte, colpevolmente, li suggerisce anche).

8 - LA FAMIGLIA A CASA CONTA ANCORA MOLTISSIMO
Chi è seguito con costanza a casa ha enormi vantaggi e risorse in più rispetto ai compagni. La differenza è evidente e capita sempre più spesso che siano gli alunni stranieri ad essere meglio seguiti a casa rispetto agli italiani. Forse un po’ a sorpresa, una differenza notevole si riscontra anche fra gli alunni che hanno genitori separati (in costante crescita): se una certa percentuale risponde a questo trauma con maggiore impegno, per dimostrare a se stesso e ai genitori di portela fare, tanti vivono la separazione con difficoltà, con una ricaduta negativa anche sui risultati scolastici. La sensazione è quella di chi sia costretto a vivere una vita sospesa, specialmente nei weekend, quando spesso si trascorre del tempo con il genitore che si è abituati a vedere meno: al ritorno a scuola il senso di disorientamento è evidente e ci può volere qualche giorno perché venga riassorbito.

9 - LE RAGAZZE DI OGGI E L'EREDITÀ DEL FEMMINISMO
Il femminismo in Italia ha forse riguardato, in termini di reale rivoluzione dei rapporti fra maschi e femmine, una percentuale relativamente piccola ed elitaria della società. Sono cambiati sicuramente i costumi sessuali, e i modi di vestire, ma alcuni disequilibri restano. Se prima era più evidente una differenza fra le ragazzina studiosa che si cura relativamente poco del suo abbigliamento e la compagna meno dedita ai libri ma più ricercata nell’aspetto, oggi non è più così e i due aspetti (curata, attenta alla moda, ma studiosa e brillante) possono andare più spesso d’accordo. Resta però in molte ragazzine, specialmente nel passaggio (delicato anche per l’età) fra scuole medie inferiori e superiori una certa tendenza ad autorappresentarsi secondo i canoni di bellezza e comportamento tipicamente dettati dai maschi, con una conseguente enfatizzazione di atteggiamenti provocatori e allusivi sul piano sessuale e nel modo di vestire e di comportarsi. Pare invece tramontata l’idea da parte delle ragazze che sia desiderabile vivere mantenute dal compagno senza dover o voler lavorare. In questo forse la crisi economica ha giocato un ruolo “positivo”, rendendo più chiaro alle ragazze come la libertà passi dalla propria autonomia, anche economica. Resta in molte, comunque, l’idea che sia importante provare a fare carriera nei primi anni per poi rallentare e dedicarsi alla maternità, pensiero molto meno pressante per i maschi, con ricadute ancora evidenti in termini di avanzamento di carriera, retribuzione e pensioni più alte.

10 - DONNE MEDIAMENTE PIÙ BRAVE, MA MASCHI ECCELLENTI. DIPENDE DAI GIOCHI?
Le ragazze risultano mediamente più brave, più studiose e più affidabili. Ottengono risultati di media più alti e tendono a essere più costanti nel tempo. I maschi restano però più in grado di toccare punte di eccellenza e più creativi e partecipativi (in generale) quando si tratta di discutere in classe. L’ipotesi, affascinante, (se questa impressione diffusa fosse confermata) è che possa dipendere dalle tipologie di giochi adottate fin da molto piccoli. Mentre ai bambini (specialmente in passato) erano offerti giochi più creativi, dove era necessario costruire, utilizzare la logica, sperimentare, alle bambini venivano proposte attività più imitative, meno strutturate e più compilative, dove veniva peraltro data maggiore importanza al “non sporcarsi” e in generale al mantenere un atteggiamento più controllato ma proprio per questo meno votato alla ricerca e alla sperimentazione. 
9/02/2015







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