Focus

Viroli: libertà politica e coscienza civile

La sintesi del Giovedì Culturale dell'associazione Cultura e Sviluppo con il professor Maurizio Viroli dell'Università di Princeton

È dalle immagini del ciclo di affreschi senesi del Buono e del Cattivo Governo del pittore Lorenzetti che il professor Maurizio Viroli trae spunto per dare inizio al proprio intervento. Laddove i cittadini si limitino a perseguire esclusivamente il proprio bene individuale nasce più facilmente la tirannide. È l’interesse collettivo e l’attenzione ai beni comuni che invece alimentano il sentimento repubblicano.  In qualsiasi comunità vi sono individui che provano piacere a dominare e primeggiare sugli altri. Questa imposizione di volontà spesso avviene anche senza una violenza esplicita. Gli strumenti utilizzati a questo scopo sono anzi più sottili ed efficaci: la distribuzione di favori, l’uso della ricchezza per guadagnarsi il consenso altrui. Se, a fronte del comportamento di questi individui, nessuno si preoccupa di preservare il bene comune, si entra in un circolo vizioso che, in breve tempo e in maniera del tutto impercettibile, potrà condurre alla tirannide. Per fare un esempio storico, molti cittadini italiani che non erano espliciti oppositori del regime, non furono affatto danneggiati dal fascismo. Tuttavia il fatto di badare solo alla propria condizione e non a quella dell’intera nazione permise al fascismo di insediarsi e svilupparsi, coinvolgendo infine la popolazione in guerra.

Il professor Viroli spiega che quando parla di interesse per il bene comune e di coscienza civica, intende per questi concetti un senso del dovere, un sentimento interiore di obbligo che abbiamo con la nostra coscienza. Significa cioè accogliere liberamente, far proprio e di conseguenza vivere secondo un principio che ci siamo dati. Questo non implica sanzioni esterne, ma solo una coerenza del proprio agire con esso. In caso contrario l’individuo dovrà dunque solo fare i conti con se stesso. La cosa più importante però è che questo sentimento di dovere dona libertà interiore. L’individuo è cioè autonomo e libero di pensare con la propria testa, di non essere influenzato dall’opinione o dall’azione altrui. È proprio a questa libertà che dobbiamo riconoscere un ruolo centrale, in quanto essa è il fondamento di tutte le altre forme di libertà.

Non tutte le persone però hanno questo senso del dovere. In particolare due tipi umani sono carenti di tale autonomia: il servo, ovvero una persona che volontariamente decide di servire un altro uomo. Questo rapporto implica che egli deve pensare come il potente che sta servendo. Sono dunque persone che diventano altre da se stesse, perdendo la propria libertà interiore; gli uomini banali e ignoranti, che al pari della categoria precedente, seppur per altri motivi, non sviluppano una forma di indipendenza del pensiero e sono destinati a farsi abbindolare e manipolare dal potente di turno. Gli individui che rientrano nelle due categorie di cui abbiao parlato non possono in alcuno modo essere considerati buoni cittadini. I primi pensano come altri; i secondi non pensano affatto. Al contrario la deliberazione politica in uno stato repubblicano esige lo scontro delle opinioni. Persone che con le proprio idee che si confrontano, litigano anche e alla fine trovano una soluzione vantaggiosa per tutti.

Quale dunque la caratteristica delle persone con libertà interiore? Secondo il politologo si tratta fondamentalmente di individui che non si lasciano comprare, perché non c’è nessun prezzo che valga la propria libertà interiore.  Su queste basi è dunque possibile fare delle considerazioni sulla storia italiana, dicendo ad esempio che questo è il problema del nostro Paese. La libertà italiana è storicamente fragile. L’Italia può vantare il fatto di essere stata la culla della rinascita dell’esperienza repubblicana, dopo il mondo classico. Tuttavia questa conquista è stata a poco a poco persa. Quasi tutte le libere repubbliche del XIII e XIV secolo a poco a poco si trasformarono in tirannidi. Venendo invece alla storia a noi più vicina, ciò che fu raggiunto grazie al Risorgimento fu poi perso con il Ventennio fascista. Infine la libertà repubblicana del 1946 è stata corretta a proprio interesse dai governi e l’azione politica di Silvio Berlusconi.

Per quale motivo la libertà italiana è così fragile? Il problema è per Viroli la mancanza di un numero sufficiente di persone che agiscano mosse dal loro dovere, forti di una propria libertà interiore e dunque anche civile. La domanda dunque è cosa si possa fare per invertire questa rotta. Bisogna cominciare a far coincidere il proprio agire con i buoni principi civili. È compito di ogni cittadino dare l’esempio ed insegnare agli altri anche attraverso la forza delle parole. Come in Machiavelli, l’idea è quella di uomo politico o civile come “uomo buono”, che istituisce, riforma e protegge il vivere politico. L’Italia è dunque il Paese della libertà fragile, ma è anche un Paese che ha saputo rinascere più volte e risollevarsi. Prendere coscienza di questa nostra debolezza è l’unico modo per cambiare le cose.
22/11/2013
Gabriele Guglielmi - redazione@alessandrianews.it







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