Novi Ligure

Alfonso Ravazzano e la sua “Luce che nutre”

Dopo vent’anni dalla sua ultima pubblicazione, è uscita “Luce che nutre”, raccolta di poesie di Alfonso Ravazzano per Puntoacapo Editrice che verrà presentata all’Aperitivo Letterario del Nuovo Circolo Ilva a Novi Ligure

NOVI LIGURE - Scrivere non è solo un’arte, è una spinta che viene da dentro, una volontà innata e istintiva di mettere su carta le proprie sensazioni, emozioni, pensieri. Per esprimere la propria esperienza di vita. Alfonso Ravazzano, novese classe 1963, è un “poeta per necessità”. 

Dopo vent’anni dalla sua ultima pubblicazione, è uscita “Luce che nutre”, una raccolta di scritti per Puntoacapo Editrice che verrà presentata giovedì 28 aprile dalle 18.30 all’Aperitivo Letterario del Nuovo Circolo Ilva a Novi Ligure.

Le poesie di Ravazzano non sono letture “sintetiche”, né veloci né “di plastica”, fasulle. Sono un viaggio nel profondo dell’autore e di noi stessi, un momento di comprensione, riflessione e assimilazione.

Dopo le prime due raccolte, “Cantilena inesorabile” del 1994 e “A Luca” del 1995, un silenzio lungo vent’anni. Alfonso Ravazzano spiega che «sono molto critico con me stesso. In questi anni ho continuato a produrre, ma ho tantissimo rispetto verso la scrittura: non si può insegnare, è innata. E sono anche convinto che si debba pubblicare nel momento giusto. Nel mio periodo di pausa ho messo da parte, scremato e centellinato ciò che ho scritto e me ne sono distaccato. Decantata tutta la parte emotiva, l’ho potuto riesaminare con maggior lucidità e razionalità, dandogli un taglio meno personale. Arriva infatti il momento di conoscere, di leggere, di purificarsi per ritrovare quelle giuste coordinate del pensiero e della scrittura.».

“Luce che nutre” «è un libro di rispetto per la poesia e per chi ha questo dono. È suddiviso in quattro sezioni: la prima è dedicata ai poeti sfortunati; la seconda a mia madre e al concetto di maternità, a cui tengo molto; la terza a mia moglie Daniela, una parte meno forte e che toglie pressione al tutto; e la quarta è fatta di sincronie, con poesie dedicate a mio padre, a ciò che ha segnato il mio percorso, con un filo conduttore di vari concetti e aspetti della vita.».

Ravazzano racconta che «i miei scritti toccano una materia molto difficile da penetrare, sono un autodidatta attratto da quelle persone che vivono la quotidianità come un mondo in cui non si riconoscono, in cui la gestione delle cose va al di là del personale modo di essere. I “poeti maledetti” hanno avuto problemi di accettazione e di contatto con la realtà e le altre persone: sono affascinato non solo dalla poesia in sé, ma anche dal loro modo di vivere. Nella prima sezione affronto il miracolo dell’ispirazione, di qualcosa che va oltre la forma della parola stessa. Sono un appassionato di cultura in generale, ma la poesia è il mezzo di espressione che più mi affascina, che mi permette di esprimere la mia vita un po’ travagliata, dove il dolore ha svolto un ruolo preponderante. Mio padre è mancato presto e mia madre ha vissuto una vita dura ed è scomparsa a soli 56 anni.»

La poesia per Ravazzano è sempre stata uno sfogo personale: «sono cresciuto solo con una mamma lavoratrice, scrivere è stato un modo per salvarmi e una liberazione. Gli anni della mia giovinezza sono stati quelli del boom di Aids e droghe, era facile perdersi. Io mi sono perso nella poesia.».

Dopo questa terza raccolta, Ravazzano si pone un nuovo obiettivo: «con “Luce che nutre” ho chiuso un ciclo, vorrei scrivere un libro completamente diverso per tono e argomento. Per me la poesia è ricerca, è mettersi alla prova, voglio continuare a cercare strade difficili, alternative, una sfida personale alla ricerca di nuove ed affascinanti espressività.».
 
28/04/2016
Benedetta Acri - b.acri@ilnovese.info







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