Alessandria.

Altafini, la nuova vita alessandrina tra selfie e abbigliamento

Da qualche mese si è trasferito ad Alessandria, ma niente calcio (per ora). Ecco che fa e cosa pensa delle squadre di oggi

ALESSANDRIA - Gooolazooo gridava in tv ad ogni prodezza del calciatore che segnava con un virtuosismo. In molti hanno nostalgia delle telecronache di Josè Altafini, anche perché lo stile inconfondibile e la cadenza brasiliana, davano un tocco in più ai commenti paludati.

“Oggi con il calcio sono un po' in stand-by”, dice al tavolino di un bar, “non commento e non ho la possibilità di fare il talent scout, anche se in dieci minuti di gioco capisco chi è il migliore in campo. E di assi ne ho riconosciuti molti…”

Lo incontriamo al Circolo Saves, da cui ebbe inizio la sua nuova vita alessandrina. Proprio lì conobbe per un servizio sportivo Favio Tonetto, grande appassionato di calcio. “Siamo diventati amici e recentemente anche 'soci' del suo emporio di abbigliamento”.

Da tre mesi Josè Altafini e la moglie hanno preso casa ad Alessandria, ma non vuol dire dove: “Sono ricercato dall'Interpol”, scherza. Anche perché non passa giorno in città che non venga fermato per qualche foto: “Ne ho fate più qui che in tutta la mia carriera”. Non cercate di passargli al telefono il cuggino o lo zio tifosissimo, però: “Mi sto abituando con i selfie, ma la telefonata no”.

Pochi mesi ad Alessandria e ha già tanti “amisci”: “Mi piace la città: è a misura d'uomo e i ritmi sono più tranquilli che a Torino (dove ha vissuto per 43 anni)”. E per uno come lui che non ama la folla (“Vado poco allo stadio anche per questo”), Alessandria sembra la città giusta. E' comunque sempre in giro per l'Italia e il mondo. Nonostante le primavere (classe 1938), in una settimana ha girato molto: San Benedetto del Tronto, Ancona, Jesi, Bassano del Grappa… e poi Novara dove parlerà proprio di sport e salute, Toronto, ospite della comunità italiana. “Sarò anche a Milano per la presentazione del film su Pelè, in cui figuro”.

L'entusiasmo non coincide con l'età anagrafica: “Più sono impegnato e più vivo. Da giovane ho fatto il garzone in fabbrica di bibite, di scope, lavanderia e macelleria. Ma quello che mi piaceva di più era fare il meccanico perché non è un lavoro ripetitivo”.

Prima di vederlo scappare per un altro impegno, c'è tempo per parlare dei Grigi: “Ho visto solo un paio di partite, tra cui quella contro il Milan, quindi non posso giudicarne il gioco. Ma una squadra del genere, per storia e tifo, merita la serie B”.

Gli resta un po' di amaro in bocca nel ricordare che quando aveva segnalato in tempo Roberto Carlos, Kakà o Ronaldo, nessun team lo aveva ascoltato “Dopo un paio d'anni li hanno acquistati a dieci volte il valore iniziale”. L'affare del momento? “Gabriel Jesus, attaccante del mio Palmeiras”.

Nonostante le dritte, i grandi club non lo hanno mai cercato: “I dirigenti di oggi non vogliono personaggi che mettano loro in ombra. Quando giocavo, il presidente lo vedevo solo la domenica allo stadio…”.
E fa capire senza troppi giri di parole che tra i dirigenti sportivi di oggi ci sono troppi raccomandati e pochi competenti di pallone. 
22/05/2016







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