Alessandria

Buzzi: "attenzione ai ritardi di pagamento al Cissaca". E sulla Sinistra: "dov'è finita?"

L'ex presidente del Cissaca racconta l'opera di risanamento svolta, compreso il rammarico per non aver potuto proseguire il lavoro iniziato. Intanto riflette su quanto avviene a livello politico in ambito nazionale e locale: "il mio appello per un evento in città contro la barbarie di Salvini è andato deserto, ci si indigna solo a parole"

ALESSANDRIA - martedì 24 luglio  
Il Consiglio di Amministrazione del Cissaca comunica che il Comune di Alessandria, a oggi, ha saldato interamente la quota annua a esso spettante, come previsto dalla Convenzione consortile.

Ha guidato il Cissaca forse negli anni più complicati, quelli del dissesto del Comune e di un'Italia in piena crisi economica, durante i quali ai problemi sociali delle categorie strutturalmente più deboli si sono aggiunti quelli di una parte del "ceto medio", ingoiato dalla chiusura delle aziende e stritolato dall'impossibilità di trovare alternative.

Ma Mauro Buzzi è stato, prima ancora, candidato in ballottaggio contro Rita Rossa alle primarie per le Comunali nel novembre 2011, e ha alle spalle una lunga carriera da sindacalista. Lo abbiamo incontrato per ripercorrere il recente passato e parlare di presente e futuro, a partire dalle necessità di Alessandria, legate alla ricerca di un sistema di welfare al passo con i tempi e alla situazione politica legata alla sinistra. 

Mauro Buzzi, che bilancio fa della sua esperienza alla guida del Cissaca? 
E' stata un'esperienza esaltante, che mi ha insegnato tanto e che ho cercato di vivere con equilibrio, ascoltando le ragioni dei diversi soggetti coinvolti, comprese le voci dei piccoli comuni e quelle della minoranza all'interno dell'assemblea dei sindaci. Sono dispiaciuto che l'esperienza sia finita e che il mio incarico, che pure è stato prestato a titolo gratuito, non sia proseguito, se non come presidente almeno come membro del direttivo. Mi sarebbe piaciuto continuare a mettere l'esperienza acquisita a disposizione dell'ente, ma sono state fatte scelte differenti, ovviamente in maniera del tutto legittima e su persone assolutamente stimabili. 

Quali sono stati i passaggi più importanti che il Cissaca ha affrontato negli ultimi anni e quali quelli futuri che lo aspettano? 
Ovviamente decisivo è stato l'accordo trovato con il Comune, che ha consentito di superare le difficoltà finanziarie, ma tanto resta ancora da fare, per esempio sulla capacità di intercettare fondi attraverso la bandistica regionale, europea e non solo. Da funzionario regionale, che lavora nell'ambito della coesione sociale, penso di conoscere particolarmente bene alcuni meccanismi e necessità formali per affrontare al meglio i prossimi bandi. L'impressione che ho è che invece non ci sia ancora abbastanza attenzione su questo tema, perché le risorse di personale a disposizione sono molto risicate, anche a livello comunale, per esempio con un unico dipendente part time sui servizi dedicati al lavoro. In passato con grande sforzo abbiamo ottenuto risorse che hanno consentito di occupare una quarantina di persone, una goccia nel mare ma comunque un fatto importante per le persone coinvolte, mentre oggi queste occasioni si stanno perdendo. Io resto comunque a disposizione per dare una mano, nel limite del possibile. 

Oltre la transazione, il precedente Cda ottenne anche un impegno stringente del Comune a rispettare i versamenti dovuti all'Ente, uno dei problemi che in passato ha finito per creare il buco nel bilancio... 
Sì, ho proposto di presentare al Comune una proposta di transazione che prevedesse il rispetto tassativo delle scadenze successive, ma noto che solo il primo versamento in realtà è stato in orario, mentre già adesso si sta registrando qualche ritardo. Non è grave se si tratta di poco tempo, ma non vorrei che si tornasse presto a ritardi cronici. Ora però se salta una scadenza l'accordo firmato, che ha valore giuridico, potrebbe consentire al Cissaca anche di riaprire la questione della transazione passata, non accontentandosi più solo dell'80% ottentuto ma tornando a pretendere il 100%. E' importante che il Comune di Alessandria, che è di gran lunga il socio di maggioranza, onori le tempistiche anche per rispetto dei piccoli comuni, che pure fanno sacrifici per versare in orario le proprio quote. 
  
Fra gli obietti per il futuro c'è anche la ridiscussione della quota capitaria e la riorganizzazione dei servizi sul territorio, che potrebbero essere gestiti su un'area più vasta, comprensiva anche del valenzano. E' così?
Questo è uno dei nodi importanti sul futuro, perché Alessandria è il comune capoluogo che versa la quota più bassa di tutto il Piemonte, pur ottenendo in cambio servizi di qualità. Quella della riorganizzazione dei servizi sul territorio è una sfida affascinante, che passa dall'omogenizzazione delle prestazioni e dalla revisione della spesa: siamo l'unica parte della provincia che ancora non si è espressa sul tema, e comincia a essere un silenzio che pesa. Quando lo si farà, speriamo il prima possibile, sarà un'occasione importante per parlare di distretto sanitario unico e di un piano di zona necessario, capace di portare razionalizzazioni fondamentali per consentire al sistema di stare in piedi ed evolvere. 

Ora che non ha più incarichi ufficiali è più libero di esprimere il proprio pensiero sulla situazione politica globale, e magari per tornare attivo e militante sul campo. Come giudica la situazione attuale? 
Mi sembra che la sinistra sia in attesa di non si capisce bene cosa, mentre c'è un grande bisogno di fare qualcosa, e di farlo subito.  Qualche tempo fa ho inviato circa 200 lettere in città proponendo a persone che conosco, e che in città sono state in passato particolarmente attive nell'alveo della sinistra, proponendo di organizzare il 14 luglio una cena in piazza (un po' come avvenuto poche settimane fa a Milano) per celebrare la Rivoluzione Francese e la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, così da riportare l'attenzione sul tema dei diritti. Sarei stato molto curioso di vedere quanti alessandrini avrebbero partecipato ma ho ricevuto poche risposte, e mediamente piuttosto evasive. C'è una certa tendenza a invocare l'urgenza di azioni concrete su facebook, ma poi a mobilitarsi poco in concreto. Vedremo se per settembre la cosa riuscirà. 

Cosa manca al centro sinistra oggi? 
Mi sembra ci si trovi in una condizione nella quale ognuno si sia cristallizzato nel suo piccolo gruppo e non si riesca ad andare avanti e a trovare strade comuni, neppure se di fronte si ha la barbarie attuale. Ma il clima attuale dovrebbe far riflettere perché siamo al cospetto di un revanscismo fascista e razzista. A me non interessa se chi muore era in viaggio perché nel suo paese c'è una guerra o per un 'semplice' bisogno economico: in passato i bastimenti che partivano dall'Italia verso l'America o altri Stati avrebbero dovuto contenere allora solo chi era presente nelle liste di proscrizione, invece erano pieni zeppi di persone in cerca di un futuro migliore. La sinistra non riesce a far tesoro della sconfitta ricevuta. Ma è importante ripartire, e farlo dal territorio, tornare a parlare con le persone, capire cosa c'è dietro a certe paure, lavorare sapendo che l'obiettivo deve essere Alessandria, una dimensione in cui è ancora possibile incidere e fare la differenza a seconda delle scelte che si prendono. 
23/07/2018







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