Cinema

Emanuela Martini: il Torino Film Festival tra passato e futuro del cinema

L'intervista alla direttrice: “ Il TFF va a scoprire nuovi talenti e a riscoprire pezzi della storia del cinema, e credo che questo sia fondamentale”

CINEMA - Si è chiusa la 36esima edizione del Torino Film Festival, che ha attribuito la palma della vittoria alla pellicola americana Wildlife di Paul Dano e - con il Premio Fondazione Sandretto Re Rebaudengo - ad Atlas di David Nawrath, ottima espressione della cinematografia tedesca: il primo, protagonisti i divi hollywoodiani Jake Gyllenhaal e Carey Mulligan, mette in scena una storia di conflitti familiari vista attraverso gli occhi di un adolescente, sullo sfondo del Montana degli anni Sessanta, mentre il secondo, un’opera d’esordio presentata in prima mondiale al Festival, racconta il mondo spietato di una compagnia di recupero crediti collusa con la malavita. Ma al Torino Film Festival quest’anno si sono svolti anche importanti omaggi: dal cinema di Ermanno Olmi, a quello di Michael Powell-Emeric Pressburger e Jean Eustache, senza dimenticare Pupi Avati, curatore della sezione “Unforgettables”, e Nanni Moretti, ospite d’onore con il suo ultimo film Santiago, Italia.

Del passato e soprattutto del futuro del Torino Film Festival abbiamo parlato con la sua direttrice “storica”, Emanuela Martini.

A Festival appena concluso, puoi tracciare un bilancio di questa 36esima edizione?
Il Festival è andato bene: le presenze in sala e l’attenzione di giornali, riviste, televisioni e addetti ai lavori confermano che c’è molto interesse per un Festival come il nostro, molto attento a prodotti che spesso sono esclusi dai circuiti principali. Il TFF va a scoprire nuovi talenti e a riscoprire pezzi della storia del cinema, e credo che questo sia fondamentale.

Quali sono stati i temi prevalenti, gli appuntamenti e le iniziative più seguiti, gli incontri che ricordi con più piacere?
Il TFF è piuttosto eterogeneo nelle sue varie sezioni e non mi pare ci siano stati temi prevalenti; d’altra parte, non è facilissimo individuare temi prevalenti su un totale di circa 170 film. I film più seguiti, non lo so: dovrei esaminare i dati sala per sala e film per film e ancora non l’ho fatto. Di certo, sono sempre molto seguiti i film del Concorso internazionale lungometraggi e le retrospettive; come la Notte Horror, i film scelti dal guest director e quelli di autori molto attesi come Claire Denis, Ben Wheatley, Aleksey German e Jia Zhangke. Ma ogni sezione ha il suo pubblico; e il pubblico va anche in cerca di piccole scoperte: per esempio, quest’anno, nella sezione Festa mobile, due veri e propri “sleeper” sono stati Juliet, Naked di Jesse Peretz e Papi Chulo di John Butler. Quanto agli incontri, ricordo tutti con piacere, su tutti la grande gentilezza di Pupi Avati (guest director con la sezione “Unforgettables”) e la grande simpatia di Jia Zhange (presidente della giuria).   

L'immagine simbolo di quest'anno è quella di Rita Hayworth, da Non sei mai stata così bella di William A. Seiter, suo secondo film in coppia con Fred Astaire: a cento anni dalla nascita dell'attrice, tu hai dichiarato di voler rendere omaggio più all'immagine della giovane ballerina che a quella della dark lady o dell'icona sexy. Quali le ragioni di questa scelta? 
Ho scelto Rita Hayworth perché era il centenario della sua nascita e credo sia bello per un festival celebrare con un'immagine le icone della storia del cinema (quattro anni fa era stato Orson Welles con il suo centenario). L’omaggio è alla Hayworth in generale; ma per lo spirito del TFF mi pareva più coerente una Rita grande ballerina, scattante e vitale (e all’epoca era già diventata una star, il film è del 1942) più che la dark lady di Gilda.      

Come si sono svolti i lavori della giuria del Festival? Quali sono stati i criteri di valutazione delle pellicole in concorso?
Non ne ho la più pallida idea: per me le giurie decidono in piena autonomia.

Il TFF 2018 è stato inaugurato e concluso da The front runner di Jason Reitman e Santiago, Italia di Nanni Moretti: due film importanti e molto diversi fra loro, accomunati dall'intento di ricostruire due avvenimenti cruciali della storia e della cronaca contemporanee: quanto è importante l'attenzione del cinema a questo genere di narrazione?
È sempre stato importante, e continua a esserlo. E comunque, al cinema, tutte le storie s’intrecciano con la Storia; e anche pezzi di Storia meno contemporanei di quelli narrati dai film di Reitman e di Moretti ci raccontano molto anche sul nostro presente (basti pensare a Lincoln e al Ponte delle spie di Spielberg o a certi film di Scorsese o di Paul Thomas Anderson).

Nel corso del Festival c'è stato un omaggio al Maestro Ermanno Olmi, scomparso quest'anno: come lo racconteresti alle giovani generazioni che non conoscono il suo cinema? Qual è stato il suo lascito artistico? 
Credo che la principale eredità artistica di Olmi ai giovani sia stata: fate cinema, anche raccontando voi stessi. Olmi ha fatto cinema utilizzando tanti supporti e canali diversi (comprese la pubblicità e l’inchiesta e la ricostruzione televisiva) e non è mai venuto meno alla sua coerenza artistica e morale. E con Ipotesi Cinema ha anche insegnato a tanti giovani registi, e ha prodotto i loro esordi. Alle giovani generazioni che non conoscono il suo cinema direi di recuperare e vedere i suoi film, possibilmente non sul telefonino.     

Quest'anno nelle varie sezioni del Festival erano presenti ben ventisette registe: come si sta evolvendo il cinema al femminile? 
Non lo so, spero che ci siano sempre più donne che si avvicinano alla regia. Ma durante le selezioni non scegliamo mai i film tenendo in considerazione il sesso dei registi: scegliamo quelli che ci piacciono. Non sono nemmeno sicura che si possa usare l’espressione “cinema al femminile”, e che cosa significhi esattamente. Per me ci sono bei film e brutti film fatti da uomini come fatti da donne. La percentuale dei film diretti da donne continua a essere molto bassa; ed è chiaro che è più facile trovare un numero maggiore di bei film su 50 (diretti da uomini) che su 5 (diretti da donne).

Dalle opere presentata nel corso della manifestazione, in che direzione sta andando - a tuo parere - il cinema mondiale?
Questo discorso sarebbe troppo lungo; e comunque non si può farlo sul “cinema mondiale”, ma su singoli gruppi di cinematografie.  

Che cosa ti auguri, in qualità di direttrice, per l'evoluzione del cinema internazionale e per il TFF nello specifico?
Per il TFF mi auguro che il pubblico meraviglioso (e molto “misto”, fatto di addetti ai lavori come di appassionati o di semplici cittadini) continui a seguirci. Quanto all’evoluzione del cinema internazionale, che si continui a produrre: film grandi e piccoli, mainstream e blockbuster come operazioni sperimentali, giovani registi come maestri. E che, in generale, si presti un po’ più di attenzione al cinema del passato, che ormai è riproposto e promosso solo attraverso i festival come il TFF e altri e alcune cineteche.

10/12/2018







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