Economia e lavoro

Gli alberghi hanno bisogno di una buona stella

Verso la revisione della classificazione. Giovanna Scacheri, presidente di Federalberghi, chamata al tavolo tecnico nazionale: “Lottare contro abusivismo e irregolari, ma attenzione a non soffocare chi lavora rispettando le regole”. Il movimento turistico in provincia

ECONOMIA E LAVORO - Quante stelle ci sono in Italia? Troppe. Non perché vi sia un numero esagerato di strutture, bensì perché non esiste ancora una classificazione nazionale uniforme. Un albergo a quattro stelle non ha le stesse caratteristiche e gli identici standard in Piemonte come in Abruzzo, in Liguria oppure nelle Marche. Quindi ben venga un provvedimento di legge che superi finalmente gli attuali sistemi di valutazione che fanno capo alle singole Regioni. Tutto bene, allora? No. Il decreto 83 del 31 maggio 1984 (noto anche come ‘decreto cultura) ha previsto “misure urgenti per riqualificare e migliorare le strutture ricettive turistico-alberghiere”. Il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, guidato da Dario Franceschini, ha elaborato d’intesa con le amministrazioni regionali, uno schema di decreto e ha avviato la consultazione delle organizzazioni di categoria. Fino qui, tutto liscio. Ma c’è sempre qualcosa che non va. Infatti, pur a fronte dell’aggiornamento degli standard minimi dei servizi e delle dotazioni per la classificazione delle strutture ricettive, ecco profilarsi “ulteriori adempimenti a carico degli albergatori”. Ancora una volta in Italia, la legge non è uguale per tutti? “Al momento rischiamo di viaggiare a due velocità. Il decreto, oltre a porsi come obiettivo l’uniformità degli standard alberghieri, dovrebbe avere come principale obiettivo la lotta all’abusivismo”. Giovanna Scacheri, presidente di Federalberghi Alessandria, è entrata a fare parte del Comitato tecnico nazionale per la classificazione alberghiera. “Ho dedicato tutte le mie risorse per evitare nuove possibili normative che prospetterebbero al nostro settore nuovi ulteriori adempimenti sia sul profilo economico, sia per quello imprenditoriale” aggiunge. Però ancora di prima esaminare alcuni degli aspetti più rilevanti della nuova classificazione che terrà conto di requisiti strutturali e funzionali, Giovanna Scacheri non manca di puntare l’indice sulle irregolarità che a livello nazionale ha più volte denunciato Bernabò Boccia, torinese, presidente nazionale di Federalberghi.

“L’assenza di controlli che la nostra associazione ha ripetutamente contestato – afferma Giovanna Scacheri – è assolutamente inaccettabile in un settore dove chi è in regola è costretto a investire molto e in modo continuativo, mentre chi opera in modo abusivo provoca danni significativi all’intera economia oltre ad alimentare la concorrenza sleale, il nemico più temibile di tutte le attività”. Il mondo dell’accoglienza alberghiera è ancora troppo frammentato e con regole non omogenee. E la provincia di Alessandria come sta? “Non diversamente dal resto della nazione. Fra agriturismi, bed & breakfast, appartamenti, l’offerta è differenziata. Tutto è all’insegna della presenza di strutture medio-piccole, quasi sempre a conduzione familiare e con una notevole difficoltà, per quelle regolari, ad adeguarsi agli standard di qualità”. Per esempio? “Dall’obbligo di acquisire e pubblicare la certificazione energetica alla dotazione di servizi igienici distinti per sesso nelle aree comuni (e un vano guardaroba, sempre nelle aree comuni, per i 4 e 5 stelle) fino a un punto di ristoro con distributore automatico per una o due stelle, dall’aumento delle volumetrie all’obbligo di dotare il cinquanta per cento delle stanze di cassetta di sicurezza, fino all’obbligo della tv satellitare, pay tv, videogiochi, bollitore di caffè.

Non è finita, però…
Infatti, tra i requisiti funzionali c’è quello di dotare la struttura di servizi di segreteria per stampa file, fax e fotocopie, wi-fi gratuito nelle parti comuni, connessione internet gratuita, divise obbligatorie per il personale degli alberghi a tre stelle e del servizio di ricevimento in aggiunta al portiere notturno. Sono costi alti, soprattutto per strutture che servono bacini periferici o magari hanno una clientela che non richiede una parte di queste cose. Il problema non è dare o non dare il servizio, il nodo è che l’obbligatorietà di una parte di questi servizi minimi in realtà contrasta con le politiche commerciali individuali. Mi spiego con un esempio. C’è un albergatore che non ha televisori nelle stanze: la sua proposta commerciale è quella del massimo relax, l’offerta è completata da un gran numero di libri a disposizione dei clienti. L’idea è talmente piaciuta che la gente sceglie questo posto proprio perché non c’è la tv. Ma se la legge lo obbliga, cosa deve fare? Perdere delle stelle solo perché una norma impone quello che i clienti non vogliono?

Nell’Alessandrino l’aumento del numero di strutture extralberghiere come si spiega?
Sono aumentate in modo considerevole. Nel 2010 erano 77 contro 1409 alberghi. Nel 2013 erano salite a 445 con 135 alberghi. Quest’anno, il dato si può ricavare dal sito di Alexala, gli alberghi sono saliti a 160, ma le strutture extralberghiere a 750. Queste ultime sono più agevolate per il minore carico di obblighi rispetto a quanto previsto per agli alberghi, per cui non si dovrebbero aumentare ulteriormente gli adempimenti già vigenti. Non dimentichiamo poi un altro aspetto. Gli alberghi danno occupazione, strutture come i bed&breakfast sono, per norma, a conduzio e familiare.

Dal suo osservatorio, come sta andando il mercato del turismo? “Finora si sta registrando un fatturato stabile sull’onda del 2015, quando c’è stato l’Expo (quasi ininfluente per gli alberghi alessandrini tranne che per quei clienti che già conoscevano la zona e hanno scelto di prolungare la sosta per poter andare a Milano). Costi, tassazioni e adempimenti sono cresciuti e soffriamo dello stesso fenomeno di quella ristorazione che magari ha visto aumentare il numero di coperti, ma ridurre la spesa media”.

L’anno scorso le presenze totali in provincia sono state pari a 684.575 di cui 261.457 dall’estero. La stragrande maggioranza si è concentrata nelle strutture alberghiere. Solo la maggior parte delle quasi 27.000 presenze dall’Olanda ha scelto l’extralberghiero. 
28/07/2016







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