Tassarolo e Pasturana

La Pastas tra cultura e senso di comunità

Sui colli del Novese si è creata un’attiva comunità interparrocchiale sotto il nome di Pastas. Il termine fa riferimento alle abbreviazioni dei due paesi, Pasturana e Tassarolo, un’enclave a sé stante della Diocesi di Alessandria seguita dallo stesso parroco, don Marco Visconti

TASSAROLO E PASTURANA - Sui colli del Novese si è creata un’attiva comunità interparrocchiale sotto il nome di Pastas. Il termine fa riferimento alle abbreviazioni dei due paesi, Pasturana e Tassarolo, un’enclave a sé stante della Diocesi di Alessandria seguita dallo stesso parroco, don Marco Visconti

Originario di Cantù, 47 anni, don Marco racconta che "gestire queste due parrocchie non è semplice: i paesi non sono vicini, sono divisi da 14 chilometri e non c’è una via di comunicazione diretta, perciò si creano delle difficoltà logistiche per le varie attività. Inoltre, ogni realtà ha storia e cultura differenti: bisogna cercare di collaborare creando una comunità interparrocchiale efficiente nonostante si tratti di due entità separate sotto certi aspetti, per esempio i consigli pastorali".

Don Marco è stato parroco di Tassarolo dal 1995 al 2001 e, dopo una parentesi altrove, è tornato dal 2013 trovandosi a gestire anche la parrocchia di Pasturana: "sicuramente si sono palesate delle differenze: in 13 anni sono cambiate le persone, con un invecchiamento progressivo inevitabile dei fedeli. Si tratta di due realtà abbastanza attive e simili, con alcune caratteristiche diverse".

Essendo due piccoli centri urbani, "gioca ancora il “fattore paese”. I bambini frequentano la chiesa e l’oratorio ed è da lodare la presenza di molti laici, ad esempio le catechiste, che svolgono un ottimo lavoro e un ruolo fondamentale e di riferimento per l’educazione. A Tassarolo e Pasturana non ci sono particolari problemi sociali rispetto alla città, ma a volte costa l’assenza a livello educativo delle famiglie".

Don Marco è un “prete tecnologico”, molto attivo in internet e sui social network
: "al giorno d’oggi, qualunque forma di comunicazione non ha l’effetto di una volta, ma fa conoscere anche ai meno frequentatori le attività organizzate. Molte sono di mia iniziativa, volte ad unire l’aspetto spirituale e quello culturale, cosa importantissima".

Le Sacre Scritture sono ovviamente sempre al centro: "la messa, gli eventi liturgici, la novena, la lectio divinae, quest’ultima fondamentale all’interno della comunità. Il grosso problema, che si manifesta un po’ ovunque ormai, sono i giovani: anche a Tassarolo e Pasturana si nota come la chiesa riguardi più bambini e anziani, quando dovrebbe coinvolgere maggiormente l’aspetto giovanile, chi è nell’età dei perché e della crescita cruciale. Invece i ragazzi mancano, mentre la Chiesa dovrebbe stuzzicare domande e ricerche interiori tipiche dell’età giovanile. Ho notato, invece, un miglioramento riguardo ai 40enni e ai 50enni con un ritorno".

Le attività organizzate riflettono le caratteristiche personali dei parroci: "io, per esempio, non sono portato per lo sport ma sono un appassionato d’arte e di cultura. È importante far vedere che la comunità non è morente ma attiva, non in fase calante. Quelle di Tassarolo e Pasturana sono due parrocchie ricche d’arte che hanno bisogno di valorizzazione".

Soprattutto nei paesi, la chiesa rimane un punto di riferimento, anche se non mancano i problemi: "a Pasturana la parrocchia rimane chiusa, non è una porta aperta all’interno della comunità. La chiesa è una presenza fondamentale, anche solo per entrare per vedere com’è, per una preghiera o per accendere una candela. A Tassarolo, invece, è accessibile tutto il giorno. Si provvederà all’apertura anche della chiesa di Pasturana. Inoltre, vi è il problema economico delle strutture: l’oratorio di S. Rocco a Tassarolo e la chiesa della Trinità a Pasturana sarebbero da ristrutturare e riaprire, si sta cercando di risolvere e di valorizzare il patrimonio artistico-culturale".

Aspetto imprescindibile per la crescita personale e comunitaria è proprio quello culturale: "rispetto ad una volta le persone entrano molto meno in chiesa, è importante trovare una struttura in ordine e accogliente. Non si tratta, infatti, solo di un luogo religioso ma anche di cultura: è bello quando anche i non credenti si preoccupano per l’estetica, la bellezza, l’arte, è fondamentale. Le chiese in Italia fanno parte del patrimonio artistico-culturale a prescindere dalla loro funzione religiosa. Spesso, ed è grave, le comunità non conoscono la loro storia. Oggi, credere è unione di spiritualità e cultura".
 
24/05/2016
Benedetta Acri - b.acri@ilnovese.info







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