Economia

“Se ci sono progetti sensati, noi ci siamo”

Progettualità, programmazione, ricerca. Il solco tra il mondo dell'industria e quello della politica sembra essere ancora profondo. E' possibile colmarlo? A chi spetta fare da “stimolatore”? Ne abbiamo parlato con i vertici di Confindustria Alessandria che si è sentita messa “sotto accusa” dalla politica. “C'è ancora una cultura antindustriale in Italia”

ECONOMIA – C'era un tempo, fino agli anni '90, la “programmazione”. Poi è arrivata la crisi, economica, ma anche politica e sociale. Ora non si programma più, “ma se ci sono progetti seri, noi ci siamo”. Lo dicono Luigi Buzzi, presidente di Confindustria Alessandria e Fabrizio Riva, direttore, che, dopo essere stati accusati, neppure troppo velatamente, dal vicesindaco Giancarlo Cattaneo, di essere affetti da una una sorta di “egoismo di categoria”, rimandano le critiche al mittente.
Ne abbiamo parlato ancora con i vertici di Confindustria Alessandria, durante una chiacchierata a tutto tondo, al termine della quale, però, sembra emergere che il solco tra industria e politica è ancora profondo.

“Forse nessuno si ricorda che Confindustria Alessandria è presente nella Consulta dei beni culturali, per la valorizzazione della cultura. Noi, il nostro contributo lo abbiamo sempre dato, alla cultura come all'Università, con la quale abbiamo portato avanti progetti, in particolare le settore agro industriale. Siamo in diversi organismi e non abbiamo mai fatto mancare il nostro aiuto, laddove altri enti si sono, invece, tirati indietro”. E' soprattutto il direttore Riva che si è sentito punto nel vivo dalle affermazioni di Cattaneo, che ha replicato a sua volta, spiegandone il senso. “Ho un forte spirito di appartenenza e quando vengono fatte affermazioni che non trovo corrette, non ci sto”, dice ancora Riva.

Forse, più che di contributi, che comunque non guastano, servirebbero idee. Manca, forse, una cabina di regia, che sappia mettere insieme i contributi e dare una direzione. E' compito della politica? A che livello?
“Non manca solo nel nostro territorio una cabina di regia”, dice il presidente Buzzi. “Fino agli anni '90 si faceva programmazione, ci si incontrava ai tavoli, sulle basi di progetti sensati. Sono venuti meno alcuni organismi intermedi, come il Cedres (Servizio Studi Statistici, Demografici, Economici e Sociali della Provincia di Alessandria) la programmazione complessiva è stata surrogata dai Piani strategici comunali. Ognuno ha presentato il proprio: Alessandria, Novi, e altri”.

E così, alla fine, non si è andati da nessuna parte. Però i tavoli si fanno ancora, sono anzi organizzati ed auspicati su tanti temi.
“Si, ma non sono preceduti da una programmazione”, rispondono i vertici di Confindustria. “Poi, con la crisi la classe imprenditoriale ha dovuto fare principalmente il mestiere dell'impresa, a causa della congiuntura...”

Insomma, ubi maior, minor cessat.
“Solo per parlare della Buzzi, ante crisi un terzo del nostro fatturato veniva dal mercato italiano, ora sì e no si raggiunge meno del 10%, mentre il 90% arriva dal mercato estero. E poi non si fanno più opere pubbliche”.

Ripartiamo allora dallo sviluppo della ricerca? E' possibile pensare ad un centro studi territoriale?
“Non ci si può focalizzare su un singolo territorio. Dobbiamo confrontarci con il mondo oggi. Il confronto deve essere almeno regionale”.

E i rapporti con l'Università?
“L'Avogadro è un'università di eccellente livello, dove si fa anche ricerca. Abbiamo ottimi rapporti”

Ma che speranze diamo ai nostri giovani?
“I dati sulla disoccupazione giovanile – è ancora Buzzi a rispondere – sono drammatici. E' il problema principale del nostro paese. Chi va all'estero fa bene, acquisisce esperienza ed un'altra visione del mondo. Spesso chi fa un periodo fuori dal nostro Paese, poi torna. E questo è un fatto positivo. La fuga di cervelli non è negativa, in sé, se ci sono anche cervelli in ingresso. Ma fino a quando non ci sarà un sistema basato sulla meritocrazia, bensì sui favoritismi, che a lievello locale sono ancora più evidenti, le opportunità mancheranno”.

Allora cosa può fare la politica?
“Semplificare, rimuovere gli ostacoli burocratici, creare facilitazioni, che oggi non ci sono. E Alessandria non fa eccezione. Ci sono complicazioni assurde, ritardi nei pagamenti e nessuno strumento per velocizzarli. Se ci si rivolge alla giustizia civile, poi, si ha come unico risultato di allungare ancora di più i tempi. Faccio solo un esempio – dice Buzzi – Le concessioni per l'utilizzo delle cave durano 5 anni, per ottenere un rinnovo ne occorrono tra i tre e i quattro; una volta ottenuto il rinnovo, è quasi tempo di presentare una nuova richiesta di rinnovo”
“A me pare – aggiunge Riva – che si sia una cultura antindustriale in Italia. Ogni iniziativa viene presa con profonda diffidenza. E' una difficoltà a livello di cultura sociale. Ci sono personaggi assurti come 'scienziati' per avere pubblicato, magari, un paio di articoli; iniziative che hanno una logica e vengono fermate. Volete un esempio locale? Il bioetanolo, proposto da Guido Ghisolfi e bocciato. E' stata un'occasione persa”.

Se ci fosse un settore, una “vocazione” su cui la classe imprenditoriale alessandrina sarebbe pronta a puntare, qual è?
“La nostra realtà non è monovocata e questa caratteristica è stata probabilmente uno dei punti di forza che ci ha consentito di sopravvivere; siamo un territorio dalle tante realtà. Una recente indagine del centro studi di Intesa San Paolo ha, ad esempio, ha individuato una eccellenza nel settore orafo valenzano. Eccellenza che va fatta emergere”.  
18/04/2016







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