Intervista

Valentina progetta come vivere su Marte

La trentatreenne alessandrina è ricercatrice al Mit di Boston e nel 2017 ha vinto una borsa di studio per realizzare un’impresa ai limiti della fantascienza: portare la vita sul Pianeta Rosso

INTERVISTA - L’amore e la passione per lo spazio lo ha sempre avuto. Ma da qui ad arrivare a firmare il progetto Redwood Forest per progettare il primo insediamento umano su Marte, ce ne passa. Valentina Sumini, 33enne alessandrina, ha alle spalle una laurea in Architettura presso il Politecnico di Torino, la doppia laurea in Ingegneria e Architettura delle Costruzioni come studente dell’Alta Scuola Politecnica istituita dal Politecnico di Torino e da quello di Milano e un dottorato di ricerca presso il Politecnico di Milano, durante il quale ha applicato le moderne tecniche di analisi strutturale ai primi grattacieli in cemento armato costruiti a Milano e a Chicago. Oggi è ricercatrice al Mit di Boston ma, soprattutto, nel 2017 ha vinto una borsa di studio per realizzare un’impresa ai limiti della fantascienza: portare la vita sul Pianeta Rosso.

Valentina, perché lo spazio interplanetario?
Perché fin da piccola mi facevo regalare da mio padre astronavi e modelli da costruire e perché ho sempre adorato Star Wars: il mio desiderio era quello di capire cosa c’era oltre la Terra e quali erano i segreti delle esplorazioni. Crescendo, perciò, considerata la passione per il disegno, ho scelto Architettura delle Costruzioni al Politecnico di Torino, puntando poi nella specialistica sulla progettazione e sullo studio dell’analisi della risposta sismica anche durante il percorso di Alta Scuola Politecnica fra i Politecnici di Torino e di Milano.

Strutture, fisica, costruzioni: tutti fattori che si possono ritrovare nel progetto per Marte.
Sì, nel piano ci sono tutte le conoscenze legate all’aerospazio: dalla Fisica all’Ingegneria biomedica, dalla Meccanica strutturale al Design. Questo perché ‘Redwood Forest’ nasce con l’idea di ricreare l’ecosistema di una foresta su Marte, che è un ambiente essenzialmente desertico e senza apparentemente forme di vita, anche se c’è acqua.

Perché la foresta?
Ho studiato come gli alberi comunicano tra di loro, attraverso un sistema di radici sotterranee: grazie a un algoritmo, così, ho cercato di ricreare le stesse caratteristiche e le stesse condizioni per una città ideale sul Pianeta Rosso. La cupola esterna, ad esempio, è la forma migliore che si potesse pensare per mantenere la pressurizzazione interna, mentre nei vari ‘rami’ e nelle cupole esterne verrà veicolata l’acqua estratta dai sotterranei, dalla terra e dal ghiaccio, formando una spessa barriera a protezione delle radiazioni.

L’uomo, invece, come porterà avanti la propria vita?
All’interno di ogni ‘albero’, che sarà costruito con materiali marziani - la regolite in primis, oltre al ghiaccio da estrarre e trasformare in acqua tramite un macchina che stiamo studiando - ci saranno 50 persone: nelle zone sotterranee, quelle più protette, ci saranno sia le attività di lavoro che le residenze, mentre nella parte esposta costruiremo un sistema di serre idroponiche, di coltivazioni, di alberi e spazi pubblici per la socialità. La struttura stessa della ‘foresta’ potrebbe aiutare i coloni a ridurre le difficoltà anche psicologiche legate al distacco dalla Terra.

In quale parte del pianeta avverà l’insediamento?
Uno dei problemi più grossi da affrontare è l’impatto di meteoriti: ecco perché, da un lato, si è pensato all’habitat come fosse un albero, in modo da garantire una parte inferiore sempre protetta; dall’altro, il sito individuato per la missione si trova nelle vicinanze di un cratere già creato da un meteorite, e dove quindi i bordi offrono una migliore protezione.

C’è una data ipotizzata per la prima spedizione?
Si parla del 2040, ma grazie ad alcune compagnie private che stanno investendo pesantemente sulle esplorazioni, si pensa che i tempi possano accorciarsi.

Vorresti essere una delle prime sul Pianeta Rosso?
Assolutamente sì. Mi piacerebbe andare per dirigere i cantiere e per il continuo feedback con gli astronauti - tra cui l’italiano Paolo Nespoli - che lavorano a stretto contatto con noi. Al riguardo, abbiamo studiato un esoscheletro leggero che possa permettere loro di muoversi con facilità e sarò io stessa, a marzo, con un volo a gravità zero, a testarlo.

Cosa pensa chi ha avuto la fortuna di viaggiare nello spazio?
Secondo loro, un posto più bello della Terra non c’è. Ecco perché dovremmo avere un amore forte verso il pianeta che ci ospita. Allo stesso tempo, non ce n’è uno che non vorrebbe essere protagonista della prima esplorazione su Marte: toccare quel suolo, vedere e cercare di capire com’è la sua composizione deve essere una emozione davvero unica.

14/01/2019







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