Lavoro

Meno fondi e 'quota 100', il rischio è di perdere un terzo dei restauratori

In un paese come l'Italia il settore dei restauri è più che mai indispensabile. Purtroppo i fondi scarseggiano e i professionisti sono costretti a chiudere bottega. Il tortonese Basiglio è presidente nazionale Confartigianato restauro

 LAVORO - Nel 2016 il tortonese Vincenzo Basiglio è stato confermato Presidente Nazionale dei restauratori di Confartigianato, carica quadriennale. Al momento della sua nomina aveva dichiarato di voler chiudere su alcune vicende: "L’annosa vicenda della categoria dei restauratori che vedrà la luce, dopo venticinque anni di lotte e rivendicazioni, con la definizione di un ruolo della qualità artigiana, da tutto il mondo invidiata ed ammirata. Nei prossimi anni si dovrà lavorare per salvaguardare la nostra categoria dagli attacchi delle lobby che cercheranno d’infiltrarsi tra le pieghe del legislatore”.

Da oltre 16 anni Basiglio dirige lo studio Gabbantichità di Tortona, affiancato da Gabriella Gabba la cui famiglia è attiva nel campo dell’antiquariato dal 1948. 

Passano gli anni, ma i problemi del settore sono più o meno quelli, con l’aggiunta della ‘novità’ legate alle scelte governative sui pensionamenti. Con la ‘quota 100’ è pensabile che un buon numero di restauratori qualificati – la popolazione ha già una età medio-alta – si ritiri a vita privata. Se poi ci aggiungiamo le botteghe che hanno chiuso recentemente per la mancanza di lavoro, il quadro potrebbe diventare preoccupante da qui a pochi anni.
In un paese come l’Italia i principali ‘committenti’ sono lo Stato e la Chiesa. “Ma il Ministero ha chiuso i finanziamenti, causando in questi anni un calo del 33% delle professioni attive", spiega Basiglio che fa due conti. "Tra restauratori, collaboratori e tecnici siamo a 6.985. In Piemonte sono 348, in provincia di Alessandria poco meno di trenta restauratori". O meglio, restauratrici, visto che il settore è per il 66% femminile. “Per ora sono sufficienti”, spiega, “ma il 43% è formato da 50/64enni”.  Va da sé che potrebbero diminuire senza un fisiologico turn-over e senza fondi da destinare al recupero del patrimonio artistico italiano.
 
L’impegno di Basiglio in questo periodo è di convincere il suo ministro di riferimento (Bonisoli) ad agevolazioni anche per le opere privare (come i castelli), alla riduzione dell’iva come accade in altre parti d’Europa. E poi le scuole. Più che mai in questo settore è necessaria la stretta cooperazione tra scuole di formazione e pratica nelle botteghe: “Cercheremo di incrementare la formazione, i restauratori italiani sono apprezzati a livello internazionale”.

In provincia di Alessandria le Fondazioni bancarie sono le più sensibili e generose, che finanziano recuperi artistici e architettonici, ma anche mostre di grande importanza. Come quella in corso a Palazzo del Monferrato (fino al 5 maggio) dedicata alle opere lignee tra il ‘400 e il ‘500: "Alessandria Scolpita" ce la invidiano anche dall’estero, ma forse ad Alessandria non ce ne rendiamo conto. Solo il crocifisso di Baldino da Surso prestato da Palazzo Madama di Torino vale tutta la mostra".

Altro profeta in patria legato alla conservazione dei beni culturali ce l’abbiamo nella facoltà di chimica dell’UPO: “Prestano consulenze tecniche-scientifiche in tanti musei del Mondo, inoltre hanno messo a punto un sistema di controllo dei Rotoli del Mar Morto", ricorda Basiglio. 

13/03/2019







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