Alessandria

Casa delle Donne: "il Comune dice 3106 volte no, ma andremo comunque avanti"

Oltre 3000 firme raccolte a sostegno del progetto e consegnato mercoledì 9 maggio a Palazzo Rosso, ma le attiviste annunciano che l'assessore Ciccaglioni, mediante una telefonata, ha spiegano l'indisponibilità da parte della Giunta ad accogliere il progetto. Il 26 maggio è stata annunciata una prima manifestazione in piazza

ALESSANDRIA - "Mentre in ogni angolo del mondo le donne hanno deciso di diventare protagoniste della lotta alla violenza di genere e, in varie forme, stanno dimostrando di non essere disposte a farsi da parte, ad Alessandria prosegue il cammino verso la Casa delle Donne. Un percorso che l'amministrazione di questa città ha scelto di non continuare al nostro fianco".

E' cominciata così la conferenza stampa indetta dal collettivo 'Non Una di Meno' mercoledì 9 maggio di fronte a Palazzo Rosso, immediatamente prima della consegna delle oltre 3100 firme raccolte a sostegno della creazione di uno spazio pubblico che consenta alle donne di incontrarsi e pianificare le tante iniziative necessarie per combattere l'evidente disparità di genere che ancora vige nella nostra società. 

"Alla nostra richiesta di un luogo fisico da destinare al progetto, alla possibilità di prendere una posizione politica a favore dell'autodeterminazione delle donne, alle migliaia di persone che hanno riconosciuto l'importanza di un spazio aperto in cui confrontarsi e sperimentare forme di contrasto alla violenza di genere, la giunta alessandrina ha risposto con un secco no” - denunciano le attiviste, che sottolineano anche le modalità "poco istituzionale" con cui ciò sarebbe avvenuto: "Lo ha fatto con una telefonata da parte dell'assessore alle Politiche Sociali Piervittorio Ciccaglioni, che il 9 aprile aveva ricevuto una delegazione di Non Una di Meno. Va detto che a quell'incontro era seguito uno scambio di mail, con alcune richieste formali, che si è interrotto a pochi giorni dall'assemblea pubblica del 21 aprile, quando abbiamo ricevuto quella semplice telefonata".

Alla base del rifiuto ci sarebbero ragioni formali, dovute al fatto che Non Una di Meno sia un comitato spontaneo e non un'associazione riconosciuta, requisito fondamentale per avanzare questo tipo di richiesta: "così facendo però l'Amministrazione antepone mere ragioni burocratiche e amministrative a importanti richieste politiche, sociali e valoriali, peraltro quando abbiamo già ribadito di essere pronte a realizzare eventuali atti formali se fosse necessario. Riteniamo che l'Assessore e l'amministrazione che rappresenta debbano prendersi la responsabilità di ripetere quel no in maniera pubblica, non tanto alle attiviste di Non Una di Meno, quanto alle oltre 3100 persone che, con una firma, hanno chiesto a Palazzo Rosso di sostenere il progetto della Casa delle Donne".

Il progetto, subito dopo il grande corteo dell'8 marzo, è stato messo nero su bianco, in modo che potesse essere letto e preso in considerazione da tutte e tutti, ma l'Assessore alle Politiche Sociali non lo aveva neppure letto, come ha ammesso durante l'incontro con Non Una di Meno.

"E' difficile dire se, in seguito, abbia colmato la sua lacuna o meno visto che, anche nel tentativo di giustificare il suo no, l'Assessore non è mai entrato nel merito dei contenuti del progetto. Il suo esame della nostra proposta, a quanto pare, si è fermato alle prime problematiche di ordine burocratico".

"Secondo Ciccaglioni il solo fatto che Non Una di Meno non sia un'associazione giuridicamente costituita, cosa che già in fase di colloquio ci eravamo dette disposte a superare regolarizzando il nostro collettivo, basta a chiudere definitivamente la porta della Casa delle Donne di Alessandria. Quella porta, però, è stata ormai spalancata da più di 3000 cittadine e cittadini che hanno aderito alla nostra campagna di raccolta firme, dalle donne e dagli uomini che hanno partecipato alle nostre assemblee pubbliche e che hanno già contribuito ad immaginare i servizi che potrebbero essere offerti e ad individuare le necessità a cui rispondere. A tutte quelle persone era dovuta una presa di posizione esplicita da parte del Comune. A tutte quelle persone non basterà una telefonata per accantonare il desiderio di cambiare una società impregnata di quella cultura patriarcale che, ogni giorno, genera disuguaglianze. Per questo non ci fermerà un no che non lascia spazio a mediazioni e trattative".

"Con queste giornate di sole - concludono le rappresentanti di Non Una di Meno - inizia per noi una nuova stagione di attivismo politico, certe di essere accompagnate ad ogni passo dalla determinazione di chi ci ha seguito finora e di chi lo farà nelle prossime settimane.Tutte e tutti insieme il prossimo 26 maggio, in occasione dei 40 anni della legge 194, faremo vivere la Casa delle Donne in città". 

A chi ha chiesto se non fosse pensabile che la raccolta firme intrapresa potesse diventare una vera e propria azione diretta per ottenere udienza durante un Consiglio Comunale, sfruttando le possibilità offerte da strumenti istituazionali di partecipazione, il collettivo ha risposto sarebbe troppo alto il rischio di strumentazioni e che la via scelta è quella della raccolta firme e del dialogo pubblico, "sufficiente a ottenere comunque una risposta istituazionale, qualora la si voglia dare, mantenedo però la piena autonomia del movimento. Se il Comune ribadirà il suo no, proseguiremo in ogni caso nel nostro percorso per altre vie, ma certo sarebbe un'assenza molto grave e un pessimo segnale per tutta la città". 

Intanto le firme sono state consegnate nelle mani di Cinzia Lumiera, assessore alle Pari Opportunità. 
10/05/2018







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