Alessandria

La Ristorazione sociale e le sue 6, brillantissime, stelle

Renzo Sacco, presidente di Coompany&, ci porta a scoprire lo straordinario successo dell'esperimento a '6 Stelle' che sta coinvolgendo la Ristorazione Sociale, in collaborazione con il Centro Down Alessandria. "La città sta rispondendo alla grande, ma i ragazzi coinvolti nel progetto si meritano il loro successo: lavorano sodo e ci insegnano molto"

ALESSANDRIA - "Tu chiamalo, se vuoi, successo" è l'incipit raggiante che si può leggere sul blog Ristorantea6stelle che racconta la storia dell'ultima grande sfida della "Risto", il ristorante aperto agli Orti dalla cooperativa di tipo B Coompany&, nato con l'obiettivo di coniugare la buona cucina con la possibilità di offrire lavoro a soggetti svantaggiati. La ciliegina sulla torta, è proprio il caso di dirlo, dopo anni di successi, sta arrivando in questi mesi, quando all'ambizioso progetto è stata aggiunta la sesta stella, destinata a quei ristoranti pionieri che in Italia hanno deciso di impiegare in cucina e nel servizio al tavolo persone con sindrome di Down. 

Dopo un esordio da tutto esaurito anche la cena di novembre ha fatto registrare la sala piena, e le date di dicembre e gennaio sono già sold out (è possibile prenotarsi fin d'ora per quella di febbraio, contattando direttamente la Ristorazione Sociale).

Abbiamo incontrato Renzo Sacco, presidente di Coompany&, per farci raccontare meglio da dove nasca il progetto del Ristorante a 6 stelle, l’iniziativa lanciata in collaborazione con il Centro Down di Alessandria, in cui 7 ragazzi gestiscono la sala e servono i deliziosi piatti della Ristorazione Sociale per 8 serate dedicate, ogni ultimo venerdì del mese. 

Com'è nata l’idea di organizzare il Ristorante a 6 stelle?
L’idea nasce all’interno della collaborazione tra Centro Down e Cooperativa Coompany. Tempo fa abbiamo avviato insieme un tirocinio rivolto a un ragazzo del Centro durante le pause pranzo, certamente quel periodo è servito per conoscerci meglio e capire che una collaborazione più strutturata era possibile. L’avvio progettuale del 6 stelle è stato possibile grazie alla volontà di diversi soggetti: io ed il mio collega Ahmed Osman (autore delle bellissime foto a corredo dell'articolo, altre sono disponibili sulla pagina facebook del progetto ndr) abbiamo fatto diversi incontri con Mario Bianchi (direttore del Centro) Veronica Sincovich (la psicologa che segue i ragazzi) e Giorgio Baracco della Cooperativa Proteina. L’eterogeneità di questo gruppo si è rivelato un fattore essenziale per la riuscita del progetto, i colleghi del centro hanno avviato un processo di individuazione dei candidati più adatti insieme alle loro famiglie, noi di Coompany ci siamo attrezzati al fine di rendere praticabile l’iniziativa e gli amici di Proteina hanno suggerito idee e modalità utili alla realizzazione. Durante la fase finale, che ha coinciso con l’avvio del progetto, al posto della neo mamma Veronica Sincovich è arrivata Daniela Leo, anch’essa psicologa del centro.

Che bilancio potete fare finora dell’esperienza?
Il bilancio fino ad oggi è certamente più che positivo. Abbiamo osservato da subito una forte partecipazione del territorio che si è dimostrato sensibile e curioso di scoprire come un’iniziativa, che potrebbe avere caratteristiche squisitamente assistenzialistiche, cerca invece di sopravvivere secondo le logiche comuni del “mercato”. Ci tengo a sottolineare che il 6 stelle non è sostenuto da contributi esterni ma vive esclusivamente grazie alla presenza dei clienti, come qualunque altro ristorante. Credo che un ruolo importante lo stia giocando la comunicazione gestita dalla Coop. Proteina e le meravigliose foto di Ahmed, abbiamo ricevuto prenotazioni già per il mese di marzo 2016, un successo che va oltre le nostre più rosee aspettative!

Qual è la difficoltà maggiore che avete dovuto affrontare?
Per ora non ci siamo trovati di fronte a difficoltà maggiori rispetto a quelle che incontriamo quotidianamente. Forse nelle prime cene abbiamo avuto la sensazione di non essere in grado di gestire adeguatamente le tensioni immediatamente precedenti l’evento, quella mezz’ora prima dell’arrivo della gente. In realtà la presenza della dott.ssa Leo che ci accompagna in tutte le fasi (formazione e serate) si è rivelata fondamentale, anche se il vero lavoro è stato fatto dal livello di responsabilità ed autonomia dimostrato dai ragazzi del Centro.

Come stanno reagendo i clienti a questa novità?
La risposta ottenuta, che si traduce nelle prenotazioni, è evidente a tutti! Io credo che l’interesse dei clienti sia mosso certamente dallo scopo dell’iniziativa ma anche dalla possibilità di partecipare direttamente alla riuscita del progetto. Come accennato prima il 6 stelle non risponde alle logiche del “laboratorio protetto” dove un soggetto esterno sostiene un’iniziativa e il territorio al massimo può osservare i risultati raggiunti, in questo senso il 6 stelle vive esclusivamente grazie alla partecipazione diretta del territorio quindi i clienti credo abbiano maturato la percezione dell’importanza che ha la loro presenza.

Qual è stato l’aspetto più positivo, o che vi ha sorpreso particolarmente finora?
Non posso, ovviamente, raccontare un aspetto che più di altri mi ha colpito, ma ne esistono una serie che fin dall’avvio mi hanno fatto pensare molto. In primo luogo il coinvolgimento dei miei colleghi: ho potuto osservare quanto ci si è trovati tutti in sintonia attorno a questa iniziativa facendo emergere una volta di più la sicura conduzione esercitata da Riccardo e Emiliano, aspetto questo importantissimo quando un luogo diventa contenitore di istanze tanto diverse tra loro. Oltre ai due coordinatori mi ha colpito il lavoro svolto dalla nostra Andrea (Dede) e Giuseppe (Peppino), vederli crescere in termini di sensibilità e responsabilità attraverso l’attenzione posta nel lavoro con i ragazzi è una soddisfazione enorme, loro due in particolare si stanno dimostrando due preziosissimi collaboratori. Ma più di tutto quello che colpisce è il lavoro dei ragazzi del Centro, la semplicità attraverso la quale sono in grado di costruire relazioni importanti, l’affettività che comunicano così chiaramente da farti sentire alle volte “impreparato”. Non nascondo il fatto che durante i primi momenti di formazione io e i miei colleghi ci siamo sentiti in difficoltà, ci preoccupava il fatto che alcuni ragazzi fossero realmente in grado di interagire con i clienti, che le relazioni tra loro durante la serata rimanessero serene, che le tempistiche del servizio ed il contatto con le 60 persone in sala non producessero tensioni difficili da sciogliere ed elaborare seduta stante. Bene, tutto questo non è accaduto. Abbiamo visto invece la coesione del gruppo, il coraggio, la capacità di andare oltre la fatica e il profondo desiderio di imparare un mestiere e di essere riconosciuti come lavoratori, punto. In una serata mi ha emozionato vedere come la persona che pensavo sarebbe stata la meno intraprendente, quella da cui aspettarsi il livello di performance minore, si è rivelata invece portatrice di una solidità e un’attenzione superiore a quella di altri suoi colleghi, e ricordo bene la soddisfazione della psicologa del Centro. Posso affermare con una certa sicurezza che quest’esperienza, in tutte le sue fasi, si sta rivelando un’occasione di crescita per tutte quelle persone (noi per primi) che hanno la fortuna di incrociarla!

9/12/2015







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