Alessandria

Richiedenti asilo: se dall'emergenza si passa al business

Crescono i numeri in provincia e in città, ben oltre il livello che la rete per l'accoglienza aveva considerato accettabile. La sensazione è che i continui nuovi arrivi spingano verso modelli di affido dei migranti sempre più pericolosi: extrabando, ospitati in case senza condizioni igieniche adeguate, ammassati. E se invece si puntasse sull'accoglienza diffusa?

ALESSANDRIA - C'è allarme in città (e in provincia) per l'evoluzione della situazione legata all'accoglienza dei migranti che vengono indirizzati, giunti sulle coste siciliane, al nostro territorio. I numeri crescono in fretta e la mancanza di un piano con obiettivi, soggetti coinvolti e tempi precisi rischia di far scappare di mano la situazione. Questa almeno è l'opinione di diversi dei soggetti coinvolti nella rete per l'accoglienza alessandrina, come racconta Fabio Scaltritti, della Comunità San Benedetto al Porto, che affida al nostro giornale alcune preoccupate riflessioni, e una proposta chiara: "Il fenomeno delle migrazioni umane e dei richiedenti asilo che dall'Africa giungono in Italia, spesso scappando da una concreta minaccia di morte nel proprio Paese, non può più essere considerato un'emergenza. Se oggi in Italia parliamo di 'Emergenza profughi' è solo per volontà (o incapacità) politica e perché nell'emergenza si derogano le normali prassi, le procedure sono accelerate, i controlli meno sofisticati, gli obiettivi più miopi. E' in questa 'emergenza' che il nostro Paese continua a muoversi tra diritti negati, soldi sprecati e morti innocenti. In molti territori e province il vaso ormai è colmo tra macro fenomeni di illegalità diffusa e abbandono delle persone a loro stesse o ai Comuni sempre più impoveriti da un Patto di Stabilità falso come gli obiettivi che si prefigge". 

In questo panorama "si sviluppa dall'aprile 2014 ad oggi anche l'accoglienza in provincia di Alessandria che negli ultimi mesi sta inserendo in ogni contesto, a ritmi di 70-80 persone a settimana, i migranti che il Ministero ci destina attraverso scarne circolari fatte di elenchi di regioni, citta e numeri. Ma i numeri, una volta accolti, tornano ad essere persone qui, nella nostra Provincia; e se fino ad oggi si sono evitati episodi di malaffare e proteste strumentali è anche perché il metodo scelto da Prefettura e alcuni Comuni è stato quello della selezione e dell'ascolto dei territori. Fino ad ora appunto".

Secondo il presidente di San Bendetto al Porto infatti, qualcosa sul nostro territorio rischia di prendere una piega pericolosa, anche alla luce del dibattito istituzionale in corso, sull'opportunità o meno di destinare l'ex colonia di Caldirola all'accoglienza 'concentrata' di un gran numero di migranti: " Le previsioni ci dicono che in questi giorni le cose cambieranno, purtroppo, se la sensibilità e la ragione non troveranno una più equa distribuzione tra le popolazioni e gli amministratori dei 190 comuni della nostra Provincia.
Alessandria accoglie circa 250 persone (forse 280 da oggi, quando i 190 sindaci si troveranno in Prefettura, convocati d'urgenza) e il numero supera di gran lunga quello proposto da tempo dalla Rete di Accoglienza del Comune di Alessandria ("150 o il territorio urbano entrerà in crisi", scrivemmo lo scorso inverno) e in tutta la Provincia complessivamente sono 600. Un evidente squilibrio tenendo conto che se in ogni piccolo Comune fossero accolte 1 o 2 persone (e 20 o 30 i Comuni più grandi) non ci sarebbe nessuna emergenza e avremmo ancora posti liberi in tranquillità, senza nessuna percezione "di invasione" da parte della popolazione".

"La Città di Alessandria a nostro avviso - prosegue Scaltritti - non può più essere chiamata a rispondere mentre invece crediamo che sia necessaria un'accoglienza diffusa, concertata con tutti i piccoli comuni, costruita attraverso la preparazione di alcuni abitanti e amministratori disponibili, sempre accompagnati nel percorso, prima durante e dopo.
E tutte le volte che un piccolo Comune dice 'no' all'accoglienza di una o due persone deve sapere che sta 'obbligando' il Paese accanto, o quello più grande, a prenderne di più. Vista la situazione attuale ad Alessandria 'accoglierne altri in più' significa inevitabilmente aprire ulteriori spazi ai lucratori e agli speculatori, gruppi o singoli che improvvisano accoglienze senza nemmeno avere locali a norma e garanzie di serietà. Fino a ieri, in linea di massima, la Prefettura e il Comune sono riusciti ad evitare di cadere nella degenerazione speculativa ma da oggi, visti i numeri e la scarsità di posti diffusi, diverrà inevitabile e rischioso".

"Le conseguenze che tali pratiche comportano sono facilmente immaginabili - sottolinea Scaltritti nel suo appello - sia come comportamenti criminali che come atteggiamenti di vero e proprio sfruttamento, con le prevedibili ricadute sulla qualità della vita, sulla convivenza urbana, su fenomeni di criminalità diffusa e radicata (Mafia Capitale insegna), e sulle reazioni di abitanti facilmente strumentalizzate da politici fintamente ignoranti in cerca di voti 'di pancia'. Se quindi il Ministero prosegue sulla strada dell'Emergenza fine a se stessa, cieco e sordo verso i territori, siano questi ultimi e i loro abitanti a fare scelte ragionevoli che potrebbero sostenere la 'rigenerazione' e scongiurare la desertificazione di alcuni paesini e frazioni".

"Come Rete d'Accoglienza, con la Pastorale Migrantes, la Coop Coompany e la Caritas di Alessandria - conclude Scaltritti - ci stiamo interrogando su strumenti, risorse e persone per affiancare, sostenere e far crescere i piccoli comuni che decideranno di accogliere una o due persone, non di più: se tutti lo faremo sarà più che sufficiente. Ci piace definire questo modello Accoglienza Diffusa, come ci ha insegnato l'esperienza del PIAM di Asti con cui collaboriamo. Altrimenti la barbarie è dietro l'angolo e la sua nefandezza la intravediamo ogni giorno nei servizi televisivi che narrano di centri 'di accoglienza' e di Comuni in preda alla devastazione fisica, morale e culturale. I CIE (Centri di Identificazione ed Espulsione), veri lager istituzionali, sono solo la punta di un iceberg che ha nel suo sommerso i pericoli maggiori: scongiuriamoli insieme!"
27/07/2015







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