Alessandria

Secureworld: la graphic novel nata in carcere

Dal laboratori di stampa e incisione della casa di reclusione di San Michele emerge qualche anticipazione della graphic novel che alcuni detenuti stanno realizzando insieme a membri del personale, al direttore e ai responsabili del laboratorio. "Un'esperienza unica, che porterà alla pubblicazione di un'opera davvero originale"

ALESSANDRIA - Il carcere che riflette su se stesso, e lo fa attraverso un lavoro espressivo dal grande valore: è questo il risultato che si sta delineando per un progetto davvero innovativo promosso dalla casa di reclusione di San Michele e da alcuni detenuti, coinvolti in prima persona in un laboratorio di stampa e incisione che porterà alla creazione e alla distribuzione sul territorio nazionale di una vera e propria 'graphic novel', una sorta di romanzo per immagini. 

"Secureworld" diventa così un regno immaginario, mutuato da quello reale, dove il tempo è solo quello presente, l'attività principale è la creazione di 'vuoto' e i ruoli fra gli abitanti 'permanenti' e i lavoratori, dotati di chiavi e custodi delle regole, sono assai ben definiti. Sarà un gatto, arrampicatosi per caso lungo il muro della città, a guidare il lettore a scoprirne l'interno, finendo per aprire una breccia nella struttura capace di metterla in contatto con il mondo esterno. La storia, scritta a più voci fra detenuti e personale del carcere, è ancora in fase di scrittura, ma intanto il laboratorio è già in funzione per studiare i personaggi e produrre i primi lavori. 

Dopo l'esperienza con il laboratorio di pittura (che è già ripartito, con l'obiettivo di dar vita a un'esposizione-vendita su... Marte, il negozio dei prodotti carcerari piemontesi) e con quello di fotografia (appena concluso con la stampa del catalogo, alla quale seguiranno diverse mostre), che hanno portato alla realizzazione di lavori di grande impatto e capaci di raccogliere un plauso unanime, Piero Sacchi ha così avviato un nuovo progetto con la casa di reclusione di San Michele, guidata dalla direttrice Elena Lombardi Vallauri. Insieme alla professionista Valentina Biletta è stato così avviato il lavoro per la graphic novel, reso possibile dall'acquisto dei materiali avvenuto all'interno del finanziamento concesso dalla Fondazione Social per il progetto "povero nemico". La storia, l'incipit della quale potrete leggere in esclusiva qui sotto, è realizzata in collaborazione con una classe dell'Istituto comprensivo Galilei, che sta creando un personaggio, diversi membri del personale carcerario e la stessa direttrice. 

I laboratori si svolgono per l'intera giornata del giovedì (pittura) e il venerdi (incisione e stampa) dalle 9 alle 12 e dalle 13.30 alle 15.20 e vedono il coinvolgimento attivo di una dozzina di ospiti della struttura detentiva. 
 
SECUREWORLD

Secureworld, mondo distinto e particolare, esclusivo, a cui sono ammessi soltanto gli uomini, rarissime le donne e nessun bambino.
Gli abitanti che vivono e dormono in modo permanente nel mondo di Secureworld sono protetti dalle sue alte mura, che ne percorrono l’intero perimetro. Essi sono la maggioranza e vestono ciascuno secondo le sue possibilità e il suo gusto. Non formano famiglia. Non hanno animali domestici. Non hanno vasi di fiori alle finestre. Ciascuno mette a disposizione degli altri la sua solitudine.
Ciascun individuo della popolazione fissa è ammesso alla vita protetta di Secureworld su decisione del Ministero della Giustizia Sovrana. La decisione può essere emessa per un soggiorno definitivo limitato o illimitato: mesi, anni o l’intera parte restante della vita.
L’altra parte della popolazione di Secureworld condivide lo stesso spazio generale, ma non il tempo. Essi sono, diciamo, giornalieri e sono ammessi su decisione dello stesso Ministero della Giustizia Sovrana, da cui dipendono direttamente. In pratica essi ne sono dipendenti, cioè non sono liberi, come avviene invece per i primi. Essi devono rispettare tempi e turni di lavoro, devono indossare una divisa, devono rispettare rigidamente le regole e i compiti assegnati. Il loro tempo di permanenza è lo stesso per tutti: l’intero periodo lavorativo della loro vita, salvo rare eccezioni.

A Secureworld la principale produzione è il vuoto, che viene prodotto per il consumo interno e non per l’esportazione.
Il consumo del vuoto è generalizzato e gratuito. La maggior parte del consumo è appannaggio della popolazione fissa, ma non è un privilegio esclusivo.
Secureworld è governato da una Sovrana, non di stirpe ma di fiducia. Essa si avvale dei servizi del Comandante a cui debbono obbedienza diretta tutti gli abitanti in divisa.
Gli abitanti di Secureworld, ma soltanto quelli fissi, hanno possibilità di effettuare delle pause nella produzione e nel consumo del vuoto. Durante le pause possono svolgere attività, in aree protette, Possono passeggiare, fare sport, coltivare hobby, talvolta anche prendersi cura di piante, fiori e ortaggi.
Si tratta però di pause limitare e brevi, vissute senza vera gioia perché su tutto incombono lo spazio e il tempo pervasi dal vuoto.
Causa e cura delle più diverse ossessioni è la presenza generalizzata del circuito televisivo negli edifici occupati dalla popolazione fissa. I monitor a colori sono infatti sempre in funzione in ogni luogo di soggiorno e di permanenza individuale. In pratica la produzione e il consumo di vuoto … non riempiono il vuoto e difficilmente possono esservi soluzioni che non nascano direttamente dall’interno delle persone, dalla loro volontà e iniziativa.
Tra gli abitanti fissi, nonostante le diversità, nascono amicizie e conoscenze solidali. Non solo queste, vi sono anche contrasti e rancori, liti, talvolta violente. Ma le amicizie sono una realtà forte, con i suoi riti, i suoi pasti in comune.

Tra la popolazione fissa e quella giornaliera i rapporti sono piuttosto freddi, Non si ricorda vi sia mai stata tra due di loro una vera amicizia. Due mondi separati sotto lo stesso tetto, lo stesso cielo.
Le modalità di rapporto più usuali sono due: il rispetto o l’avversione.
La divisa offre agli abitanti giornalieri la possibilità di esercitare il potere. Non un potere generalizzato, ma di controllo. Il mancato rispetto di talune regole da parte dei fissi offre la possibilità di redigere rapporti scritti. Le denunce presuppongono forme di punizione.
Il simbolo più evidente di questo potere sono le chiavi tintinnanti e voluminose, che portano alla cintola, con le quali regolano tutti i percorsi: aperto si passa, chiuso si resta.
In Secureworld le regole delle libertà sono contraddittorie, gli uni possono dove gli altri sono esclusi, gli uni sono esclusi dove gli altri possono.
La divisa, e questa è la regola generale per tutte le divise e per tutte le gerarchie in divisa, accorda però un grado di potere superiore.
Se la persona in divisa scrive, lo scritto porta a un provvedimento, se la persona libera di vestire scrive, lo scritto non porta a nulla.
Come sempre, in tutti mondi possibili, quello che davvero conta sono i rapporti di amicizia tra le persone.
Parliamo ora di un gruppo che nella vita di Secureworld ha un’importanza particolare: i compendianti, che amministrano la percezione del bene e del male. I loro amministrati sono tutti gli individui classificati tra popolazione fissa, su ognuno di loro incombe il dossier personale.
Strana categoria tra il medico salvifico e il burocrate, i suoi membri, in numero esiguo, hanno la funzione di regolare i comportamenti, nel bene e nel male, nel tempo presente.
Da essi dipendono tutte le assegnazioni alle attività alternative alla produzione e al consumo di vuoto. Non hanno divisa, nè chiavi, non hanno potere, ma la loro influenza è molto forte e pervasiva.
Così scorrono uguali le giornate di Secureworld, protette, sorvegliate a che nulla di grave e di male accada. Nel grigio del tempo e nel predominio del vuoto è difficile capire se ancora ci siano davvero un bene e un male, chi ne sia l’oggetto e chi il soggetto.
I ruoli definiscono le posizioni e le loro variabili. Liberi forse soltanto i cuori, i pensieri non detti, le parole non scritte.

Fuori dalla zona protetta dal muro esiste il più vasto mondo in cui Secureworld è collocato, ma di cui non è parte. Il più vasto mondo popolato di uomini, donne e bambini.
Anche nel più vasto mondo è diffusissima la produzione di vuoto, ma non altrettanto generalizzata ed esclusiva.
Secureworld e il più vasto mondo quasi non si conoscono. Pochi i rapporti e tanti i pregiudizi. Vige infatti la convinzione che la popolazione fissa che il muro protegge vi sia in realtà ristretta a forza, a motivo della protezione dovuta agli individui che popolano il più vasto mondo e che da Secureworld sono esclusi.
Esistono rapporti esclusivamente funzionali, per lo scambio indispensabile dei servizi e dei beni, secondo gli esili fili che collegano i ruoli e le persone.
Il fatto che l’unico tempo di Secureworld sia il tempo presente, non elimina il fatto che, fuori, il passato e il futuro permangano nella memoria e nel desiderio delle persone.
Ci sono pertanto persone del più vasto mondo che bussano alle porte chiuse di Secureworld, mercanti di passato e di futuro per le persone ivi protette.
Spiragli tra i mondi, nel rispetto e nella certezza della separazione, socchiusi con cautela. Ogni sconvolgimento è aborrito, come il caos che rimescola l’ordine.

In Secureworld c’è un popolo di gatti. Non sono stati ammessi nella zona protetta per decreto. Ci si sono trovati. Hanno genealogie improbabili, ispida pelliccia. Ne ignori il miagolio. Gatti senza poltrone, né dedizione d’affabili zitelle. Vivono randagi nelle corti interne dell’invalicabile recinto, spontaneamente accuditi dagli abitanti d’Secureworld con quotidiana improvvisata cura: un piatto di plastica e un pezzo di stagnola, un po’ d’acqua e d’avanzo di cucina.
Ristretti a vita, non hanno esperienza del mondo più vasto. Non conoscono le livree preziose dei gatti di lusso, buona e cattiva sorte d’altri felini.
Conoscono il volo degli uccelli che varcano il muro a volo, i merli che becchettano al suolo e la miriade degli insetti minuti.

Poco distante, un micio campagnolo, cucciolo curioso dal manto morbido e pezzato, bianco e nero, vaga a bordo d’un fosso, al di là del muro,
Guarda in basso con disgusto l’acqua del fosso, guarda in alto e si chiede cosa protegga, a cosa aspiri il muro nella sua vertiginosa altezza.
Lì presso, un seme di fagiolo, fattosi pianta, ha trovato nell’asperità del muro un solido appiglio per la sua scalata al cielo.
E il micio guarda la serpentina salire, fino alla sommità del muro, a un passo dal cielo. Guarda e sogna di eguagliare il volo degli uccelli.
L’idea lo tenta, perché non solo è curioso ma ancor più audace, agile e leggero.
Arriva il giorno che, nel muro in penombra aggrappa gli artigli, fa leva sull’esile fusto rampicante, ne imita la capacità d’abbarbicarsi alla più minuta asperità, e si stacca dal suolo. E sale. Tiene il cielo fisso negli occhi, in quel punto in cui la sommità della pianta si perde sull’orizzonte verticale del muro.
La sua salita è una danza, accompagnata dal tintinnio dei frutti nei baccelli già secchi. Arrampicatore di razza, dimentica il suolo e ambisce solo al cielo. La sua danza lo porta alla sommità, nel punto esatto in cui anche la pianta ha dovuto cedere accarezzando l’aria.
Il micio curioso fissa deluso in alto il cielo inarrivabile.
Ma sotto di lui, improvvisa, la vista d’una città con camminamenti, torri, palazzi, cortili e giardini. Un camino che fuma. Un buon odore di pane nell’aria.
Mentre guarda, nutrendo la sua insaziabile curiosità, si sente improvvisamente sollevato in aria, afferrato per la collottola. L’uomo in divisa l’ha afferrato.
Il micio si rovescia come un guanto e scarnifica la mano che lo ghermisce, affondando a quattro zampe le sue unghie affilate.
L’urlo di dolore lo restituisce libero, saetta via, salta la spalletta del camminamento che percorre tutta la sommità del muro.
Salta alto, si libra nel vuoto e … vola, vola, vola, roteando nell’aria, precipita. Finché, prima dell’ impatto col suolo, si gira ancora una volta, atterrando sulle quattro zampe, miracolo che solo ai gatti dalle sette vite è dato talvolta di produrre. Quasi rimbalza e schizza via, si rimpiatta e, non visto, osserva.

All’interno della città del mondo protetto, osserva e conosce da lontano quello strano popolo di gatti dall’aspetto malandato. C’è qualcosa nelle cose e nell’aria che non lo convince e gl’incute paura.
Cautamente lascia il nascondiglio e inizia il percorso, rasentando il muro, addossato alla parete e all’erba, alta che quasi lo nasconde.
Gli arriva un dialogo di voci, semplici e concitate, talvolta urla. Ascolta il suono d’un percuotere ritmico e metallico. Sente passi di persone, hanno abiti dimessi e strumenti di lavoro (a lui sembrano attrezzi per colpire).
Vorrebbe tanto tornare alla sua casa, ma non vede altri rampicanti che indichino la strada della risalita.
L’ombra del muro s’allunga e riempie lo spazio dei cortili, un’ombra paurosa, ma che lo contiene meglio.
L’ombra si rabbuia, ma tutt’intorno non c’è modo di trovare un passaggio, una porta, ma finestra, il benché minimo varco aperto.

I piazzali son deserti, più nessuno a chiacchierare o transitare. Solo un pauroso silenzio. Il micio curioso trema in cuor suo perché capisce che nell’area protetta resterà rinchiuso per sempre.
Il suo sguardo cade su un fitta linea scura, che serpeggia viva al suolo, una di quelle strade invisibili in cui si affollano le formiche, testarde, scontrandosi, scavalcandosi, gravate da pesi più grandi di loro.
La fila sparisce nel terreno proprio in un punto di giunzione del muro, non si insinua nel terreno, nel formicaio, attraversa una piccola fessura nel muro sbrecciato.
Anche uno scarabeo, carico del suo bottino, utilizza lo stesso varco. Al di là della parete buia brilla una piccola luce. Il piccolo micio curioso vi si butta a scavare, furioso e determinato. Salta in aria la terra mista a insetti, le formiche si sparpagliano. Soltanto dopo una buona mezz’ora vede qualche risultato, gli fanno male le zampe, ma il buco è grande qualche centimetro. Anche lui è minuto e la sua testa è piccola ed elastica.
S’appiattisce, si assottiglia, infila il capo, spinge e tira, tira e spinge. A tratti resta incastrato, non va più né avanti né indietro … poi si stappa verso la luce e rotola giù per il fosso, felice nell’acqua nauseante.
Riconosce il posto, è vicinissimo alla pianta del fagiolo rampicante, dove il viaggio ha avuto inizio, è vicino alla sua casa.
2/11/2015







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