Novi Ligure

Salvini all'Ilva, tra impegni di governo e folklore leghista

Il leader della Lega ha incontrato operai e simpatizzanti all'Ilva di Novi Ligure. Poche promesse ("alcune cose non possiamo cambiarle") ma un impegno preciso: "Se andremo al governo approveremo una legge per impedire che le aziende foraggiate dallo Stato poi fuggano all'estero". Poi autografi e selfie con i fan

NOVI LIGURE – Matteo Salvini ha spaccato il minuto: sabato alle 14 è arrivato nel piazzale dell’Ilva di Novi Ligure, dove ad attenderlo c’erano simpatizzanti e operai, 150 persone in tutto tra cui il segretario novese del Carroccio Giacomo Perocchio. Abbigliamento casual, maglioncino dolcevita senza giacca complice il tiepido sole invernale, il numero uno della Lega ha dribblato uno sparuto contestatore e i fan che chiedevano autografi e foto: «Tranquilli, non scappo, ma adesso fatemi parlare con i lavoratori».

E così è stato: prima il colloquio con alcuni titolari di aziende dell’indotto Ilva e con i portavoce degli operai, poi via libera al “bagno di folla”. Salvini ha ascoltato tutti quelli che volevano parlare con lui, si è concesso a decine di selfie («anche con te, che hai il cappellino della Juve», ha scherzato lui che è di solida fede milanista), si è prestato alle richieste dei fotoreporter e ha posato pure con Juno, un pastore tedesco vestito con il fazzoletto verde della Padania.

Folklore a parte, la visita del leader leghista all’Ilva è stata più “di governo” che “di lotta”. Niente promesse mirabolanti («alcune cose non potremo cambiarle», ha ammesso), ma un paio di punti precisi: «Abbiamo già presentato una proposta di legge per impedire alle aziende che ricevono soldi pubblici di delocalizzare la produzione, chiudendo gli stabilimenti in Italia e trasferendosi all’estero».
«Il primo piano industriale presentato da Arcelor Mittal e Marcegaglia prevedeva 50 esuberi allo stabilimento di Novi – ha spiegato a Salvini Saverio Eletto, 51 anni, operaio novese – Ma qui semmai siamo in carenza di organico e i meccanici fanno i miracoli perché fondi per la manutenzione ce n’è pochi». «Agli indiani chiederemo il rispetto dei patti», ha garantito il leader leghista.
A chi sottolineava la difficile situazione ambientale di Taranto, il leader leghista ha risposto che «il diritto alla salute va rispettato, ma solo in Italia un giudice può mettere a rischio migliaia di posti di lavoro, sostituendosi allo Stato nel determinare la politica industriale di un Paese».

C’è stato il tempo anche per affrontare lo spinoso argomento del ritorno di atteggiamenti fascisti. «Colpa dei toni e degli argomenti che voi usate in campagna elettorale», ha detto a Salvini una rappresentante della Cgil. «Fascismo e comunismo sono stati cancellati dalla storia, non torneranno né l’uno né l’altro», ha replicato il segretario della Lega. L’immigrazione? «È uno dei problemi di questo Paese ed ha aggravato la crisi economica, 500 mila clandestini non possono di certo aiutare lo sviluppo». E sui «finti profughi», come li ha definiti, Matteo Salvini ha postato su Facebook un video girato al Leon d’Oro: «Hotel a quattro stelle a Novi Ligure – ha scritto – Da una parte gli operai dell’Ilva che combattono per difendere il posto di lavoro, dall’altra più di 100 immigrati che fanno il pisolino a spese degli italiani». Tutto come da copione, insomma.

Accompagnato da Riccardo Molinari, candidato alla Camera, la visita di Matteo Salvini all’Ilva è stata comunque qualcosa più di una tappa da campagna elettorale. Vedere il leader del Carroccio stringere le mani degli operai che lo attendevano ha dato un po’ il senso di come la città di Novi Ligure sia cambiata e di quanto tempo sia passato da quando, all’Italsider, c’era addirittura una sezione di fabbrica del Partito Comunista...
12/02/2018







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