Economia

Sei pullman a Roma, per chiedere lo sblocco del Terzo Valico

Oltre un centinaio di lavori impegnati nei cantieri del Terzo Valico sono partiti da Novi Ligure, Arquata Scrivia e Fraconalto, per raggiungere Roma dove, a partire dalle 10 di questa mattina, 9 ottobre, fino alle 14,30, manifesteranno davanti alla sede del Mit, ministero delle Infrastrutture, per chiedere lo sblocco dei fondi stanziati per l'opera. Per DemA, invece, pensa ad un piano di smantellamento dei cantieri

ECONOMIA - Oltre un centinaio di lavori impegnati nei cantieri del Terzo Valico sono partiti da Novi Ligure, Arquata Scrivia e Fraconalto, per raggiungere Roma dove, a partire dalle 10 di questa mattina, 9 ottobre, fino alle 14,30, manifesteranno davanti alla sede del Mit, ministero delle Infrastrutture, per chiedere lo sblocco dei fondi stanziati per l'opera.
Sono sei i pullman partiti dalla provincia per la manifestazione indetta dai sindacati di categoria di Cgil, Cisl e Uil che si dicono “fortemente preoccupati per l’occupazione dei dipendenti che rischiano il licenziamento e per la realizzazione della grande opera che mai come in questo momento deve procedere speditamente”.
“Il sindacato unitariamente auspica che tutte le forza politiche Piemontesi e Alessandrine uniscano le loro voci a quella dei lavoratori confermando la necessita della prosecuzione dei lavori del terzo valico”. A Roma sono attesi oltre 500 manifestanti, mentre è stato indatto uno sciopero di 8 ore in tutti i cantieri.
“Riteniamo inaccettabile la decisione del ministro dei Trasporti Danilo Toninelli di bloccare il trasferimento delle risorse per il quinto lotto del Terzo Valico”, dicono i segretari di categoria. “In un contesto in cui occorrerebbe puntare in modo deciso su infrastrutture e spesa pubblica produttiva, viene sottratto oltre un miliardo di euro indispensabile per perfezionare un’opera di fondamentale importanza non solo per il territorio interessato ma per tutto il Paese e che comporterà
il licenziamento in tempi brevi di 400 lavoratori e nel futuro prossimo di molti altri”.
A favore dello sblocco si era già espresso il consiglierei regionali del Pd Domenico Ravetti e il consigliere di Liberi e Uguali Walter Ottria.
Di parere contrario è il movimento DemA, che si è strutturato anche in Provincia: “Difendere il lavoro, anche quando il lavoro fa male a chi lo svolge, all'ambiente e al futuro di un territorio. Deve essere questo il punto di vista dei sindacati delle tre sigle che domani saranno a Roma per chiedere al Ministro Toninelli di sbloccare i fondi per il quinto lotto del Terzo Valico”.
“Nelle aziende al lavoro nei cantieri della grande opera, inoltre, sono state proclamate 8 ore di sciopero per permettere una larga partecipazione al presidio. Nessuno sciopero, però, quando è stato rilevato amianto nelle terre di scavo, quando le inchieste hanno fatto venire alla luce il filo rosso che lega il Terzo Valico e la 'ndrangheta, quando hanno sbattuto sulle prime pagine di tutti i giornali la disumanità di chi mette in pericolo la vita dei lavoratori, sapendo che “tanto la malattia arriva tra 30 anni...”
DemA fa riferimento anche allo strappo con il Movimento 5 Stelle: “I cittadini e le cittadine contrari alla costruzione dell'opera guardano con rabbia e delusione al Movimento 5 Stelle che, dopo aver finto di essere al fianco della lotta per la salvaguardia del territorio, ha sacrificato sull'altare del potere l'ultimo briciolo di credibilità, dichiarando di attendere i risultati dell'analisi costi-benefici condotta dal governo per prendere una posizione in merito alla questione”.
“L'analisi costi-benefici- commenta Andrea Malacarne, coordinatore provinciale di DemA Alessandria- è già stata fatta da chi vive il territorio interessato dalla costruzione del Terzo Valico e da anni si oppone alla devastazione ambientale che l'opera provocherebbe, con rischi concreti anche per la salute dei cittadini e delle cittadine, oltre che dei lavoratori che, tra l'altro, sono i più esposti al rischio di contaminazione da amianto.”
Non serve alcuna ulteriore analisi per capire che l'opera è inutile e dannosa e che si potrebbe investire in un modello di sviluppo più sostenibile con l'obiettivo di risanare un territorio già fin troppo ferito dai cantieri del Terzo Valico.
“Si parla di 400 posti di lavoro a rischio se i fondi non dovessero essere sbloccati- conclude Malacarne- senza pensare che con un piano serio per lo smantellamento dei cantieri e la messa in sicurezza del territorio, gravemente danneggiato dal dissesto idrogeologico, molte più persone avrebbero un posto di lavoro. Per giunta, senza rischiare la loro salute.”
9/10/2018







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