Opinioni

Drin drin fa il campanello

Prendere una strada contro mano, senza scampanellare o almeno rallentare, sembra diventato uno sport nazionale. Ormai è facile vedere uno che fila come un razzo sul marciapiede, facendosi largo tra i pedoni che vi transitano. Non credo che si possa andare avanti così. Credo, piuttosto, che sia necessaria qualche regolata

OPINIONI - Sto tranquillamente camminando lungo il marciapiede del viale quando, dietro di me, sento il suono di un campanello e una vocina che dice: “scusi signore…signore…”. Mi giro e vedo un ragazzotto in bicicletta che mi guarda, proprio dietro di me. “Signore…”

Guardo meglio e, sì, ha proprio ragione lui. O, meglio, non ha ragione del tutto perché io non sto camminando sulla pista ciclabile, ma questa è così ingombra di pasticci che il ragazzotto non ha potuto fare a meno di evitarla anche lui. Dietro noi due, infatti, sulla ciclabile fanno bella mostra di loro un camion in fase di scaricamento di scatoloni, un’auto parcheggiata per traverso e, addirittura, qualche deiezione canina.

La cosa che mi intriga più di tutte, comunque, è la sua scampanellata. Ai miei bei tempi, ricordo ancora come l’aria fosse piena di scampanellate delle “borsaline” che uscivano dalla fabbrica e si disperdevano nel centro della città. Tutti le guardavano, soprattutto gli uomini, ma io ero ancora troppo giovane per guardarle così. Mi fermavo, osservavo, battevo le mani e basta,

Poi, a un certo punto, le “borsaline” scomparvero e con loro i campanelli. Da quel momento mi sembrò che il loro uso si facesse più rado, come le biciclette o forse no. Adesso, sembra che i campanelli non li adoperi più nessuno. I ciclisti ti sfrecciano accanto senza fare alcun rumore, come se fossero silenziosi killer. Beh, magari proprio killer no, ma comunque pronti a spedirti all’ospedale se tu fai un passetto di lato o ti fermi di botto.

E la situazione peggiora. Prendere una strada contro mano, senza scampanellare o almeno rallentare, sembra diventato uno sport nazionale. Ormai è facile vedere uno che fila come un razzo sul marciapiede, facendosi largo tra i pedoni che vi transitano. Pedoni, badate bene, che dalle mie parti sono spesso donne anziane con tanto di badante, le quali si scansano come possono, gettando veri e propri urli di terrore.

Non credo che si possa andare avanti così. Credo, piuttosto, che sia necessaria qualche regolata. Ad esempio, si potrebbero curare meglio le piste ciclabili che già ci sono, aumentandone il numero e, magari multando chi le invade indebitamente con ogni ingombro possibile e immaginabile. Poi, fare la stessa cosa con i ciclisti killer che straripano per ogni dove. Persino i ragazzini, ormai, attraversano le strisce pedonali senza manco scendere dalla bicicletta e mettendo in gioco il loro collo sulla circonvallazione.

Non so se esiste un patentino per i ciclisti ma, se non c’è, forse sarebbe il caso di istituirlo oppure, se c’è, di sospenderlo a chiunque venga sorpreso mentre fa le manovre che dicevo.
È possibile? Se sì, staremmo veramente tutti più tranquilli. Davvero.
22/09/2018
Giancarlo Patrucco - redazione@alessandrianews.it







blog comments powered by Disqus


Autodifesa al femminile: quando un corso è realmente efficace

Opinioni | Se è vero che la donna è meno forte e fisicamente strutturata in modo diverso rispetto all’uomo, è altrettanto vero che dispone di risorse aggressive sufficienti a scoraggiare o neutralizzare temporaneamente un aggressore. Combattere questa condizione di “soggezione psicologica” e rifiutare la condizione di vittima a priori è il primo passo per pensare di potersi difendere

20 aprile 1943: la grande fuga dal Forte di Gavi

Intervistando la storia | Dal gennaio 1942 al settembre 1943 il Forte di Gavi fu utilizzato dal Regio Esercito Italiano come “Campo N°5 per ufficiali pericolosi”. Grazie all’uscita del libro “Un uomo in fuga” di David Guss, possiamo fare qualche domanda agli autori di un tentativo di fuga (quasi) riuscito

Via Giordano Bruno: il cemento al posto del verde

Opinioni | Lo spazio centrale della via, pensato e progettato come una lunga aiuola verde, è stato, per una parte, già coperto dal cemento, mentre la restante è predisposta per esserlo. Una decisione e una modifica del progetto assunta senza suscitare, credo, proteste o clamori. Ma è con queste sbrigative “soluzioni” che la città diventa, non solo meno verde, ma più brutta e più triste

Letture per l’Attesa

Opinioni | La lettura è un prezioso strumento per i mesi di attesa dentro e fuori. Come orientarsi nella miriade di libri presenti in commercio? Quali devono essere le caratteristiche di una lettura perfetta in attesa?

Nel segno dei padri. La storia di Guglielmina e Peter

Lo scaffale | Se né le colpe né i meriti dei padri devono ricadere sui figli, la storia per questi due figli della guerra ha lasciato loro in dono una responsabilità molto forte. La responsabilità di raccontare, di capire, di comprendere, di perdonate, di riconciliare