Opinioni

Eppure sapevano!

Il 17 dicembre 1942 i governi U.S.A., U.R.S.S., Inglese e di vari Paesi democratici dell’Occidente pubblicarono una dichiarazione congiunta in cui si affermava, “…le autorità tedesche non paghe di aver negato a persone di razza ebraica i più elementari diritti umani in tutti i territori sui quali si è esteso il loro barbaro dominio..."

Risultati immagini per hitler

OPINIONI - Il 17 dicembre 1942 i governi U.S.A. U.R.S.S. Inglese e di vari Paesi democratici dell’Occidente pubblicarono una dichiarazione congiunta in cui si affermava, “…le autorità tedesche non paghe di aver negato a persone di razza ebraica i più elementari diritti umani in tutti i territori sui quali si è esteso il loro barbaro dominio, stanno ora mettendo in atto le intenzioni di Hitler, spesso ribadite, di sterminare il popolo ebraico in Europa”.

Il effeti le intenzioni di Hitler erano ben note e dichiarate, prime ancora che i nazisti prendessero il potere in Germania; tuttavia erano state sintetizzate in un discorso del 30 gennaio 1939, pronunciato dal dittatore davanti al Reichstag, “…se il giudaismo internazionale dell’alta finanza dentro e fuori l’Europa fosse riuscito a trascinare i popoli in un’altra guerra mondiale la conseguenza non sarebbe stata il trionfo del giudaismo, bensì l’annientamento della razza ebraica in Europa”

E fu di parola. Scoppiata la guerra nel settembre dello stesso 1939, gli Ebrei, già discriminati in Germania e spesso soppressi, furono posti allo sterminio indiscriminato in tutti i Paesi occupati dalla Wehrmacht. Le notizie dei massacri arrivarono negli Stati Uniti e nell’Inghilterra e sui loro quotidiani molto presto e certamente in numero sempre più cospicuo dal 1941 e a cominciare dall’attacco alla Russia. Tuttavia si trattava di notizie poco ascoltate, di episodi non riconducibili, almeno negli articoli pubblicati, ad un vero e proprio genocidio, ad uno sterminio.

Parecchi pregiudizi ponevano ostacoli precisi. Si temevano le esagerazioni in capo alla propaganda di guerra dei Paesi occupati, Polonia in prima battuta; si temevano reazioni di resistenza filo/patriottica da parte della popolazione tedesca spaventata da eventuali rappresaglie degli alleati; faceva velo la cultura anti/giudaica prevalente in Europa ed in America anche ad opera delle Chiese cristiane, infine si riteneva che le priorità da porre in campo non potessero riguardare la questione ebraica, ma la vittoria militare. Questi ostacoli o pregiudizi furono in parte superati nel 1942 quando alcune fonti di informazione arrivarono in Inghilterra e negli Stati Uniti da testimoni diretti della Shoah. La dichiarazione riportata in apertura di questo breve intervento, ne è prova inconfutabile. Nell’estate dell’anno succitato arrivarono informazioni da un industriale tedesco anti/nazista, Eduard Schulte; egli possedeva alcune miniere nei pressi di Auschwitz, nei territori occupati della Polonia. Alcuni operai che lavoravano alle sue dipendenze e frequentavano per lavoro i campi di sterminio presso Birkenau gli testimoniarono della soppressione giornaliera di migliai di Ebrei. Schulte ne informò le ambasciate americana ed inglese a Ginevra. Tuttavia i rispettivi governi non vollero coinvolgere l’opinione pubblica fino al dicembre del 1942 perché temevano di distogiere l’attenzione dalle finalità prioritarie di vincere la guerra. Quando però la Croce Rossa internazionale prima e l’ufficiale della Resistenza polacca Jan Karski dopo insistettero per una presa di coscienza del problema, si arrivò alla dichiarazione, prova inequivocabile della conoscenza di uno sterminio in atto. Karski, cattolico praticante era stato in incognito nel ghetto di Varsavia, aveva assistito ad esecuzioni aberranti nel campo di Izbica Lubelska, presso Belzec e fuggito prima in Inghilterra e poi in America ne aveva potuto informare i rispettivi governi. Eppure nonostante le informazioni, gli alleati ritennero prioritaria la conduzione delle operazioni militari, E non cambiarono neppure opinione nell’estate del 1944, quando due Ebrei fuggiti da Auschwitz/Birkenau testominiarono dell’intenzione e dei preparativi per la deportazione degli Ebrei Ungheresi. Lo stermino era ben noto: ne sapevano pressoché tutto, ma non la ritennero questione prioritaria.

[Quanto schematizzato in questo scritto è stato trattato nel “Giovedì Culturale” che si è tenuto all'Associazione Cultura e Sviluppo giovedì 18 gennaio, dedicato alla “Giornata della memoria”. Di seguito il VIDEO]

27/01/2018
Agostino Pietrasanta - Redazione Appunti Alessandrini - redazione@alessandrianews.it







blog comments powered by Disqus


Autodifesa al femminile: quando un corso è realmente efficace

Opinioni | Se è vero che la donna è meno forte e fisicamente strutturata in modo diverso rispetto all’uomo, è altrettanto vero che dispone di risorse aggressive sufficienti a scoraggiare o neutralizzare temporaneamente un aggressore. Combattere questa condizione di “soggezione psicologica” e rifiutare la condizione di vittima a priori è il primo passo per pensare di potersi difendere

20 aprile 1943: la grande fuga dal Forte di Gavi

Intervistando la storia | Dal gennaio 1942 al settembre 1943 il Forte di Gavi fu utilizzato dal Regio Esercito Italiano come “Campo N°5 per ufficiali pericolosi”. Grazie all’uscita del libro “Un uomo in fuga” di David Guss, possiamo fare qualche domanda agli autori di un tentativo di fuga (quasi) riuscito

Via Giordano Bruno: il cemento al posto del verde

Opinioni | Lo spazio centrale della via, pensato e progettato come una lunga aiuola verde, è stato, per una parte, già coperto dal cemento, mentre la restante è predisposta per esserlo. Una decisione e una modifica del progetto assunta senza suscitare, credo, proteste o clamori. Ma è con queste sbrigative “soluzioni” che la città diventa, non solo meno verde, ma più brutta e più triste

Letture per l’Attesa

Opinioni | La lettura è un prezioso strumento per i mesi di attesa dentro e fuori. Come orientarsi nella miriade di libri presenti in commercio? Quali devono essere le caratteristiche di una lettura perfetta in attesa?

Nel segno dei padri. La storia di Guglielmina e Peter

Lo scaffale | Se né le colpe né i meriti dei padri devono ricadere sui figli, la storia per questi due figli della guerra ha lasciato loro in dono una responsabilità molto forte. La responsabilità di raccontare, di capire, di comprendere, di perdonate, di riconciliare