Opinioni

La Borsalino siamo noi

Penso che il successo del Marchio sia il prodotto delle persone che, a vario titolo e per molto tempo, hanno lavorato alla Borsalino con competenza, amore, pazienza e, sovente, con grande fatica. Perdere questo personale significa gettare via un patrimonio di capacità, conoscenze, passione

OPINIONI - La Borsalino è l’argomento del giorno in Alessandria. È giusto che sia così, ma fra le tante parole spese ho anche sentito dire che “non è solo questione dei dipendenti che perdono il posto di lavoro”, ma anche del tramonto di “un marchio prestigioso che ha onorato la nostra città.” Ebbene, io penso che il successo del Marchio sia il prodotto delle persone che, a vario titolo e per molto tempo, hanno lavorato alla Borsalino con competenza, amore, pazienza e, sovente, con grande fatica. Perdere questo personale significa gettare via un patrimonio di capacità, conoscenze, passione. È già successo con gli argentieri, non deve succedere più

Ci siamo vantati per tutta la vita di quanto la Borsalino fosse grande, stupenda, mirabile, di come le Borsaline fossero libere e capaci, di quanto fosse grande il Senatore e straordinaria la Signora Usuelli. Ricordo con quanta pervicace passione si fosse gettata nell’impresa di realizzare il museo dopo aver salvato le collezioni, minacciate da figure opache e da pratiche consolidate di sottovalutazione del valore culturale dei reperti.

Un’impresa complicata perché non sempre le amministrazioni cittadine si erano distinte per correttezza e lungimiranza. Basti pensare all’insana decisione di abbattere la ciminiera “per ragioni di sicurezza”, quando di pericoloso in giro c’erano solo amministratori discutibili e faccendieri attivissimi. L’anima di tutto era lei. Non ha mai mollato e non mollerebbe nemmeno oggi, di fronte a quanto sta capitando. Se ci fosse ancora Giovanna Usuelli non riusciremmo a dormire la notte, tanto le sue parole ci scuoterebbero.

La Magistratura sta facendo la sua parte per evitare che altre situazioni opache continuino a rovinare la fabbrica, ma la città deve stringersi intorno ai lavoratori e al valore che essi testimoniano. Io chiedo a gran voce al Sindaco, che è uomo di cultura, di farsi promotore di un’azione che passi al di sopra delle politiche, che unisca la città allo scopo di salvare i posti di lavoro dei Borsalini e, con essi, la nostra storia. Se lo farà, non mancherà l’appoggio degli Alessandrini, perché questa vicenda tocca ognuno di noi.

Salvare la Borsalino con tutti i suoi lavoratori è un obiettivo fondamentale, una ragione sufficientemente forte per creare unione in un anno importante come quello che sta per iniziare, l’ottocentocinquantesimo dalla fondazione della nostra Città.

20/12/2017
Giulio Massobrio - redazione@alessandrianews.it







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