Ovada

Acqui - Genova: i pendolari chiedono soluzioni sostenibili

Nell'assemblea alla Loggia dell'altra sera tutti i timori e i disagi di chi viaggia. Oggi incontro in Regione sul tema della riapertura delle scuole. "Tutti i treni devono fermare a Pra'"


 OVADA - Sarà decisivo l’incontro di oggi per sciogliere uno dei nodi fondamentali tra quelli emersi l’altra sera alla Loggia di San Sebastiano nell’assemblea convocata dal Comitato Pendolari Valli Orba e Stura per discutere delle criticità sull’Acqui – Genova bloccata per il crollo del ponte Morandi. Sarà una delegazione dei sindaci liguri a incontrare infatti l’assessore all’Istruzione del Comune di Genova, Ilaria Cavo, a pochi giorni dalla ripresa delle lezioni. Sul banco gli orari sul percorso treno e bus e la possibilità dei ragazzi di frequentare regolarmente. Un problema emerso con forza l’altra sera. “Studio a Genova – ha raccontato Emanuele, iscritto alle superiori – Gli adulti per lo meno hanno la macchina, io no. Mio papà lavora a Novi Ligure e non può accompagnarmi. A che ora dovrò svegliarmi e a che ora tornerò a casa?.

“Avevamo chiesto – ha spiegato Fabio Ottonello, presidente del Comitato – di fermare i bus a Pra’ perché ci sembrava fosse la soluzione più idonea. Dal 16 agosto ci dicono che i treni provenienti da Savona si fermeranno ma non succede. E i viaggiatori ogni giorno si vedono passare davanti i collegamenti, accumulando minuti di attesa”. Altra incognita: i tempi di riattivazione della linea. La Acqui – Genova passa sotto al moncone del ponte giudicato meno sicuro. Se per le altre due linee potrebbero bastare venti giorni dal dissequestro dell’area, in questo caso i tempi sono un vero e proprio rebus. La serata si è conclusa con un documento, redatto in corso d’opera, da proporre a Regione e vertici di Trenitali. Quattro i punti irrinunciabili: massima priorità alla rimozione dei detriti dopo lo sblocco da parte della magistratura, personale Rfi e Trenitalia nelle stazioni di snodo (Campo e Pra) a dare indicazioni ai passeggeri, la valutazione di soluzioni alternative all’attuale, utilizzo di treni adeguato all’utenza per numero di posti. “Nessuno – è intervenuta il sindaco di Rossiglione, Katia Piccardo – ha dormito sul problema. Il filo diretto con i sindaci del Basso Piemonte è continuo. E’ però indispensabile che siano coinvolti anche loro. A quasi un mese dal crollo del ponte, però, non abbiamo ancora informazioni certe sulla data di riapertura. L’attuale situazione non può essere ritenuta una valida soluzione”.

 

12/09/2018







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