Ovada

Antonio Negrini: storia del ciclista rimasto nel cuore degli ovadesi

Sono diversi i ricordi legati alla carriera del noto ciclista ovadese, protagonista a livello nazionale nei primi anni del Novecento. Il 1929 è stata la sua stagione migliore di una carriera durata quasi vent’anni

OVADA - Due ricordi, il primo molto amaro il secondo simbolico del progresso nel mondo dello sport, legano il nome di Antonio Negrini, forse il ciclista più amato dagli appassionati dell’Ovadese. Il 1929 è l’anno migliore di una carriera durata quasi vent’anni. Negrini arriva all’appuntamento con la Sanremo forte di una gamba invidiabile e una scia di successi che ne fanno uno dei favoriti. Sul Turchino sta battagliando con Alfredo Binda. Ma il sogno si infrange in prossimità di Varazze: un motociclista lo urta, causandone la caduta e spianando la strada al suo avversario. Vent’anni dopo Negrini decise di tornare alle gare professionistiche, a dieci anni dal suo ritiro. All’età di 46 anni coprì la distanza tra Milano e la città dei fiori ad una media migliore di quella tenuta in gioventù. Le strade asfaltate e il progresso nella tecnologie avevano rivoluzionato lo sport delle due ruote. Il nome di Negrini è indissolubilmente legato a quello del campionissimo Costante Girardengo: ne fu gregario in corsa, con la maglia della Opel, ma anche amico.

“Molte volte Negrini – scrive Walter Secondino nel suo “Ovadesi in bicicletta – si trovò nella condizione di vincere alcune gare. Il gioco di squadra, gli interessi delle marche privilegiarono il successo di nomi più importanti, relegandolo a un ruolo di secondo piano”. Un’espressione da duro frutto delle terre tra Ovada e Molare nelle quali era nato. Un ciclismo inimmaginabile con i canoni odierni. Il 1924 fu l’anno del passaggio al professionismo non prima di poter prendere parte ai Giochi Olimpici di Parigi. La sua casa di biciclette decise la partecipazione a una corsa sulle strade del Milanese. Ovada – Milano, un vero viaggio per l’epoca. Per le spese di trasferta furono pattuite dieci lire. Negrini decise di partire all’alba da Molare in bicicletta. Arrivò verso le 11.00 sul luogo di gara in programma nel primo pomeriggio. Il primo contratto da professionista non era di quelli che facevano diventare ricchi: 3 lire al chilometro per ogni gara sotto i 150 vinta, il compenso si alzava a 5 lire al chilometro per le gare oltre quella lunghezza. Nel 1928 Negrini fu secondo al campionato italiano su strada dietro a Binda e davanti a Girardengo. Arrivò secondo anche l’anno successivo sempre dietro a Binda. Nel 1926 fu terzo nel Giro d’Italia vinto dal solito Binda. Nel 1929 fu quarto. Nell’ultimo anno della sua carriera, tra il 1938 e il 1939 fece parte della squadra professionistica messa assieme dalla Santamaria di Novi Ligure; dell’organico facevano parte il capitano Raffaele di Paco ma soprattutto un giovane Fausto Coppi.  

23/03/2019







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