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Dentro le miniere d'oro con caschetto e luce, alla scoperta di pipistrelli e geotritoni

Come si possono legare, unire e valorizzare allo stesso tempo la storia, il paesaggio, l’archeologia industriale e la memoria di un territorio, tutelando e facendo conoscere inoltre l'habitat naturale di alcune specie di interesse comunitario? A dare la risposta ci prova l'ente di gestione delle Aree Protette dell’Appennino piemontese con il progetto di riqualificazione delle miniere d'oro del Parco Capanne di Marcarolo

SOCIETA - Come si possono legare, unire e valorizzare allo stesso tempo la storia, il paesaggio, l’archeologia industriale e la memoria di un territorio, tutelando e facendo conoscere inoltre l’habitat naturale di alcune specie di interesse comunitario? A dare la risposta ci prova l’ente di gestione delle Aree Protette dell’Appennino piemontese con il progetto di riqualificazione delle miniere d'oro del Parco Capanne di Marcarolo.

Delle oltre 40 miniere censite nel territorio dell’area protetta si è arrivati a 20 (alcune sono crollate nel corso del tempo, altre risultano inaccessibili) e da lì a due grotte, che verranno sistemate e saranno visitabili da scolaresche e appassionati di escursioni, oro e animali. Le due ex miniere - ora rifugio dei chirotteri e dei geotritoni - si trovano rispettivamente a dieci minuti e a trenta minuti di cammino dalla diga della Lavagnina, nelle valli Piota e Gorzente e nei territori di Mornese e Casaleggio Boiro.

"È stata incaricata la ditta che eseguirà i lavori all’interno delle grotte e abbiamo eseguito insieme al progettista un sopralluogo per verificare la situazione - spiega il presidente dell’ente di gestione Dino Bianchi - La spesa, che verrà fatta in più anni, si aggira intorno ai 70-80 mila euro: si tratta di fondi che sono già nelle casse dell’ente grazie anche a finanziamenti regionali». Il tempo è tiranno però: per ragioni di sicurezza, all’interno delle ex miniere si può lavorare solo da agosto a fine ottobre. «Il nostro obiettivo è sistemare la grotta M1 entro ottobre e poi partire avanti la pulizia e la sistemazione di percorsi e mulattiere che collegano la prima con la seconda grotta e da lì al museo dell’oro".

La riqualificazione delle miniere è solo una parte del più ampio progetto che condurrà alla creazione del museo dell’oro, polo scientifico e informativo dell'intero complesso delle Aree Aurifodine previsto nei locali della vecchia palazzina di guardiania della centrale della diga della Lavagnina. «Iren dovrà effettuare dei lavori di compensazione per gli interventi effettuati sulle dighe e fra questi rientra proprio l’allestimento del museo dell’oro - afferma Bianchi - Qui verrà raccolto gran parte del materiale che era presente nei siti minerari, come i carrellini usati dai minatori, e pazientemente recuperato dal geologo Giuseppe Pipino. Un percorso ad anello collegherà la M1 con la M13 e questa miniera al museo».

Per completare l’intero percorso serviranno circa due anni e nella primavera del 2019 dovrebbe esserci l’apertura ufficiale.
11/09/2017
Lucia Camussi - l.camussi@ilnovese.info







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