Ovada

Ospedale e codici verdi: dal vertice fumata grigia

Ribadito il "no" del 118 al trasporto nella struttura di via Ruffini. Parziale apertura per il trattamento del riacutizzarsi di casi cronici

 OVADA - Con ogni probabilità si è chiusa definitivamente l’altro giorno la porta che l’Ovadese ha provato a tenere aperta con il 118 sul fronte dell’invio dei “codici verdi”, le emergenze a minor grado di complessità, all’ospedale di Ovada. Il vertice che ha messo attorno allo stesso tavolo la direzione sanitaria dell’Asl, i capi del 118 stesso, e una delegazione dei sindaci del territorio ha ribadito il no alla richiesta degli ultimi mesi di fare del presidio di via Ruffini un punto di sfogo per sgravare altri ospedali della rete alessandrina di un peso difficile da sostenere. Successivamente era partita una seconda istanza, formulata e firmata dai medici di famiglia, per l’individuazione del “codice verde compassionevole”: una sorta di via intermedia per un ricovero a Ovada sotto la responsabilità dello stesso medico curante. Su questo fronte s’è registrata una timida apertura da parte dell’Asl. “E’ un percorso – spiega il sindaco di Ovada, Paolo Lantero – che dev’essere costruito da zero. Sarebbero i medici di base a occuparsi del riacutizzarsi di situazioni di cronicità da loro già gestite. Come detto si tratta di immaginare un protocollo che coinvolga il distretto sanitario e la Croce Verde Ovadese alla quale spetterebbe il compito del trasporto”. Scenario ancora più futuribile, al quale però l’Asl non ha chiuso la porta, quello del presidio delle cure intermedie, una sorta di “mini ospedale” interno gestito in compartecipazione da personale Asl e medici di famiglia,  con il primo obiettivo di dare una risposta alla crescente domanda del territorio di cure a pazienti cronici.

 

24/02/2018







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