Alessandria

"Cosa faremo quando i cinghiali arriveranno in piazza della Libertà?"

La provocazione di Federcaccia vuol porre l'accento su un settore male organizzato e continuamente 'impallinato' dalla politica regionale. "Senza i cacciatori chi fermerà gli ungulati?"

 ALESSANDRIA – Impugnata la legge regionale in alcuni punti, Federcaccia attende che TAR o il Consiglio di Stato si pronuncino contro quelle che per i cacciatori rappresentano limitazioni all'attività, sia nelle spiece cacciabili, sia nei giorni di uscita. La sensazione è che fino al termine della stagione venatoria non arriverà alcun  verdetto.
Ma non importa, l’associazione che conta il maggior numero di tesserati è determinata a far valere le proprie ragioni, già che la caccia in Piemonte, quest’anno, è stata compromessa. Il bilancio laconico per i cacciatori alessandrini lo stila Francesco Carosio, presidente provinciale: “E’ andata malissimo! La caccia così non può più avere futuro, almeno con le regole imposte in regione. Qualcuno sarà contento – a partire da certi politici e amministratori che stravolgono le leggi per rendere la caccia un’attività sempre più difficile – ma non tutti i territori la pensano così. Basti vedere la Liguria o la Toscana”.

Carosio fa due conti: “Solo per uscire col fucile servono 500 euro, tutte tasse”. Ma è tutto il settore caccia a non funzionare come dovrebbe: “Regolamenti continuamente cambiati, una legge regionale del 2000… tantissime spese e organizzazione allo sbando. Una su tutte per renderenl'idea della disorganizzazione: sono stati ‘lanciati’ i fagiani sotto ad un diluvio solo perché era già in programma. Chiunque conosca un minimo quel tipo di fauna sa che le zampe infangate appesantiscono e non fanno volare, quindi non si spostano. Peggio di così non si può. Bisognerebbe ricostruire tutto”.

Qualcuno esulterà per il de profundis della caccia piemontese, “Ma quando i cinghiali arriveranno in piazza della Libertà cosa dovremmo fare? Questi ungulati sono i nemici della caccia e dell’agricoltura – devastano i campi, ma uccidono anche i cuccioli – allora lancio un appello agli agricoltori: venite con noi in Regione, andiamo a chiedere dove sono le nostre quote accantonate per i danni”.

Una ultima considerazione generale sull’attività venatoria, che nell’epoca contemporanea si è adattata ai cambiamenti generazionali: “Se ancora oggi dalla notte dei tempi abbiamo selvaggina è perché il cacciatore ha sempre rispettato la fauna. Sono più i cacciatori e le guardie venatorie volontarie che formiamo noi a segnalare problemi ambientali”.
13/11/2018







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