Provincia

Il Venezuela tra Maduro e Guaidò visto dagli esuli

Anche ad Alessandria i Venezuelani chiedono che venga riconosciuta la transizione di Guaidò, contro il regime attuale. Tante opinioni e storie di chi ha preferito partire, o cercare un italiano nell'albero genealogico

 
 PROVINCIA - “Designato, non autoproclamato”. Ci tengono a sottolineare questo aspetto, fondamentale per giustificarne la legittimità. “In Italia non si è raccontata la nomina di Guaidò nel modo giusto. E’ stato Maduro a non riconoscere il Parlamento regolarmente eletto, così si è creato un’Assemblea Costituente a suo favore. Il Parlamento ha atteso in punta di Costituzione i tempi giusti per nominare Guaidò presidente ad interim – considerato decaduto Maduro – per traghettare il Paese a nuove elezioni. Nessuna autoproclamazione, nessun golpe, perché sta facendo tutto in modo costituzionale e pacifico”. Indira Acosta vive da quattro anni in Italia ed è sposata con un ragazzo italiano. Quando studiava legge all’Università faceva parte del movimento studentesco: il chavismo e il declino del Venezuela dice di conoscerlo bene. "Oggi c'è degrado ovunque. Provengo dall’isola Margarita, una specie di Miami venezuelana. Persone ricchi, turisti, yacht… Ora nelle case lussuose si muore di fame. Un chilo di cipolle costa 3 euro, quando lo stipendio mensile è di 9…", conclude. Assistenzialismo e corruzione, i mali che hanno portato a questo punto. "Da noi quando un militare ti ferma ad un posto di blocco in automatico metti le mani al portafoglio, ma non per la patente...”
 Norkis Ollarves è un'altra ragazza che in Italia ha trovato anche l'amore. E' lei a dover raccontare a chi vive ancora in Venezuela come stanno realmente le cose “Vivono come a Narnia”, dice, “Giornali e telegiornali sono controllati dal regime e il nome di Guaidò non è mai menzionato. Chi non riceve le informazioni dall’estero o sui social network è convinto che non sia successo nulla”. Anche Ollares ha sposato un italiano, ma tutti gli anni torna nella sua città. Pure lei punta il dito sull’assistenzialismo ingiustificato che non ha portato a crescere, e dell’ingerenza castrista: "Invece di formare medici ed infermieri venezuelani ci riempivano gli ospedali di cubani”. 
Michele Colombino, Associazione Piemontesi nel Mondo: “Difficile comunicare là. Col tempo gli italiani che potevano sono tornati indietro, vittime delle nazionalizzazioni e degli espropri. Avevamo un nutrito gruppo di piemontesi, ora non abbiamo più contatti”. Esiste una missione di salesiani a Caracas e in Amazzonia che da 90 anni anni continua ad aiutare i più poveri. “Difficile comunicare con loro”, anche perché, tra le righe, non si sentono del tutto sicuri. Le ultime due lettere ufficiali sono per la festa di Don Bosco del 31 gennaio. I salesiani venezuelani, chiedono una transizione pacifica, e l’arrivo degli aiuti umanitari. In una lettera un pò più 'politica' il vescovo di Caracas si lascia andare ad alcune considerazioni "situazione di ingiustizia e sofferenza, chiediamo un processo di transizione pacifico. Il popolo sta nelle strade perché anela un cambiamento politico democratico e trasparente, elezioni libere e legittime, per recuperare lo stato di diritto. E' inaccettabile la repressione"; il missionario chiede la liberazione dei minori detenuti (si parla di una settantina) e il permesso di far arrivare gli aiuti umanitari per le persone più vulnerabili. Maria Requena abita a Cuneo e dalla Granda ha suonato la carica ai Venezuelani in Piemonte. Con un’associazione è arrivata fin sotto il Consiglio Regionale a manifestare. “Vogliamo dimostrare la nostra vicinanza al popolo venezuelano e vogliamo sensibilizzare le istituzioni italiane che per ora non si sono sbilanciate. Abiamo ricevuto solidarietà unmana, ma non quella politica”.

Ventotto sono i residenti venezuelani ufficiali, ma la comunità alessandrina italo-venezuelana (non conteggiata perché con passaporto italiano) conterebbe una settantina di persone. Come Felipe Nottola, fotografo quasi in pensione. Spera nella democrazia in Venezuela per poter tornare. Si trovava in vacanza in Italia quando aveva sentito del colpo di stato contro Chaves. Felice di questo cambio, era pronto per ripartire: “Già con le valigie in mano appresi il giorno seguente che era ritornato al potere. Così, d'accordo con mia moglie e con l’aiuto dei parenti italiani abiamo deciso di stare qui. Ci siamo detti: proviamo un anno, vediamo come va. Diciassette anni fa”. È pessimista su come finirà: “Morirà ancora tanta gente. Un modo incruento e legale di riportare la democrazia non c’è”. Blanca Briceno ha fondato Airesven, un'associazione nata come gruppo di preghiera e diventata poi formazione socio politica di resistenza non violenta, denuncia questa situazione: “Sono due milioni i venezuelani con sangue italiano che potrebbero chuedere il passaporto. Gli anziani non vogliono rientrare in Italia, ma chi può fare i documenti utilizzando lo ius sanguinis viene nella terra degli antenati. "Il Venezuela è in mano ad una banda di criminali organizzati foraggiati dal narcotraffico", si spinge a dire. Maria Fernanda De Luca, bisnonno salentino, prima era scappata a Panama. Appena ricevuta la cittadinanza italiana è venuta ad Alessandria coi figli: “E’ un posto bellissimo”. Artista, sempre contro al chavismo ed abituata ad una vita agiata, ha visto perdere terre e allevamenti del padre, da un giorno all’altro: “La gente pensa che sia colpa di Maduro, ma tutto è iniziato con Chaves aiutato da Castro”.




 
11/02/2019







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