La psicologa segnala

Buoni propositi: come realizzarli davvero

I buoni propositi aiutano ad attivare le energie per migliorare la qualità della vita, ma spesso si tratta di un entusiasmo che dura poche settimane, generando frustrazione e sensi di colpa. Esistono però alcune strategie per aumentare notevolmente le probabilità di realizzare i cambiamenti desiderati: scopriamo quali sono

LA PSICOLOGA SEGNALA - Il periodo tra l’ultima e la prima settimana dell’anno è spesso dedicato ai bilanci sulla propria vita: come è andata quest’anno? Che cosa desidero per il nuovo anno? La trappola più diffusa è quella di focalizzare l’attenzione sugli accadimenti del passato percepiti come negativi o incompiuti, e imporsi una serie di doveri per raggiungere velocemente i risultati sperati nell’ambito personale, professionale o sociale. Meglio ancora se arrivano buone notizie dall’oroscopo, consultato a inizio anno da ben 9 italiani su 10, per trovare sostegno alle pianificazioni per il futuro.
Non basta però voler cambiare, a dispetto del mito secondo cui “volere é potere”. Molte persone hanno in mente gli stessi obiettivi da anni, eppure riescono ad impegnarsi attivamente solo per brevi periodi, per poi abbandonare i propositi se i risultati sperati non si realizzano in breve tempo o se richiedono un mantenimento a cui non si era preparati. In questi casi, l’errore sta nel proiettarsi sulla meta da raggiungere, senza impegnarsi in un percorso graduale di cambiamento, e senza chiedersi qual é il modo personale di raggiungere quell’obiettivo, perché la strada non é mai una sola uguale per tutti.
Vorrei proporre ai lettori una piccola attività per pensare e pianificare i buoni propositi personali, attraverso alcuni passaggi che aumenteranno notevolmente le probabilità di impegnarsi tutto l’anno nel percorso di cambiamento.
Materiale occorrente: carta, matita, tempo per sé.

1 - OSSERVARSI NEL PASSATO
Il primo passo è quello di concentrarsi sui piccoli e grandi successi dell’anno passato. É importante annotare gli eventi e le emozioni positive provate, sottolineando quale è stato il proprio impegno personale che ha contribuito al successo. L’errore più grave in questa fase é considerare un cambiamento avvenuto come qualcosa che é capitato per caso, o legato esclusivamente all’azione di qualcun altro: il focus va orientato sul proprio margine di azione. Conta ad esempio aver tenuto duro in una situazione di stallo, aver costruito una rete di contatti che ha creato opportunità, aver rinunciato ad alcune occasioni per coglierne altre, ecc.
Con lo stesso procedimento invito ad annotare le insoddisfazioni dell’anno, con particolare riferimento alle emozioni provate e ai tentativi che sono stati fatti: osservarsi nel passato con uno sguardo non giudicante permette di cogliere le azioni personali, e riflettere su possibili modifiche o alternative per fare qualche aggiustamento al proprio approccio.

2 - ASCOLTARSI NEL PRESENTE
La raccolta sul foglio di successi e insuccessi dell’anno passato, con relative emozioni e azioni, può aiutare la persona a entrare più in contatto con il presente, per sentire quali elementi attuali della propria vita stanno offrendo esperienze di piacere, e quali stanno invece suscitando vissuti spiacevoli. Anche se può sembrare banale, non é così immediata la consapevolezza di che cosa sta risultando piacevole o spiacevole per se stessi. Questa presa di consapevolezza può aiutare a individuare gli aspetti che è importante continuare a nutrire, dando così maggiore stabilità alle esperienze piacevoli, e a evidenziare i cambiamenti che si vogliono realizzare, mirando a emozioni nuove e positive.

3 - IMMAGINARSI NEL FUTURO
Sembra facile immaginarsi nel futuro, ma in verità molte persone hanno in mente modelli diversi da se stesse, dunque non riescono a visualizzarsi in prima persona e a concentrarsi sulle emozioni che proveranno una volta raggiunto l’obiettivo, ma pensano a persone diverse, o addirittura hanno semplicemente l’urgenza di cambiare attivandosi in qualsiasi modo per non provare più quell’emozione disturbante. Fuggire dall’esperienza spiacevole é la strada più veloce per il fallimento, perché non offre una strada  verso una meta precisa desiderata e visualizzata. Visto il periodo dei grandi pranzi e cenoni, viene facile fare l’esempio del desiderio di rimettersi in forma aumentando l’attività fisica. Il buon proposito “devo dimagrire” rischia di non essere molto efficace; innanzitutto per il verbo “devo”, troppo severo per poter diventare una costante integrata nella propria vita, e poi perché è troppo vago, non è centrato su una meta precisa e sulle emozioni della persona. In questa attività, il proposito “devo dimagrire” può ad esempio diventare “così ho preso troppo peso e non mi piaccio, per la mia salute voglio perdere 4 kg, quando ce l’avrò fatta mi sentirò più leggera, più bella, quei jeans mi staranno meglio, mi piacerò di più”. Altro passaggio fondamentale é valutare il come. Restando nell’esempio dell’aumento dell’attività fisica, é importante individuare quali strategie possono essere adottate per realizzare il cambiamento, a partire da ciò che viene percepito come piacevole. Perché investire in un abbonamento in palestra che si rischia di abbandonare dopo pochi mesi, se ad esempio si ama fare camminate all’aria aperta? Perché focalizzarsi sul bruciare grassi anziché sull’aumentare il tempo dedicato ad attività di movimento piacevoli? Perché il cambiamento sia efficace é importante pensarlo sulla propria persona, favorendo le esperienze piacevoli che più facilmente saranno ricercate e vissute come importanti, ma soprattutto come fonte di emozioni positive.

Questo piccolo esercizio con carta e matita è uno spunto per invitare i lettori a dedicare un po’ di tempo a se stessi, per impegnarsi attivamente in un percorso di crescita personale, seguendo le proprie emozioni e il piacere di costruire passo dopo passo una versione migliore di sé.

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6/01/2018
Sara Bosatra - Psicologa - redazione@alessandrianews.it







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